domenica, gennaio 20, 2008, 03:52 PM - Life in China
Oggi domenica lavorativa molto impegnativa, avremmo dovuto tirare avanti solo un paio d'ore, invece a mezzogiorno e venti eravamo ancora a bordo... Essendo giunta l'ora di pranzo, come da accordo, il cantiere ci ha offerto il ristorante: verdure, carne, pesce, gamberi, tutto molto buono.Poi hanno portato il serpente. A trance piccole.
Non riesco ancora ad abituarmi anche solo all'idea, ma pian piano vederlo (morto) mi fa decisamente meno schifo, così improvvisamente mi viene voglia di sconfiggere la mia paura peggiore, mostrare a me stesso che posso fare tutto se voglio... Beh, vivo da mesi in Cina ed in cucina in questo momento in cucina cuoce un sugo di carne alla genovese...
Posso proprio fare tutto. Lo voglio.
Ero risoluto, ho impugnato le bacchette, ne ho preso una trancia, l'ho avvicinata alla bocca fino a toccare la carne con gli incisivi.
Poi mi è salito rapido un brivido freddo lungo la schiena e mi sono paralizzato. Ho riposato la trancia nel piatto e me lo sono fatto cambiare.
Posso fare tutto, lo voglio. Ma ci vuole tempo.
Bel passo avanti, d'altra parte.




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sabato, gennaio 19, 2008, 12:56 AM - Life in China
Guangzhou si trova tra il 22° ed il 23° parallelo ed uno si aspetterebbe che la temperatura sia alta tutto l'anno… Beh in questa stagione ci sono circa 7 gradi di notte e 16 di giorno. Uno direbbe: "E ti lamenti? Temperature quasi primaverili…"Vero.
Di fatto l'altissimo tasso di umidità che c'è qui fa sì che la situazione sia terribile: in cantiere sto in tuta, felpa ed impermeabile, in casa congelo. Stamattina per parlare con Elisa alle 7 del mattino avevo la giacca…
Il bello è che 'sti cavolo di gialli sono talmente tirchi che (a parte casi particolari) non mettono il riscaldamento negli appartamenti e sono disposti ad avere freddo (giuro, freddo) per un mese e non spendere i soldi… "Noi siamo abituati ad avere freddo d'inverno" mi dicono. E se siete dei coglioni mica è colpa mia… Meno male che non sono abituati ad essere presi a schiaffi a sangue come sveglia… non si lamenterebbero.
Beh il punto è che io sono fortunato a metà: la mia enorme casa è esposta a Nord e l'aria che arriva dal fiume è gelida, in più ho ben 2 climatizzatori-riscaldatori.
Il casino è che sono in 2 stanze che non uso: lo studio e la stanza degli ospiti, ma dato che i comandi sono in cinese, non riuscivo a capire come accendere l'aria calda...
L'altra sera avevo freddo, un freddo da morire. Congelavo e cominciava a farmi male la gola, mi giravo nel letto senza smettere di tremare vestito come Babbo Natale… Alla fine l'idea geniale.
Accendo il pc, lancio Skype e dopo una ricerca contatto un paio di ragazzi cinesi che vivono a Guangzhou e parlano inglese, chiedo loro di accettarmi la richiesta perchè ho bisogno di aiuto e al volo risponde una ragazza, tale Sabrina...Le introduco il problema in quattro parole, dopodichè le mando la foto del telecomando... Lei senza fare troppe domande e gentilissima mi spiega come fare ed in un attimo il problema è risolto! Esce aria calda dalla bocchetta!!!
Per quanto le cose siano migliorate e per quanto l'altra sera abbia dormito bene, la casa non si scalda a sufficienza per cui ieri ho comprato una bella stufetta ad incandescenza... Finalmente posso evitare di mettere la giacca in casa. Al tropico.
mercoledì, gennaio 16, 2008, 04:24 AM - Life in China
Ed elli a me: "Questo misero modotegnon l’anime triste di coloro
che visser sanza ’nfamia e sanza lodo.
