giovedì, febbraio 26, 2009, 09:29 AM - Life in China
Non e’ passato poi tanto tempo da quando con un amico si parlava dell’effetto che fanno I “novelli” dell’Asia, quelli che ancora si stupiscono o impressionano per alcuni fatti quotidianamente bizzarri che si possono ammirare da questa parte del Mondo…Noi ormai siamo navigati, abbiamo mangiato di tutto e di più, abbiamo dormito vestiti nei peggiori tuguri puzzolenti e nei migliori alberghi, abbiamo preso milioni di taxi, talvolta con quell’odore di lavaggio fresco degli anni ’70 o con i copri sedili che una decina di anni fa dovevano probabilmente essere bianchi; abbiamo litigato violentemente coi maldestri conducenti finendo a prendere a manate il separé di plastica, abbiamo rischiato incidenti potenzialmente mortali così tante volte che ormai non ci scomponiamo più quando accade, siamo saliti su autobus lanciati a palla lungo le discese dei tunnel in folle per risparmiare carburante, abbiamo più volte preso le cosiddette “black car” (i taxi illegali) a tutte le ore, di giorno e di notte… anzi, abbiamo anche un autista illegale di fiducia…Abbiamo preso a spallate e spintonato per uscire dalla metro con la stessa violenza che potremmo usare in un pacchetto di mischia, abbiamo assaporato gli odori più disgustosi ed improponibili alle ore piu’ svariate della giornata, abbiamo visto macellare animali sul marciapiede e non abbiamo battuto ciglio, preso bus a caso con destinazioni scritte in cinese e nessuno che parlasse una parola di qualsiasi altra lingua, siamo andati al karaoke coi colleghi ed a fare i massaggi che ti fanno piangere dal dolore, abbiamo bevuto i pessimi liquori cinesi decantati come nettare degli dei, ci siamo grattati senza vergogna, abbiamo ruttato per strada ad alta voce fieri del tono e tra l’ammirazione generale, siamo usciti in pigiama o quasi, abbiamo pensato almeno una volta “beh dai bello sto posto!!!”, evidentemente dimenticandoci dove siamo nati, abbiamo comprato cibo alle stesse bancarelle improvvisate per strada a cui alcuni mesi prima facevamo le foto “strane” da far vedere agli amici, siamo stati colpiti da violenti raptus omicidi e pensato “no dai in fondo son bravi cristi” con un’alternanza preoccupante, siamo usciti di casa con gli occhiali da sole e tornati completamente zuppi da un tifone improvviso… fino a strizzare le banconote. Abbiamo visitato i luoghi turistici e finito per apprezzare tutto ciò che non lo era, ci hanno chiesto a gesti di fare foto con loro perché fa figo farlo con occidentali, ci siamo sentiti chiedere nell’ordine: “Ciao, come ti chiami? Da dove vieni? Sei sposato? No? Come mai? Quanto guadagni?” da perfetti sconosciuti sei secondi e mezzo dopo averli incontrati, abbiamo odiato alla morte i venditori che ti rincorrono per strada dicendoti “Wacci, wacci, tishirt, glassi! Gudda, gudda, commi, ehi my friend, bags? Lucca, lucca, scius, pants?” (che tradotto sarebbe orologi, magliette, occhiali da sole, bella roba, vieni amico mio, borse? Guarda, scarpe, pantaloni)
Abbiamo avuto un freddo da morire e patito il peggior caldo delle nostre vite… E tutto qui in Cina…
Risulta quindi difficile continuare a scrivere cose interessanti su una pagina Bianca, qualcosa che effettivamente dia la sensazione della vita qui, che poi e’ il fine di questo blog… Rimane quindi solo da raccontare qualche episodio, qualche viaggio, qualcosa che ancora riesca a rendere la vita un po’ meno uguale al solito… Ma la maggior parte del tempo lo si passa lavorando, quindi non e’ semplice trovare gli argomenti…
Vabbe’ dai, il fatto che abbia cambiato casa lo posso ancora considerare un evento degno di nota... Presto i dettagli.




