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Insegnare a Pescebimbo che poteva tenere gli occhi aperti sott'acqua era stata davvero una faticaccia. Avevo dovuto insinuarmi nella sua mente, aiutarlo a vincere le sue paure, le sue perplessità. Percezione dell'acqua, possibilità di movimento, comprensione di capacità ancora da scoprire. Si trattava di un bambino molto spaventato dall'ambiente “piscina”, terrorizzato dall'idea dell'acqua alta, assolutamente dipendente dai braccioli e dalla presenza di un adulto al fianco. Le prime due lezioni erano state disastrose: fughe, esitazioni, urla e pianti, lo sguardo costantemente rivolto ai genitori preoccupati a bordo vasca.
Per le successive decisi di far allontanare la mamma e il papà. Erano i miei primi tentativi di insegnamento, ancora ero un profano, improvvisavo, tuttavia l'esperimento funzionò. La terza lezione fu risolutiva: il quattrenne Pescebimbo si rivelò molto più che acquatico e in breve, incitato e rassicurato dal sottoscritto, si liberò da ansie e paure e iniziò a spostarsi senza braccioli, ad immergersi, a far le bolle, a galleggiare e a tenere gli occhi aperti sott'acqua, sapientemente coinvolto in una serie di giochi studiati ad arte. Finché una mattina la mamma, tutta sorridente, mi venne incontro...
Mamma Pescebimbo: “Buongiorno! Ho visto che mio figlio andava sott'acqua l'altra volta, gli ho comprato la maschera, gliel'ho già data... Ho fatto bene?”
Bagnino quasi maestro: “.................”
Per le successive decisi di far allontanare la mamma e il papà. Erano i miei primi tentativi di insegnamento, ancora ero un profano, improvvisavo, tuttavia l'esperimento funzionò. La terza lezione fu risolutiva: il quattrenne Pescebimbo si rivelò molto più che acquatico e in breve, incitato e rassicurato dal sottoscritto, si liberò da ansie e paure e iniziò a spostarsi senza braccioli, ad immergersi, a far le bolle, a galleggiare e a tenere gli occhi aperti sott'acqua, sapientemente coinvolto in una serie di giochi studiati ad arte. Finché una mattina la mamma, tutta sorridente, mi venne incontro...
Mamma Pescebimbo: “Buongiorno! Ho visto che mio figlio andava sott'acqua l'altra volta, gli ho comprato la maschera, gliel'ho già data... Ho fatto bene?”
Bagnino quasi maestro: “.................”
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Psyco ciondola per le stradine e le viette dei giardini, vaga tra le sdraio della piscina con fare in apparenza assente, l'occhio stralunato a palla e la pelle giornalmente bruciata dal sole, la crema sistematicamente dimenticata sul comodino.
Lui si bomba di musica, l'ipod nelle orecchie e il volume altissimo, e così si isola e fluttua nel suo mondo onirico, tra vortici sonori e turbe mentali e contorsioni psichedeliche. Psyco alza i volumi al massimo anche quando è rinchiuso nel suo appartamento e l'eco risuona e rimbomba e giunge fino alla piscina del residence ove lui stesso risiede, fino alle orecchie delle vecchiette scandalizzate per cotanto scempio della sacra quiete.
Psyco di tanto in tanto prova a comunicare con la folla balneare ma nessuno mai lo considera, chi lo caccia in malo modo, chi lo insulta direttamente e in maniera pesante: il lombardo medio è troppo concentrato nell'autocontemplazione del proprio ego per scorgere e comprendere il talento, per esser sensibile all'altra persona, per percepire la necessità di comunicazione propria dell'essere umano. Ma Psyco è accorto e registra tutto. Il registratore in tasca, sempre a portata di mano. Le ingiurie tutte archiviate sul portatile, perché un giorno arriverà la resa dei conti. Il codice penale sempre nello zaino e l'estenuante ricerca dei giusti articoli, al riparo sotto il salvifico ombrellone: segni su segni in tutte le pagine, evidenziature, frammenti di leggi citati a memoria, visualizzazioni parziali di episodi processuali e possibili testimonianze e clamorose orazioni. Una volta era un dee jay, uno dei più famosi, fotografie di collaborazioni, ritagli di serate, ricordi sbiaditi. Ora lavora a casa, mette insieme pezzi e crea, ancora, vera passione che non sfuma, nonostante tutto, nonostante tutti. E il bagnino è ogni volta il primo a cui vengono fatte ascoltare le nuove produzioni. Echi dei lontani anni 90. Non ci son più le discoteche di una volta purtroppo.