Mischiate sono a quel cattivo coro
de li angeli che non furon ribelli
né fur fedeli a Dio, ma per sé fuoro.
Caccianli i ciel per non esser men belli,
né lo profondo inferno li riceve,
ch’alcuna gloria i rei avrebber d’elli".
E io: "Maestro, che è tanto greve
a lor che lamentar li fa sì forte?".
Rispuose: "Dicerolti molto breve.
Questi non hanno speranza di morte,
e la lor cieca vita è tanto bassa,
che ’nvidïosi son d’ogne altra sorte.
Fama di loro il mondo esser non lassa;
misericordia e giustizia li sdegna:
non ragioniam di lor, ma guarda e passa".
domenica, gennaio 13, 2008, 05:10 AM - Pensando a casa...
Riprendo ad aggiornare il blog dopo qualche giorno di quella che un amico ha genialmente chiamato “Un posto a Guangzhou – Seconda Stagione” poiché ho avuto qualche difficoltà iniziale di assestamento, di distacco da casa, di ri-adattamento a questa vita, di organizzazione della casa e di tutto quello che mi sono portato dietro (materialmente e non) dopo quelli che credo siano stati i 18 giorni più belli della mia vita.Lasciare Genova è stato ovviamente difficile, ma non quanto o come mi aspettavo data l’esperienza precedente: la tarda ora di volo (18:50 da Genova) mi lasciava parecchio tempo per pensare, ma anche per metabolizzare l’evento e, grazie a qualche amico ed alla mia famiglia, sono arrivato all’aeroporto con la giusta condizione psicologica… triste e sereno.
Al momento del check-in si è presentato un piccolo-grande problema: dato che il mio permesso di soggiorno cinese scade il 6 marzo ed il volo di rientro l’avrei il 26, non mi era possibile partire… Sono riuscito in extremis a spostare la data del ritorno al 5 (fittizia) e vedrò di risolvere tutto stando qua…
Che coglione che sono, ho anche fatto di tutto per partire e mi sono trovato a baciare, abbracciare e salutare mamma, papà, Tata, Elisa e pure suo padre che è venuto in aeroporto dopo la giornata di lavoro…
Le lacrime ci sono state, ma stavolta nascoste sotto le palpebre e ben confinate ai lati degli occhi di ognuno, tanto per non far stare ancora peggio gli altri… Abbiamo cercato di non piangere, ed a parte qualche goccia che un poco ha bagnato gli zigomi, ci siamo riusciti; poi guardandomi indietro un milione di volte per cogliere o mandare uno sguardo od un velato e bugiardo sorriso, mi sono incamminato verso il Canadair per Parigi; posto 4A in un aereo semivuoto, dopo il decollo verso levante effettua una virata a 270° per puntare a Nord, mostrandomi La Superba così illuminata che sembra si sia messa a festa per salutarmi... Un peccato non poter fotografare, è splendida e stavolta le lacrime che solcano l’intera guancia sinistra sono per lei…
Atterraggio nella nebbia a Parigi prima di iniziare la mia solita odissea per i terminal che ormai odio in questo cavolo di aeroporto che vuol essere supermoderno, ma è un casino unico. Sbaglio un paio di volte e dopo circa mezz'ora arrivo all’uscita E70, dove per qualche ora aspetto l’Airbus A340 delle 23:15 per Guangzhou insieme a tanta altra gente che come me ha una "long connection".Volo liscio come l’olio, ho dormito parecchio e mi sono trovato in men che non si dica in Cina ed il primo impatto è stato un addetto dell’aeroporto che ha cercato di vendermi una SIM Card dopo il controllo passaporti… Sono proprio tornato…
Momento di panico alla dogana per paura che mi sequestrassero del cibo dalla valigia e poi salto sull’autobus che mi porta fin sotto casa pian piano mi svesto: ai 3 gradi di Parigi mi opponevo con camicia, maglioncino e giacca, ma qui ce ne sono 25 fissi alle 6 di sera e stavo sudando come pochi…In 19 ore stavolta sono arrivato a casa, 10 in meno dell’ultima volta… Sono a Guangzhou da 4 giorni e mi fanno malissimo tutte le ossa ed i muscoli, due viaggi intercontinentali in classe economica in poco più di due settimane è una cosa che non auguro a nessuno…
Vabbè dai torno al casino della mia casa che devo un po’ rassettare casa per non dare soddisfazione ad Elisa dato che le rompo sempre le scatole dato che è disordinatissima…
Stavolta dovrei stare qui circa due mesi e mezzo, più di un mese meno dell’altra volta, come dire “ci vediamo fra poco ragazzi”!!!