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martedì, gennaio 27, 2009, 08:38 AM - Life in China
“Mi sveglio la mattina così lontano da casa, cercando di farlo durante il giorno” cantavano gli Stratovarius nel 1996… il primo sole dell’anno lunare cinese penetra nella mia stanza alle dieci del mattino, sempre meglio di ieri: ero così stanco che ho dormito ben 14 ore consecutive, svegliandomi alle 2 del pomeriggio e pranzando ben dopo. La sera precedente dalla mia stanza si poteva vedere l’intera Shanghai esplodere in un oceano di fuochi artificiali sparati da ogni terrazzo, cortile, incrocio, come essere in un gigantesco 8 settembre (chi è passato da Recco mi può capire) a 360 gradi, un trionfo di luci e colori iniziato all’imbrunire e terminato oltre l’una di notte con cui i cinesi hanno celebrato l’anno nuovo…
Stamattina per evitare di poltrire eccessivamente faccio suonare la sveglia, il sonno arretrato è talmente grande che mi riesce difficile poggiare i piedi per terra, ma devo farlo con la stessa convinzione con cui ogni mattina mi alzo per andare al lavoro: so che ho una settimana per dormire e farlo troppo i primi giorni non mi va.
Indugio su youtube, guardo la mail, controllo le ultime notizie, me la prendo comoda fino alle 12, poi mi infilo in doccia per rendermi presentabile, mi rado e mi preparo non senza aver controllato la temperatura esterna. Zero gradi.Anche oggi è freddo, indosso mutande, calzettoni al ginocchio, pantaloni, camicia, maglioncino, giacchetta antivento, cappotto, sciarpa e guanti, quindi mi chiudo dietro la porta della stanza e scendo dal quattordicesimo piano con l’ascensore. Ho tanti di quei capi addosso che Elisa può dirsi oggettivamente ancora più tranquilla della mia virtù: se anche trovassi una ragazza, prima di finire di spogliarmi, lei starebbe già dormendo pacifica da qualche ora, ormai priva di ogni desiderio…
Il portiere nella hall mi saluta e mi augura buon anno, “Xin Nian Hao” anche a te… ormai mi riconosce dopo che sono mesi che mi chiama i taxi…
La porta automatica ruota e mi trovo in strada, sento la solita botta di freddo che mi fa gelare l’aria nei polmoni sotto un cielo uggioso, infilo i guanti e mi dirigo verso il passaggio pedonale che dall’Equatorial Hotel dove alloggio porta verso il Jing An Temple e Nanjing Road.

Ho scordato la fotocamera in stanza, ma la pigrizia vince, mi auto convinco che non servirà e continuo a passeggiare attraversando dall’alto Yanan Road mentre il vento freddo mi passa tra i pochi capelli che ho in testa. Il tempio dal tetto di terracotta è aperto al pubblico ed un’orda di gente entra tra mille raffigurazioni di buoi per celebrare la venuta dell’anno nuovo: da quello tecnologico sul cartellone elettronico, a quello stilizzato, alla scultura simil-oro fuori dal centro commerciale adiacente, il celebre Plaza 66.
Non ho ancora pranzato e a dire la verità non ho nemmeno voglia di farlo, così mi infilo da Donut King e ne esco dopo un minuto con due ciambelle tanto per riempire lo stomaco, necessario per l’aspirina che devo prendere fra poco in modo da dare la botta finale al raffreddore che mi affligge, mentre mi lascio il Portman Hotel sulla sinistra ed in testa mi risuona già da un po’ Phil Collins che dolce ed arrabbiato canta “I wish it would rain down”…
Continuo per Nanjing Road canticchiando senza fare nient’altro che guardarmi attorno, in mezzo a tantissime famiglie che passeggiano per le vie di Shanghai come da noi le domeniche di primavera, qualche telefonata arriva e qualcuna parte dal mio cellulare, ognuna mirata a fare gli auguri di buon anno che, anche se tra occidentali è poco significativo, è comunque un segno di una sorta di unità…
Costeggio il lato nord di People’s Park, c’è sempre più gente, giro a destra su Xizang Road verso Renmin Avenue (Viale del Popolo) tutta ornata di bandiere rosse con le stelle ad ogni lampione come vuole la buona tradizione cinese già assaggiata milioni di volte, proseguo dritto fino a Huaihai Road e nell’edificio ad angolo entro per comprare un lettore mp3, l’obiettivo della mia insensatamente lunga passeggiata.
