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3 aprile 2008, 12:04 - Bagnini
Francesco detto il Maresciallo ha lavorato con me all’epoca della mia seconda stagione al Beach. Si trattava di un personaggio splendido, di origini Messicane, la carnagione e i capelli scurissimi, un vistoso ciuffo alla Elvis che predominava, sempre ritto e infarcito di kg e kg di gel. Tipiche erano la sua lentezza e la sua rilassatezza, riusciva a sorridere di tutto, anche delle situazioni più paradossali, era uno dei pochi che riusciva a prendere il lavoro e la vita con estrema filosofia. Dotato di parlantina sciolta, era sempre pronto a prender tempo e rimandare, nei riguardi di tutto. Allo stesso tempo sveglio e attivo, efficace quando il momento lo richiedeva. Accettava le incombenze, ma le gestiva a modo suo, sempre con calma. Il soprannome derivava dal suo atteggiamento falsamente sicuro, il tono alto della voce, una fierezza ostentata, un bisogno vitale di voler sapere fatti e dettagli sempre per primo, proprio come un ufficiale neo-diplomato. A dispetto di tanto orgoglio, per un mese lavorò senza possedere il patentino della salvamento. Il Principe dei mostri passò settimane a chiedergli di portarlo, col controllo della capitaneria di Porto che incombeva, ma quello esitava sempre, trovava facili scuse, rimandava di giorno in giorno, con una tranquillità davvero inquietante. La manfrina andò avanti finchè Francesco non fu messo alle strette: si assentò dal lavoro per un paio di giorni, senza avvisare, né dare motivazioni, rendendosi pure irreperibile. Ritornò col fantomatico brevetto in mano. Originale. Non diede giustificazioni, e nemmeno spiegazioni.Dopo questo episodio, cadde inevitabilmente nelle mire oscure del capo-servizio. Francesco era sempre l’ultimo a presentarsi in postazione all’orario di apertura, dopo i lavori mattutini e la doccia: impiegava veramente tanto tempo per prepararsi e pettinarsi, si dedicava con minuziosità estrema alla cura della sua capigliatura e in particolare alla preparazione del ciuffo: la sua cabina era piena di prodotti per i capelli, ce n’eran di tutti i tipi. Carletto iniziò a tartassarlo, a chiedergli di rasarsi a zero, a convincerlo del fatto che allora si sarebbe sentito più comodo e più fresco. Iniziò un lavoro di persuasione pesante, continuo, che durò settimane. Alla fine la vinse e così una mattina, Mattia Palestrato, portò da casa la macchinetta e improvvisò sulla testa del suo collega. Fece un lavoro pessimo, pieno di disparità, di errori, le basette tremendamente falcidiate. Paradossalmente il Maresciallo si mostrò soddisfatto dell’opera che si era ritrovato, fondamentalmente allo specchio si piaceva, poiché a quel punto assomigliava a Diabolik.
Francesco temeva i gay più di ogni altra cosa: nei loro confronti nutriva un timore autentico, stava alla larga da loro, pativa la loro presenza: spesso si rifugiava in cucina, per rifocillarsi di focaccia al formaggio e farinata: una volta, proprio lì scovò due cuochi, entrambi maschi, intenti a baciarsi. Da allora si diede ad una dieta assolutamente ferrea. Fu una stagione pesante, la peggiore che io ricordi: due mesi di sole accecante, non una goccia di pioggia. Numerose le defezioni tra i bagnini, due che si licenziarono, due che andarono in mutua. Per un breve periodo, di sei che dovevamo essere, rimanemmo in due, io e appunto il Maresciallo. Il buon Mattia accorse a luglio inoltrato, per darci una mano, e sostituire uno dei fuggitivi. Con Francesco mi trovai molto bene, forse perchè nei momenti di necessità nessuno dei due ha mai esitato nel dare una mano all’altro. E sembra niente, ma è nel bel mezzo della difficoltà che si riconosce il valore delle persone.
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