martedì, gennaio 1, 2008, 02:07 PM - Pensando a casa...
Il 2008 è iniziato da poco più di 14 ore ormai ed io non so dire cosa mi aspetterà nei prossimi 365 giorni, so solo che sono più che soddisfatto di quello che ho appena passato: un anno fa mi ammazzavo a pensare a quell'esame rimanente ed alla tesi di laurea, ancora oscura, allo stato embrionale, che mi sembrava inutile, banale e troppo, troppo corta.Poi una prestazione sfavillante a febbraio mi ha fatto passare una materia difficile ed antipaticissima, con un professore odioso e superbo, sprezzante nei modi e negli atteggiamenti.
Un mese dopo la commissione d'esame ha deciso che il duro lavoro degli ultimi anni e della tesi poteva bastare e che da quel momento non sarei più stato uno studente, poi i primi colloqui, una vacanza a Parigi con Elisa e finalmente l'assunzione al Registro Navale Italiano come ispettore... In pratica quello in cui speravo da almeno un anno e mezzo.
Poi la Cina e tutto quello che è successo, malamente riassunto in questo blog... Troppe cose che ora che sono a casa sembrano così lontane...
Cosa devo aspettarmi, cosa devo augurarmi per l'anno a venire? Salute e felicità per tutti coloro a cui voglio bene è scontato, che sia un anno ancora migliore del precedente per tutti e per il sottoscritto è banale, forse è più opportuno esprimere lo stupido desiderio di ogni bambino che crede ancora alle favole: la pace nel Mondo.
Ahimè credo che non sarà l'ultimo Primo dell'Anno che mi troverò a pensarlo, ma prima o poi vincerò io.
Buon 2008 a tutti. Tranne a qualcuno, sicuramente troppo impegnato a rendere questa Terra un posto sempre peggiore e guadagnarsi il Paese dei Balocchi per poter godere di quello che godo io in una frazione infinitesima della mia vita. Mi spiace per loro.
lunedì, dicembre 24, 2007, 02:30 PM - Pensando a casa...
Dopo un’ora circa di viaggi inizio la cronaca di questo tanto sospirato 20 dicembre 2007, visto per mesi come un traguardo inarrivabile, una data che continuavo a vedere scritta su un calendario e che per quanto mi avvicinassi sembrava scappare via sempre più veloce diventando quasi irreale… Quando poi mi ci sono trovato, non ero preparato ad affrontarla…In questo post intitolato “L’uomo più felice” (commento su di me del mio capo al party di Natale del cantiere la mia ultima sera in Cina), cercherò di raccontarvi le mie emozioni attraverso gli eventi che ho vissuto nelle 24 ore circa di viaggio.
Benché stanco del “Christmas Party” di ieri sera, stamane la sveglia è suonata puntuale alle 6:55 poiché oltre che a vedere Elisa come ogni giorno, avevo necessità di mettere in lavatrice e poi di stendere le lenzuola usate nella mia settimana di permanenza nel nuovo appartamento, non avendo il cambio. Dopo una mezz’oretta al telefono con un’Elisa superfelice, qualche chat veloce con amici insonni dall’Italia o emigranti forzati come me sparsi per il Mondo, un paio di partite a calcio ed un po’ di ginnastica per svegliarmi, decido di uscire a comprare un pane caratteristico cinese chiamato Mantu, faccio quello che dovevo in casa ed al momento di farmi una doccia e di radermi inizio quasi all’improvviso a capire il significato della giornata di oggi e l’emozione è stata intensa, ma tutto sommato contenuta.