Strappo un buon prezzo e soddisfatto esco una mezz’ora dopo dalla porta principale del Cyber Market, ma sto bene fuori e nonostante l'assenza di un vero sole non ho molta voglia di tornare subito al chiuso, così ignoro i tassisti che da seduti mi chiamano con le mani dicendo "HALOU, HALOU, TASSI" e decido di camminare verso l’hotel seguendo un’altra strada rispetto all’andata canticchiando sottovoce il pezzo che Alannah Miles ha dedicato ad Elvis, proprio il genere di canzone adatto a questo momento. Su per Huaihai Road in direzione ovest, noto che c’è un Element Fresh, catena di ristorazione occidentale dove fanno un pollo al limone con purè di patate capace di riportare alla vita un cadavere, poi trovo Paul, famosa quanto ottima catena di panetteria francese che mi ha dato ristoro molte volte… Tutte informazioni preziose per il futuro da annotare in un taccuino che non avrò mai.
Passo il Parkson, centro di shopping di alto livello dove tutto costa un occhio della testa, indugio davanti ad un ristorantino giapponese stile Teppaniaki che fa venire voglia nonostante l’orario non adatto a consumare un pasto proprio nell’incrocio con Donghu Road sulla mia destra che mi porta fino a Chengle Road dove mi fermo a comprare una bottiglia dell’ottimo the freddo cinese di cui vado matto ed a contemplare sorridente un’insegna che recita “Montessori School”... E’ arrivata anche in Cina…
Ho le labbra spaccate dall’attrito di troppi fazzoletti i giorni scorsi e dal freddo pungente di oggi, ma è il momento di “Desperate Lover” di Bob Andy nella versione cantata da Giuliano Palma nella mia testa; cammino quasi a tempo di musica, risento le melodie reggae trasformate in blues dal gruppo, mentre stringo tra il braccio sinistro ed il petto la scatolina che sembra più di intimo femminile piuttosto che contenente un lettore multimediale, e la mia bottiglia gialla ed arancione da 1,25 litri. Rifletto sull’utilità del recente acquisto, dato che sono ore che la mia musica me la suono come piace a me nel mio cervello…
Giungo in breve tempo all’ultimo tratto di Huashan Road dalla quale vedo spuntare l’orribile sagoma del mio albergo, tanto bello dentro quanto inguardabile dall’esterno, con i suoi muri rosa e le finestrone a specchio blu che fa capolino dietro all’ altissimo Hilton. Manca ormai poco, ho percorso circa 8,5 km in oltre due ore e mezza di passeggiata, ma sono contento e non sento nemmeno più i muscoli le articolazioni dolenti dall’allenamento duro di ieri sera prima di cena… Palestra, bella idea, mi sa che stasera ci torno…
Dolce far niente.
lunedì, gennaio 26, 2009, 07:00 AM - Life in China
Oggi, 26 Gennaio 2009, e’ ufficialmente iniziato l’Anno del Bue (“Ji Chou” in cinese)I fortunati nati nel 1901, 1913, 1925, 1937, 1949, 1961, 1973 e 1985, 1997 possono quindi allegramente festeggiare!
Il calendario lunare cinese e’ infatti composto da 12 animali, uno per anno, come segue:
- Topo (Shu)
- Bue (Ji Chou)
- Tigre (Hu)
- Lepre (Tu)
- Drago (Long)
- Serpente (She)
- Cavallo (Ma)
- Pecora (Yang)
- Scimmia (Hou)
- Gallo (Ji)
- Cane (Gou)
- Maiale (Zhu)
Io ad esempio son GALLO!!!
