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Non tutti i clienti del Beach sono persone scorbutiche, inumane ed incivili. Una coppia Genovese, lui primario o giù di li e lei pure dottoressa, con il sottoscritto si è sempre dimostrata cortese, affabile e alla mano, una rarità comportamentale di livello assoluto in quell’ambientaccio. Marito e moglie, abitano tuttora nel condominio posto in fronte allo stabilimento e durante la stagione usufruiscono dell’accesso agli scogli, a cui ovviamente, come tutti, han diritto. Spesso noi bagnini li incrociavamo la sera prima di andare via, quando scendevamo alla terrazza a livello del mare per levare le pesantissime scalette al fine di metterle al riparo da possibili e perlopiù improbabili mareggiate notturne. Una faticaccia sempre inutile.
I due, dotati di uno spiccato accento Ligure, con noi son sempre stati disponibili a fare un minimo di dialogo. La prima volta che mi videro mi chiesero se ero nuovo, cosa facevo nella vita: mi fece davvero piacere riuscire a scorgere uno sprazzo di rapporto umano in quel luogo snob, altezzoso e finto: si trattava di una comunicazione molto di base, ma quei brevi scambi costituivano per me una vera e propria boccata d’ossigeno. Fin da subito mi presero in simpatia, forse colpiti dalla mia doppia vita di allora, universitario aspirante farmacista in inverno e bagnino sociopatico schiavizzato in estate. Era bello per me riconoscere un vago apprezzamento per quello che era il mio spirito di sacrificio di allora, veder riconosciuti i miei sforzi mi dava energia.
Una volta imprestai loro una maschera di quelle facenti parte dell’enorme mucchio degli oggetti smarriti, la utilizzarono per una settimana e quando me la restituirono mi regalarono una bottiglia di spumante, per sdebitarsi del gesto. Rimasi stupefatto. In compenso, la Cavallerizza, elemento di cui già ho parlato in un vecchio post, durante quei giorni riconobbe proprio quella maschera come sua e una bella mattina si mise a urlare accusando prima me e poi loro di avergliela rubata. L’episodio non ebbe seguito perché nessuno degnò di considerazione le invettive di quella pazza isterica.
Un pomeriggio la Moglie Dottoressa mi chiamò con ampi gesti: pensando che fosse successo qualcosa, rapidamente la raggiunsi agli scogli e quella invece mi presentò sua figlia: era una ragazza molto bella, dai capelli biondi e gli occhi verdi. Mi introdusse a lei con un’ampia premessa, io ero abbastanza imbarazzato, non mi aspettavo una cosa del genere, con molta naturalezza le raccontò di me dinanzi i miei stessi occhi. La fanciulla mi strinse la mano ma non si mostrò molto comunicativa. Sarà stata colpa del mio aspetto sudaticcio, stanco e trasandato ma quella non proferì parola. Dopo qualche minuto salutai e tornai al lavoro, totalmente galvanizzato da quel siparietto.
Quando incrociai la ragazza nelle giornate successive, quella purtroppo non mostrò l’interesse che forse la madre auspicava, dei velocissimi "ciao" e nulla di più. Fuggiva sempre. Tempo dopo sua mamma fu molto chiara nel dirmi: “Alessio scusami per l’altra volta, immagino di averti colto alla sprovvista…avevo pensato di presentarti mia figlia…io ci ho provato ma…”
Le risposi che è normale che le opinioni delle madri e delle figlie siano sempre opposte. Quella scoppiò in una bella risata. A onor del vero l’estate scorsa ho visto la biondina insieme ad un milanesino fichetto con l’erre moscia e il ciuffo ingellato. Ho capito allora di non essermi perso proprio nulla.
Non lavorerò più al Beach, ma spero un giorno di poter andare dalla coppia di medici a dar loro notizia di esser riuscito a finire la dannata università. Ci riuscirò?
I due, dotati di uno spiccato accento Ligure, con noi son sempre stati disponibili a fare un minimo di dialogo. La prima volta che mi videro mi chiesero se ero nuovo, cosa facevo nella vita: mi fece davvero piacere riuscire a scorgere uno sprazzo di rapporto umano in quel luogo snob, altezzoso e finto: si trattava di una comunicazione molto di base, ma quei brevi scambi costituivano per me una vera e propria boccata d’ossigeno. Fin da subito mi presero in simpatia, forse colpiti dalla mia doppia vita di allora, universitario aspirante farmacista in inverno e bagnino sociopatico schiavizzato in estate. Era bello per me riconoscere un vago apprezzamento per quello che era il mio spirito di sacrificio di allora, veder riconosciuti i miei sforzi mi dava energia.
Una volta imprestai loro una maschera di quelle facenti parte dell’enorme mucchio degli oggetti smarriti, la utilizzarono per una settimana e quando me la restituirono mi regalarono una bottiglia di spumante, per sdebitarsi del gesto. Rimasi stupefatto. In compenso, la Cavallerizza, elemento di cui già ho parlato in un vecchio post, durante quei giorni riconobbe proprio quella maschera come sua e una bella mattina si mise a urlare accusando prima me e poi loro di avergliela rubata. L’episodio non ebbe seguito perché nessuno degnò di considerazione le invettive di quella pazza isterica.
Un pomeriggio la Moglie Dottoressa mi chiamò con ampi gesti: pensando che fosse successo qualcosa, rapidamente la raggiunsi agli scogli e quella invece mi presentò sua figlia: era una ragazza molto bella, dai capelli biondi e gli occhi verdi. Mi introdusse a lei con un’ampia premessa, io ero abbastanza imbarazzato, non mi aspettavo una cosa del genere, con molta naturalezza le raccontò di me dinanzi i miei stessi occhi. La fanciulla mi strinse la mano ma non si mostrò molto comunicativa. Sarà stata colpa del mio aspetto sudaticcio, stanco e trasandato ma quella non proferì parola. Dopo qualche minuto salutai e tornai al lavoro, totalmente galvanizzato da quel siparietto.
Quando incrociai la ragazza nelle giornate successive, quella purtroppo non mostrò l’interesse che forse la madre auspicava, dei velocissimi "ciao" e nulla di più. Fuggiva sempre. Tempo dopo sua mamma fu molto chiara nel dirmi: “Alessio scusami per l’altra volta, immagino di averti colto alla sprovvista…avevo pensato di presentarti mia figlia…io ci ho provato ma…”
Le risposi che è normale che le opinioni delle madri e delle figlie siano sempre opposte. Quella scoppiò in una bella risata. A onor del vero l’estate scorsa ho visto la biondina insieme ad un milanesino fichetto con l’erre moscia e il ciuffo ingellato. Ho capito allora di non essermi perso proprio nulla.
Non lavorerò più al Beach, ma spero un giorno di poter andare dalla coppia di medici a dar loro notizia di esser riuscito a finire la dannata università. Ci riuscirò?
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