Due del pomeriggio, sono le sette del mattino in Italia, prima mamma e papà e poi Elisa mi chiamano per salutarmi un’ultima volta via webcam ed io sento gonfiarsi un poco gli occhi al momento del solito “ Ci vediamo domani…”, sapendo che sarà finalmente vero. Non ci credo quasi.
In casa ho fatto tutto, ho preso (spero) tutto quel che mi serviva ed ho anche regalato frutta e verdura ad un’incredula vicina… Stacco il computer che finisce nello zaino, foto autoscatto con le valige per documentare questo storico momento ed esco dalla porta; è tutto in un attimo: giro la chiave e mi rendo conto che è vero, che me ne vado, che ce l’ho fatta!Un brivido mi corre rapido lungo la schiena, prendo un respiro profondo e do l’ultima mandata, mi volto atteggiandomi come se avessi segnato un gol in rovesciata in un derby, esulto con tanto di aeroplanino in ascensore e mi precipito fuori dal cortile dove subito un taxi mi carica.
Passo strade che ho già visto, che faccio quasi tutti i giorni, ma oggi non sembrano le stesse finché appare davanti a me (ancora lui!) il China Hotel, vicino al quale parte il mio bus per Hong Kong; come previsto ho un sacco di anticipo, ma non sono mai stato così felice di aspettare qualcosa… Puntuale l’autobus parte alle 15:51 e, dopo una breve fermata al Garden Hotel dove sale qualche altro passeggero, si fa strada fuori dal traffico cittadino;
la nebbia che avvolge Guangzhou da qualche giorno non mi permette di fotografare adeguatamente il paesaggio circostante che pian piano vedo cambiare: dai campi sterminati di frutta e verdura passo a piccoli centri abitati, fino al traffico metropolitano di Shenzen all’imbrunire. Guardo le luci e le insegne e ricordo quello che il 12 settembre stavo osservando mentre nella direzione opposta stavo seduto in treno con Krish, il capo di Hong Kong; i pensieri volano e vanno rapidi ad una telefonata ricevuta mentre passeggiavo con amici sul Lago di Garda che mi ha in un attimo cambiato la vita: un lavoro così distante da casa, essere messo alla prova e costretto ad affrontare quello che non conoscevo, a “sbelinarmi”, come si dice a Genova, ed a crescere in quattro mesi quasi di più che in chissà quanto tempo.Non resisto, sono stanco, mi addormento di colpo ed ugualmente mi risveglio. Autobus fermo, mi fanno segno di scendere e di prendere i bagagli, non capisco che succede perché quei 10 minuti di sonno mi hanno rincoglionito; una ragazza mi appiccica un adesivo sul petto, in un attimo mi ritrovo in coda per il visto d’ingresso ad Hong Kong ed un minuto dopo sono seduto in una monovolume di lusso che mi sta portando all’aeroporto. Tutto senza rendermene conto.