E chi ha visto “Attila il flagello di Dio” con Diego, capira’ il mio orgoglio.
Xin Nian Hao a tutti, in particolare ai buoi sparsi nel mondo!!!
E a Diego, nonostante sia "Capra" (1955)...

sabato, gennaio 24, 2009, 08:37 AM - Life in China
Prima la pigrizia e forse la scarsa quantità di avvenimenti significativi nella mia vita mi ha tolto la voglia di scrivere, poi le vacanze in Italia e la grande quantità di eventi significativi non me ne ha dato modo, quindi una dose mostruosa di lavoro mi ha precluso ogni accesso ad un foglio di Word che non fosse un documento ufficiale da compilare…Ma di cose ne sono successe negli ultimi 60 giorni circa e raccontare tutto nel dettaglio risulta proibitivo, quindi provo a riassumere, impegnandomi a riprendere con la stessa frequenza di prima… Ecco il mio buon proposito del neonato 2009.
A dicembre non capivo cosa avrei fatto di li a poco: la mia vita era legata allo svolgersi o meno delle prove in mare della nave che stavo seguendo, un giorno anticipate, il successivo posticipate, quello dopo ancora anticipate di nuovo… Torno a casa il 20, no il 23, no faccio Natale a bordo, no le prove sono a Gennaio… alla fine il 18 sera mi sono ritrovato su un aereo diretto a Parigi… Le due settimane successive a casa sono state quello che ci voleva: rilassanti, divertenti, a vedere tanto gli amici ed Elisa ed a rifare le stesse scemate che si facevano a 18 anni, ancora una volta, finalmente.
Quando ormai mi stavo riabituando ad avere Elisa con me, ad uscire la sera, agli amici ed alla vita famigliare, ecco che il tempo era maturo per un mio rientro in Cina, che si doveva tenere il 5 sera sulla rotta Genova-Parigi-Shanghai…
Maltempo, volo cancellato, rimango a terra e forse e’ peggio perché mi ero gia’ preparato a salutare Elisa ed i miei, ancora una volta… A parte una folle opzione Milano-Londra-Shanghai il 7 a pranzo, non c’e’ modo di partire nel breve termine. Folle perche’ il giorno in questione e’ stata annunciata una tormenta di neve su tutto il nord Italia ed io mi devo mettere in viaggio per Linate quando ancora e’ buio.
Si parte alle sette e mezza dopo aver salutato Elisa in stazione a Recco mentre andava al lavoro, non molto romantico in verita’, ma pazienza… non c’e’ nulla di romantico nell’andarsene da lei per mesi…Via sulla Punto blu 1200 con papa’ alla guida e mamma sul sedile posteriore, entrambi sempre in prima fila quando le cose vanno dal “normale” al “così così”, al “pazzesco” in su. Troviamo neve da Nervi in poi, cioe’ dopo i primi 10 km ed il passo comincia a diminuire. Neve sui Giovi, tormenta in Valle Scrivia, casino infernale a Milano. Sbagliamo strada, non vedo il cartello per Linate, torniamo indietro, ci blocchiamo nel traffico, ripartiamo adagio mentre le ruote slittano sul ghiaccio e proprio quando siamo al limite della praticabilita’ e le catene sono uno spettro incombente, ecco la nostra meta!

L’aeroporto e’ chiuso, ovviamente, e ci innervosiamo alla possibilita’ di dover tornare indietro senza aver concluso nulla. Passa il tempo, perdo la coincidenza per Shanghai, resta uno spiraglio passando da Hong Kong, ma siamo sul filo di lana…
Ritardo, ancora ritardo… Dovevo volare alle 12, sono quasi le 6 di sera e sono ancora a terra, ma riesco comunque a volare mentre i miei genitori tornano verso casa in macchina in condizioni ancora peggiori di stamattina…Londra per un paio di ore, poi volo per Hong Kong ed il cambio di itinerario mi vale un bellissimo posto in una classe che sta tra l’economy e la business…
Arrivo in Asia con un’ora di ritardo e, tanto per cambiare, perdo la coincidenza per Shanghai… Ennesimo cambio di itinerario, ormai non so nemmeno piu’ quante volte l’ho fatto negli ultimi due giorni, spiraglio e corsa fino al gate sperando di non passare la notte in aeroporto, arrivo e… l’aereo e’ in ritardo… ANCORA!