Psyco è un artista del tuffo. Dal trampolino più alto si produce in capriole e rotolamenti. Tre metri non sono poi così tanti in fondo. E numerose le schienate e le sonore facciate. Ma Psyco persiste, perché è nella ripetizione che si giunge alla perfezione. E i racconti migliori derivano solo dalle gesta eroiche. Quando lui compare a bordo vasca, i bambini escono dall'acqua spaventati. Stormi di nonne compaiono muovendosi con fare disordinato e caotico, ai pargoli spauriti viene imposto di muoversi, di venir via, di correre, che quello è un elemento pericoloso, che quello ha una brutta faccia. “Ma il bagnino perché non fa nulla?”
Psyco è un artista multiforme e poliedrico. Con la sua camera riprende frammenti, immagini, momenti, rende sue brevi sequenze, che poi smonta, rimonta, incolla, remixa. E così al bagnino che medica una signora che si era graffiata, viene messa sotto la colonna sonora di “Profondo rosso”. Le sue composizioni sono a suo stesso dire “estroflessioni della psiche”. E il popolo balneare è troppo limitato per capire, imprigionato nella frenesia quotidiana, nella fretta, nell'insensibilità, nella chiusura comunicativa. Perché la vacanza è relax.
Lui si bomba di musica, l'ipod nelle orecchie e il volume altissimo, e così si isola e fluttua nel suo mondo onirico, tra vortici sonori e turbe mentali e contorsioni psichedeliche. Psyco alza i volumi al massimo anche quando è rinchiuso nel suo appartamento e l'eco risuona e rimbomba e giunge fino alla piscina del residence ove lui stesso risiede, fino alle orecchie delle vecchiette scandalizzate per cotanto scempio della sacra quiete.
Psyco di tanto in tanto prova a comunicare con la folla balneare ma nessuno mai lo considera, chi lo caccia in malo modo, chi lo insulta direttamente e in maniera pesante: il lombardo medio è troppo concentrato nell'autocontemplazione del proprio ego per scorgere e comprendere il talento, per esser sensibile all'altra persona, per percepire la necessità di comunicazione propria dell'essere umano. Ma Psyco è accorto e registra tutto. Il registratore in tasca, sempre a portata di mano. Le ingiurie tutte archiviate sul portatile, perché un giorno arriverà la resa dei conti. Il codice penale sempre nello zaino e l'estenuante ricerca dei giusti articoli, al riparo sotto il salvifico ombrellone: segni su segni in tutte le pagine, evidenziature, frammenti di leggi citati a memoria, visualizzazioni parziali di episodi processuali e possibili testimonianze e clamorose orazioni. Una volta era un dee jay, uno dei più famosi, fotografie di collaborazioni, ritagli di serate, ricordi sbiaditi. Ora lavora a casa, mette insieme pezzi e crea, ancora, vera passione che non sfuma, nonostante tutto, nonostante tutti. E il bagnino è ogni volta il primo a cui vengono fatte ascoltare le nuove produzioni. Echi dei lontani anni 90. Non ci son più le discoteche di una volta purtroppo.
Psyco è un artista del tuffo. Dal trampolino più alto si produce in capriole e rotolamenti. Tre metri non sono poi così tanti in fondo. E numerose le schienate e le sonore facciate. Ma Psyco persiste, perché è nella ripetizione che si giunge alla perfezione. E i racconti migliori derivano solo dalle gesta eroiche. Quando lui compare a bordo vasca, i bambini escono dall'acqua spaventati. Stormi di nonne compaiono muovendosi con fare disordinato e caotico, ai pargoli spauriti viene imposto di muoversi, di venir via, di correre, che quello è un elemento pericoloso, che quello ha una brutta faccia. “Ma il bagnino perché non fa nulla?”
Psyco è un artista multiforme e poliedrico. Con la sua camera riprende frammenti, immagini, momenti, rende sue brevi sequenze, che poi smonta, rimonta, incolla, remixa. E così al bagnino che medica una signora che si era graffiata, viene messa sotto la colonna sonora di “Profondo rosso”. Le sue composizioni sono a suo stesso dire “estroflessioni della psiche”. E il popolo balneare è troppo limitato per capire, imprigionato nella frenesia quotidiana, nella fretta, nell'insensibilità, nella chiusura comunicativa. Perché la vacanza è relax.
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