Mezz’ora dopo senza una parola, un gesto od un’espressione sul viso, i miei quattro compagni di macchina scendono velocemente, si perdono nell’immenso ingresso del “Chep Lap Kok” ed io mi dirigo quasi sorpreso al check in del mio volo, già aperto nonostante le due ore e mezza di anticipo; passo i controlli senza problemi e mi ritrovo a camminare col mio zaino in spalla ed il mio trolley a rimorchio lungo gli interminabili corridoi e sale di uno degli aeroporti più grandi (e migliori) del Mondo; non è possibile sbagliare un colpo, senza nessun indugio arrivo in un quarto d’ora al mio punto d’imbarco, Gate 64. Non c’è ancora ovviamente nessuno, accendo il portatile (che riesco anche a collegare alla corrente), gioco un po’ per far passare il tempo ed ascolto della musica tenendo sempre d’occhio il tabellone che fortunatamente non cambia mai:
FLIGHT AF185 2335 ON TIME
Suona la sveglia alle dieci e mezza, manca un’ora all’imbarco e come d’accordo faccio emozionato uno squillo alla mamma in modo che sappia che sono in orario, poi procedo all’imbarco e mi sistemo nel posto 31B, al centro dei tre sedili nella parte sinistra del Boeing 777 subito dietro i flap dell’ala… Non è un buon posto: l’ala mi ostacolerà un po’ la visuale e non essendo sul corridoio, sarà problematico il fatto di alzarsi e sgranchire le gambe, fondamentale per un volo di 12 ore e 55 minuti, ma non me ne preoccupo più di tanto perché sento salire forte il sonno e conto di dormire a lungo.
Riprendo la cronaca dopo una notte di sonno travagliato, ma tutto sommato soddisfacente; ho appena fatto un’abbondante colazione (per il mio corpo le cinque del mattino europee corrispondono a mezzogiorno) e la mappa sul display dice che siamo tra Praga e Dresda in perfetto orario. Stanotte mi è capitata una cosa strana: per motivi fisiologici mi sono svegliato mentre si sorvolava il Volga qualche centinaio di km a nord di quella che fu Stalingrado e che oggi si chiama Volvograd ed il tempo era meraviglioso, tanto che dagli 11.000 metri di quota di volo vedevo benissimo correre il lunghissimo serpente nero che si faceva strada tra le luci delle città sulle sue sponde, quando alzando un poco lo sguardo ho scorto le stelle sopra di noi. Mi sono emozionato, non me le ricordavo quasi più, non le vedevo dalla notte del mio viaggio d’andata poiché l’umidità e lo smog di Hong Kong prima e Guangzhou poi me l’avevano sempre impedito…
Comincio a sentire freddo, sono in camicia sotto la coperta, ma prendere il maglione adesso è problematico, poiché il signore accanto a me dorme profondamente; fortunatamente ad aiutarmi arrivano le parole del pilota che annunciano l’imminente inizio delle procedure di atterraggio… Mi vengono i brividi leggendo il display che marca -66°C all’esterno, infilo il maglione, arriva il freddo, Natale, casa.
Dopo aver passato Reims, la vedo. Ecco lì sotto di me perdersi sconfinata La Ville Lumière, Parigi, l’aereo vira un poco a sinistra, l’ala si abbassa e me la mostra nella sua splendida interezza… Ne sono innamorato dopo il viaggio di aprile scorso e non vedo l’ora di tornarci con Elisa.
Atterriamo senza problemi, fa un freddo cane, -4°C… In dodici ore escursione termica di 30 gradi, mica male… e poi lo credo che mi cola il naso. E non ho fazzoletti.
Impiego 49 minuti esatti per giungere al terminal D77B, un’esagerazione: l’aeroporto Charles de Gaulle è immenso, ma quello che c’è dentro sembra proprio disposto a casaccio. Sono in uno stanzone con 8 uscite, niente negozi e solo posti a sedere, quindi non posso fare nulla a parte cercare di dormire dato che non posso tornare indietro… Fa freddo, mi sdraio su una poltrona ad aspettare, ogni tanto accendo il computer che ormai ha poca batteria, dormo o faccio due passi dato che ho il sedere quadrato dopo tutte le ore seduto… Il tempo non passa, l’orologio sembra fermo ed io non ne posso più, vorrei che fossero già le 12 e vorrei vedere il mare di casa, sono felice poiché inizio a sentire gente che parla italiano o legge il “Corriere”, un bimbo con la maglia del Genoa, un altro con un accento marcatamente genovese… sono vicino ormai.