Per farla breve, da casa (Recco) all’hotel (Shanghai), ho impiegato un totale di circa 33 ore tonde tonde, poco meno del doppio del solito…
Dal giorno successivo ad oggi, la vita e’ stata molto piu’ monotona: ho lavorato e basta. Con sprazzi di tempo per i pasti e qualche ora di sonno… Ma da domani avro’ una settimana di festa: e’ il capodanno cinese, il secondo da quando sono partito.
venerdì, novembre 28, 2008, 01:01 AM - Altro
Povero Dio tirato in ballo dagli uomini, ma che religioni, sono questioni da economi, questi omini minimizzano rombi di bolidi, boom, fanno sempre i loro porci comodi, nel nome del Padre figli che si fanno invalidi, senti solo alibi squallidi, danno ragione solamente a visi pallidi, quelli diversi riversi ed esanimi. Partono plotoni di uomini di uomini, verso postazioni di uomini di uomini, aggressori con volti di uomini di uomini, aggrediscono figli di uomini di uomini, in un circo massimo di uomini di uomini, nell'Anno Domini di uomini di uomini, subiamo il fascino di uomini di uomini, come ninfomani di uomini di uomini. Non vengo con te nel deserto, scusami se diserto ma preferisco...
Io preferisco ammazzare il tempo, preferisco sparare cazzate, preferisco fare esplodere una moda, preferisco morire d'amore, preferisco caricare la sveglia, preferisco puntare alla roulette, preferisco il fuoco di un obiettivo, preferisco che tu rimanga vivo.
Gli uomini versano il tributo di nostalgie per epoche che mai hanno vissuto la bandiera e il saluto, o con noi o stai muto, questo è il terzo millennio, benvenuto! Chiedo aiuto a Newton, Isacco, come cacchio si fa a sopportare fatti di 'sta gravità? Anacronistica, la verità che viene a galla, esperto di balistica misurami 'sta balla e seguimi in questo viaggio tra santi e demoni, che invece sono solo uomini di uomini, tu che sei forte, alla morte sopravvivimi, io sono debole quindi l'anima minami, caro paese dalle belle pretese chiedimi se ti vedo come friend o come enemy, ti piace fare la pace ma allora spiegami 'sti missili che fischiano nell'aria come un theremin.
Non vengo con te nel deserto, scusami se diserto ma preferisco...
Io preferisco ammazzare il tempo, preferisco sparare cazzate, preferisco fare esplodere una moda, preferisco morire d'amore, preferisco caricare la sveglia, preferisco puntare alla roulette, preferisco il fuoco di un obiettivo, preferisco che tu rimanga vivo.
Partono plotoni di uomini di uomini, verso postazioni di uomini di uomini, aggressori con volti di uomini di uomini, aggrediscono figli di uomini di uomini, in un circo massimo di uomini di uomini, nell'Anno Domini di uomini di uomini, subiamo il fascino di uomini di uomini, come ninfomani di uomini si ma...
Io preferisco ammazzare il tempo, preferisco sparare cazzate, preferisco fare esplodere una moda, preferisco morire d'amore, preferisco caricare la sveglia, preferisco puntare alla roulette, preferisco il fuoco di un obiettivo, preferisco che tu rimanga vivo.
domenica, novembre 23, 2008, 05:27 AM - Life in China
Beh, non è che sia poi cambiata così tanto in verità, rimango sempre in Cina e felice di esserci, seppur con i mille pensieri che affollano la testa al momento di spegnere la luce dell’abat-jour la sera, quando il cuscino a fianco al mio rimane inevitabilmente disabitato…Stavolta il cambiamento è stato infinitamente meno “traumatico” di quello del settembre 2007, quando mi sono trovato a sei fusi di distanza senza nemmeno capirne il perché, stavolta però non sono più nella “mia “ Guangzhou, ma nella “nuova” Shanghai; va da se che dopo un anno che si vive in un posto e tutto sommato ci si trova bene e ci si affeziona, anche se non è il Golfo Paradiso, anche se l’aria del mattino non è quella frizzantina che si respira a Camogli prima di un’uscita di pesca all’alba, anche se il profumo della focaccia calda sulla via della stazione è sostituito dai dumpling bolliti nel brodo (che peraltro, non al mattino, ma mi piacciono).
In un anno se ne fanno di cose, se ne passano di storie da raccontare agli amici, se ne conoscono di persone… E io ne ho conosciute tante, alcune delle quali sento ancora regolarmente e a cui rimango tuttora legato, a prescindere dalla reciproca distanza; le relazioni umane sono molto più semplici all’estero, ci si scorda di una montagna di puttanate che ci sono state inculcate fin da piccoli sul “come ci si deve comportare” e, una volta che ce le siamo scrollate di dosso, credetemi, si vive davvero meglio. Capita (e capita) che si conosca qualcuno ad una cena, si parli, ci si scambino contatti nel giro di quindici minuti e magicamente ci si ritrovi assieme a viaggiare, vedersi, ospitarsi, cercarsi come si cercano i vecchi amici; data la velocità dell’incontro, capita spesso che poi con la stessa rapidità ci si allontani e non ci si senta più, ma qualche volta non va così, qualche volta da una risata nasce di più, ed a quel punto è tutto diverso ed un po’ perché ci si trova tutti nella stessa situazione, un po’ perché non lo so, ma si rimane legati…
Amici che ti chiamano, ti vengono a trovare nonostante non si viva più nello stesso paesino da undici milioni di persone, si cerca di trovare un modo, un momento, una ragione per vedersi o al più chiamarsi anche quando è palese che lo si fa solo per stare ancora assieme.
In tutto questo è arrivata Shanghai, la Parigi d’Oriente, che non ho ancora “capito” dopo un mese che mi ospita, che sto provando ad esplorare quasi in punta di piedi, partendo dai soliti tre o quattro posti per turisti per infilarmi nelle mie amate stradine secondarie una alla volta, quasi per chiedere il permesso di entrare… Shanghai non è Cina, non è la Cina che ho conosciuto nella seppur moderna Guangzhou o che ho visto e visitato nei viaggi e nelle esplorazioni in un anno: qui siamo in Occidente, ma con un sacco di persone dalla pelle giallastra e dagli occhi affilati attorno…
Cavolo, gli occidentali qui non lo sanno che cosa vuol dire viverci in Cina e mi viene un po’ presuntuosamente da ridere nel sentirmi raccontare le “avventure”, quando ripenso a cosa abbiamo fatto io ed Elisa nel Guangxi la scorsa estate, o solamente a qualche giornata di ordinaria follia nella Napoli d’Oriente, come avevamo ribattezzato Canton.
Al Carrefour c’è il formaggio, c’è il salame, c’è la Nutella e c’è gente che non capisce perché io ne sia stupito, o di quanto sia strano sentir parlare altra gente per strada in una lingua almeno in parte conosciuta, inglese, francese, spagnolo, tedesco o nordico in genere… io che non ho scambiato parola che con relativamente poca gente nell’ultimo anno… Non c’è più la sensazione che only the brave possono sopravvivere nonostante anche giù si facesse la bella vita, Shanghai è una Cina un po’ più normale e talvolta non spiace…
Se si viene in Cina in vacanza, i primi due mesi si può rimanere affascinati da questa o quella situazione, dal non avere questo o quello, dal sorridere o meravigliarsi nel vedere uno che si scaccola mentre vende la frutta o che fa fare pipì al bambino per strada da quella comodissima apertura sui pantaloni, ma alla lunga, quando si protrae sufficientemente a lungo da diventare vita e non più vacanza, si arriva ad averne le palle piene e si rimpiange la normalità.