Nove, nove e quaranta, squillo alla mamma perché anche questo volo è “A L’HEURE”, dieci… mi alzo e mi infilo lo zaino per la coda all’imbarco, dieci e cinque arriva il bus.
Passaporto e salgo, fa freddissimo, batto i denti, stringo le mani in mezzo alle gambe perché non ho i guanti mentre seduto sul seggiolino vaghiamo per le piste che ci portano verso un piccolissimo CRJ-700 della Brit-Air che sale lento lento in un cielo appena velato da nuvole bianche… Sono nel posto accanto al finestrino sull’ala sinistra, quindi vedo a nord le Alpi bianche di neve e meravigliose… è un’emozione incredibile, una delle mille cose di questa giornata che voglio ricordarmi a lungo.

Scatto un sacco di foto finchè il paesaggio non si appiattisce, ma dura poco: montagne in lontananza, vedo il Monte Fasce, Portofino.
Genova.
I forti, il Porto Antico, l’aeroporto a destra, navi in rada… L’aereo fa un giro a 270 gradi sopra la città e si dirige verso ponente, poi scende, scende, scende, la ragazza francese al mio fianco mi sorride perché intuisce cosa sta succedendo, vedo le case di Prà, il cantiere, poi un sobbalzo mi dice che abbiamo toccato terra.
Sono arrivato.

giovedì, dicembre 20, 2007, 07:00 AM - Pensando a casa...
108 come i giorni, come le crocette che una per una, sera dopo sera, ho messo su un foglio con le date dal 4 settembre al 20 dicembre, ossia tutti i giorni passati così lontano da casa. L’ultima la metterò stasera in aereo.Sto per uscire dal mio appartamento di Binjang Dong Lu, due trolley accanto alla porta di casa mi dicono che ci siamo quasi, che fra circa 24 ore sarò a Genova, mi resta solo da spegnere il portatile ed infilarlo nello zaino poggiato a fianco alla poltrona su cui sono seduto e potrò uscire di casa.
Cercherò di fare un sacco di foto nelle ore che mi vedranno in viaggio per Hong Kong in autobus e poi in aereo verso la Francia e l'Italia in modo da documentare "on the road" il mio rientro, ma vi dico già che non so quando aggiornerò ancora il blog e posterò il tutto, dato che mi voglio godere le meritate ferie il più possibile.
Vi lascio con una canzone che mi ha accompagnato fin praticamente dalla partenza da Genova e che ha un testo che sembra stato scritto apposta per oggi.
Clicca su "Continua" per testo e traduzione
Continua...
domenica, dicembre 16, 2007, 06:20 AM - Life in China
Da circa una settimana abito nel tanto sospirato nuovo appartamento qui a Guangzhou, situato su una delle principali arterie stradali della città: Binjang Dong Lu (la cui traduzione dovrebbe essere “Viale Binjang”). E’ una casa incredibile, fin troppo grande per una persona sola come me, ma finalmente è vivibile e decisamente confortevole…Il quartiere di Haizu dove vivo ora è una gran bella zona situata subito a sud del Fiume Perla, un posto finalmente abitato e non desolato come Yuexiu, quello in cui abitavo fino a poco fa: ristoranti, negozietti, parrucchieri, elettrodomestici, botteghe di verdura e quant’altro... almeno incontro gente per strada che non siano solamente “massaggiatrici”, venditori di pellicce o di SIM rubate.

Il mio appartamento è situato all’ottavo piano di un complesso chiamato “Landing Garden”, la cui traduzione mi lascia qualche perplessità, in quanto “landing” significa atterraggio e “garden” ovviamente giardino… Tra i cinque palazzi che lo compongono, sta un bel cortile interno con fiori e piante, una piscina e soprattutto tanta quiete che non guasta mai; siamo dotati di sicurezza interna 24 ore al giorno, c’è la vigilanza all’ingresso del cortile e di ogni portone... Insomma, dormo sonni tranquilli.