Shanghai, la Puttana d’Oriente, una città da fighetti, ma alla fine va bene così.
lunedì, novembre 17, 2008, 02:57 PM - Life in China
So che dovrei scrivere qualcosa di Shanghai e raccontare come sto vivendo nella Milano cinese da esattamente un mese a questa parte, ma di fatto non ne ho molta voglia, anche perchè sento di dover capire un po' meglio questa spropositata metropoli da 21 milioni di abitanti... Roba che se lo scrivo con gli zeri giusti non ci si capisce...Ho invece pensato (grazie al suggerimento di un amico) di creare un video-storyboard con le foto più significative dell'ultimo anno...
Guarda il video su Youtube
Godetevelo!
martedì, novembre 4, 2008, 05:52 PM - Life in China
Estratto da conversazione su MSNScogna scrive (0.35)
Ola com'è?
Emiliano scrive (0.36):
guarda ho un KTV sotto la finestra
Emiliano scrive (0.36):
è mezzanotte e mezza!
Emiliano scrive (0.36):
io lavoro la mattina
Scogna scrive (0.37):
ktv cos'è?
Emiliano scrive (0.37):
karaoke
Scogna scrive (0.37):
NOOOO
Scogna scrive (0.37):
IN CINESE?
Scogna scrive (0.38):
minchia bottiglia di birra da 66 giu dalla finestra in faccia a una gialla
Scogna scrive (0.38):
scendi
Scogna scrive (0.38):
"e adesso nessuno esce di qua finchè non scopriamo chi è stato"
Scogna scrive (0.38):
"e tu chi cazzo sei?"
Scogna scrive (0.38):
"seeeeeeeeeeeeeee"
Scogna scrive (0.38):
e via alla fagiolada
Scogna scrive (0.38):
vai
Scogna scrive (0.38):
è il tuo momento
Scogna scrive (0.41):
falli secchi
Scogna scrive (0.42):
per puro spirito omicida ovviamente
Scogna scrive (0.42):
nessn prigioniero
mercoledì, ottobre 22, 2008, 03:43 PM - Life in China
Il nulla più assoluto, ecco quello che aspetta chiunque venga in questi posti…MU5521 da Shanghai Honqiao a Lianyungang, un migliaio di km verso nord, sul mare; volo tormentato da mille turbolenze da far quasi rivoltare lo stomaco, poi atterraggio nella nebbia in un aeroporto nuovo nuovo, ma addirittura più piccolo di quello di Genova! Un’auto è venuta a prendermi… per la prima volta vedo qualcuno all’aeroporto con un cartello con scritto il mio nome e la mia società… Strano, di solito le uniche persone che mi aspettano dopo un atterraggio mi saltano sempre al collo appena mi vedono…
Almeno un’ora di viaggio nel buio più assoluto dato che non ci sono lampioni lungo la pseudo-autostrada, ogni tanto qualche macchina viene in contromano per evitare i crateri sull’asfalto, ma tutto sommato riesco solo a vedere la strada dritta tra due filari di alberi… ed è così che mi addormento fino quasi a destinazione, un ottimo albergo in un raggruppamento improvviso di case dove ceno con il mio sopraggiunto collega e l’autista.
Colazione frettolosa e via verso il cantiere. Riesco a sapere che l’albergo è a 70 km comodi comodi di distanza e se la strada ieri sera mi sembrava brutta, stamattina ci infiliamo in una serie di stradine secondarie imbarazzanti, senza incontrare niente e nessuno a parte qualche sparuto insieme di baracche attorno alle quali stanno animali, uomini in bicicletta o intenti a parlare appoggiati alla moto posteggiata in mezzo alla carreggiata, polli rincorsi da bambini scalzi, vecchi seduti sul ciglio della strada e donne che sbattono tappeti più per abitudine che per altro, viste le generali condizioni igieniche…
Ben presto anche le poche abitazioni spariscono e tra la nebbia mattutina il contorno è dato dalle tante risaie, dai campi, dai filari di alberi ordinati come nella Pianura Padana, da covoni di fieno (o quello che è), da casolari rigorosamente costruiti in mattoni a vista ed ogni tanto da qualche fabbrica riconoscibile dalle gru attorno o da un ammasso di container vecchi sulla strada principale all’altezza di un bivio. Poi il niente.