I portoni ed i ballatoi interni non sono il massimo e non lasciano una buona prima impressione, poichè sono un po’ asettici ed angusti, ricordando un po’ una prigione in quanto ogni porta di casa ha una grata blindata in acciaio all’esterno in modo da evitare spiacevoli inconvenienti. Tuttavia me ne sbatto perché la mia porta da fuori la vedo un paio di volte al giorno, e solo per qualche secondo mentre la apro e la chiudo. Del resto meglio che sia bella dentro, o no?Entrati in casa si vede subito il soggiorno con un tavolo da pranzo e, al di là di una piccola parete in finto vetro colorato, un comodissimo divano e due poltrone di fronte alla televisione (che tuttora non ho mai acceso). Alle spalle si nota una vetrata da cui si accede al terrazzo che purtroppo da sulla via principale…
Accanto alla porta d’ingresso sta la cucina separata da una porta a vetri scorrevole; è tutta un’altra cosa rispetto a prima: due fornelli a gas (le condizioni iniziali le avete già viste), bel frigorifero, microonde, sterilizzatore per piatti e posate ed un sacco di spazio dove appoggiarsi e dove stipare il cibo; tuttavia non ho ancora avuto tempo per pulirli tutti poichè gli standard igienici cinesi sono davvero bassi, per cui attualmente concentro tutto il materiale in un paio di ante... Non si apprezza a destra un piccolo terrazzino interno con la lavatrice.
Subito a sinistra del soggiorno si trova uno stretto ma piuttosto lungo corridoio sul quale si affacciano quattro porte: la prima a sinistra è un bagno piccolino con una bella doccia che non ho ancora usato perché non l’ho disinfettata a dovere dopo il mio arrivo; la prima a destra è invece quella che potremmo definire la “stanza degli ospiti” o meglio "stanza della sevitù",
con una bella finestra, un letto ad una piazza e mezza ancora senza lenzuola e con il materasso fasciato nel cellophane ed un armadio. E' questa l’unica stanza che non uso mai per ora, non avendone strettamente bisogno... In futuro chissà, potrei farla diventare una palestra, un poligono di tiro o organizzarci dei rave party, o magari riempirla d'acqua e farci le battaglie navali con gli amici. Ricordando uno storico progetto di una villa a quattro mani con Davide in quinta superiore, ho deciso di chiamarla "Stanza delle feste", poichè in quella casa eravamo riusciti a fare ogni locale con forme bizzarre, tranne uno in cui si festeggiava in continuazione perchè era rettangolare.Proseguendo, sempre a destra si trova uno studio, una stanza molto vuota dove oltre ad un mobile per ora c’è solo un’incasinatissima scrivania che pian piano vedrò di sistemare: carte, fogli, ricevute, caricabatterie, pile ecc… Le foto gli rendono giustizia ed è per questo che non le posto.
In fondo si trova la mia stanza da letto. Enorme.
E' una figata! A sinistra si trova un bagno a cui si accede direttamente dall'interno ed è molto carino poichè ha una bella vasca da bagno ed è piuttosto spazioso.La stanza è composta da un grande letto a due piazze basso sul pavimento, una bella vetrata che fornisce tanta luce di giorno contornata da un muretto interno davvero carino, un armadio a quattro ante incassato nel muro dove ci sta di tutto e di più e poco altro.. Il parquet nelle stanze dà la possibilità di camminarci anche scalzi ed in ogni caso le rifinisce a dovere. Meglio della moquette al China...

Insomma, le foto si commentano da sole (non commentate il fatto che per ora è vuoto e spoglio, grazie): la casa è bellissima ed anche se era sporca e ci ho lavorato molto, se non è silenziosa come una tomba come il China Hotel (anzi) e se il panorama non è proprio il massimo (ho quasi nostalgia della mia “finestra sul muro”), almeno ci posso vivere dentro senza impazzire e godendomi un minimo la permanenza forzata in Cina.