Mi viene proposto di consumare il pranzo in cantiere dopo qualche ispezione mattutina poiché nei 50 km circostanti non c’è nulla: non un albergo, non un ristorante, non un negozio, solo qualche baracca di gente che lavora nei dintorni… La “mensa” è collocata all’interno di una baracca in legno e cemento contenente la bellezza di due tavoli quadrati di circa un metro per lato e delle panchette ricavate piantando chiodi in pezzi di legno di svariate forme. Il cibo è ottimo davvero: ancora una volta baracca batte ristorante cinese 5-0 tutti nel primo tempo, ma non riesco a gustarmelo appieno per colpa delle mosche, degli sguardi divertiti di orde di operai che vengono a vedermi a turno e dell’odore che fuoriesce dalle latte di vernice a due metri da me. Non tutti avrebbero mangiato.
Sono nella terra di nessuno, non ho niente attorno se non tanta voglia di crescere, di svilupparsi e di andare via, ma la gente riesce ad essere molto più dignitosa, cordiale (seppur non capisco che quello che il mio collega traduce) e gentile di un qualunque reality show di Maria de Filippi.
Qui è la vera Cina: non più i bufali che passeggiano per strada come nel Guangxi due mesi fa, non i pescatori coi cormorani, ma si inserisce tra tutte le realtà in via di sviluppo che seppur rimangono all’ombra dalle mille luci che illuminano le grandi metropoli, vale la pena di vedere. Chi l’ha fatto lo sa bene, e sa altrettanto quanto sia poi difficile staccarsi dal Regno di Mezzo.
mercoledì, ottobre 15, 2008, 02:01 AM - Pensando a casa...
La scorsa primavera, durante il mio secondo rientro a Genova da quando è cominciata quest’avventura cinese, un amico mi ha detto: “si vede che ti sta andando meglio dal fatto che hai meno tempo per scrivere cazzate sul tuo blog”, ed aveva ragione…Come bene o male tutti quelli i lettori di questa sfortunata pagina sanno (poiché tutti mi conoscono in prima persona essendo questa una rubrica “tra amici”), dopo il duro impatto iniziale e la rottura del ghiaccio con il Paese di Mezzo, le cose giù a Canton sono andate di bene in meglio, con tante piccole soddisfazioni in cantiere, un mestiere che ora dopo ora stavo assimilando, la vita extra-lavorativa che procedeva tutto sommato spedita e più interessante dei mesi precedenti e così via…
Viaggi, nuove amicizie e poi, dulcis in fundo, l’arrivo di Elisa il 2 agosto alle 5 di sera. Per i 46 giorni successivi, o ero in cantiere, o stavo appiccicato a lei come una patella. E sfido chiunque a dire che in una relazione “servono spazi”, che “non si può vivere in simbiosi” o che so io… è stato il periodo più bello, appassionante, dolce, e semplicemente fantastico della mia vita.
Un mese e mezzo assieme come mai ci era successo, viaggi ed esperienze che sono passate troppo in fretta, il rientro a Genova e d’un tratto stavamo vivendo come un anno fa: ognuno a casa propria ed il più possibile insieme.
Una tortura la smania di volere e non potere tante cose, ma il tempo si sa è stronzo ed eccomi qui, ancora una volta a salutare tutti, transito a Parigi in direzione Shanghai, solo come sempre. Ricordi, rivedo il tavolino nel bar del terminal dove ci siamo goduti un “pain au chocolat” ed un croissant a testa un mesetto fa, rivedo le scene, mi manca camminare con il trolley in una mano e la sua nell’altra, ogni cosa mi fa pensare a lei, ma che ci posso fare? E’ la vita che mi sono scelto, che ci siamo scelti.
Tra le telefonate e le parole, un “mi sento tanto sola” da stringere il cuore. Anche io, anche solo dopo due ore e mezza…
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