Ah, se riesco stasera vado a fare due passi lungo il fiume e vedrò di fare due foto perchè illuminato è molto suggestivo, con quelle belin di luci che illuminano la notte anche mentre dormo...
mercoledì, dicembre 12, 2007, 08:23 AM - Pensando a casa...
Stando al calendario gregoriano, oggi è il 12 dicembre 2007 e ciò vuol dire che alla fine della giornata odierna mancherà una settimana esatta alla mia partenza da Guangzhou con direzione Genova.Non me ne rendo conto.
Non può essere il 12 dicembre se ci sono 25 gradi fuori dalla porta, se non c’è gente che cammina coi regali appena acquistati in mano e non si scambia auguri per strada… Non possono mancare due settimane al Natale. Esattamente come mi è successo mesi fa al momento della partenza da casa, non riesco a rendermi conto che a breve cambierà di botto la mia vita attuale, anche se per poco tempo: rivedrò Genova e tutti i miei cari, staccando per un po’ dalla routine e dai modi cinesi.
Sarà che in questo momento ho parecchio da fare, ho la casa che è un casino incredibile perché finchè non avrò finito di pulirne le parti vitali, non ho intenzione di spacchettare le valige (che brutto verbo, direttamente da “unpacking”, il termine inglese), tuttavia devo viverci, quindi tiro fuori un asciugamano, una maglietta, le mutande ed ecco che ho fatto un macello irreparabile…
Mi trovo quindi a lavorare 8 ore al giorno, torno a casa almeno alle sei e mezza di sera, pulisco, pulisco, pulisco, se va bene mangio, pulisco, sento i miei genitori, Elisa e qualche amico, vedo cosa riesco a fare con Cassano in attacco a Pro Evolution Soccer 6 e vado a nanna.
Penso comunque che sia quasi finita: se va bene stasera pulirò il bagno e finalmente potrò farmi una doccia (faccio pena, ma meglio sporco che beccarsi qualche malattia) e metterò i vestiti in armadio, dopodichè domattina la donna delle pulizie (parecchio cazziata peraltro) spero non mi peggiori la situazione.
Programmi futuri: venerdì dopo le ispezioni esterne siamo invitati a cena dall’armatore della nave che abbiamo appena consegnato, ma mi sa che alla fine saremo solo in 2… le cene me le sbolognano sempre a me perché sanno che non ho un cavolo da fare ed a me non spiace perché mangio tanto e bene e mi passo le serate…
Fine settimana incognito, penso farò poco a meno di godermi la nuova sistemazione e mettere a posto le piccole cose che voglio cambiare (ad esempio spostare mobile e scrivania nello studio: in una stanza vuota li hanno messi a 20 cm di distanza e si aprono male le ante…), dopodiché comincerò a rifare le valige, o almeno a pensare cosa portarmi dietro e cosa lasciare qui, tenendomi un po’ di tempo per i regali ancora da definire…
Poi due giorni e mezzo di lavoro: lunedì, martedì e mercoledì mattina… pomeriggio festa, poi aperitivo e “Christmas Party” organizzato dal cantiere per tutti i dipendenti esterni ed i dirigenti… Si andrà avanti fino a tardi ed è una cosa che mi va parecchio bene perché ho intenzione di arrivare distrutto la sera successiva per dormire in aereo; non sarà semplice tuttavia, poiché da Guangzhou ad Hong Kong ci sono 3 o 4 ore di autobus (dedicato), e non cedere sarà impegnativo, dovrò inventarmi qualcosa e comunque cercherò di imbottirmi di caffè e resistere fino alle undici e mezza di sera, per poi crollare felice a bordo dei un Boeing.
martedì, dicembre 11, 2007, 03:05 PM - Life in China
... quando dico che i cinesi sono sporchi.
P.S.: quello di sinistra è il risultato di mezz'ora di lavoro e FA ANCORA SCHIFO per i miei standard...
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