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9 aprile 2009, 11:36 - Personaggi, Residence
Psyco ciondola per le stradine e le viette dei giardini, vaga tra le sdraio della piscina con fare in apparenza assente, l'occhio stralunato a palla e la pelle giornalmente bruciata dal sole, la crema sistematicamente dimenticata sul comodino. Lui si bomba di musica, l'ipod nelle orecchie e il volume altissimo, e così si isola e fluttua nel suo mondo onirico, tra vortici sonori e turbe mentali e contorsioni psichedeliche. Psyco alza i volumi al massimo anche quando è rinchiuso nel suo appartamento e l'eco risuona e rimbomba e giunge fino alla piscina del residence ove lui stesso risiede, fino alle orecchie delle vecchiette scandalizzate per cotanto scempio della sacra quiete.
Psyco di tanto in tanto prova a comunicare con la folla balneare ma nessuno mai lo considera, chi lo caccia in malo modo, chi lo insulta direttamente e in maniera pesante: il lombardo medio è troppo concentrato nell'autocontemplazione del proprio ego per scorgere e comprendere il talento, per esser sensibile all'altra persona, per percepire la necessità di comunicazione propria dell'essere umano. Ma Psyco è accorto e registra tutto. Il registratore in tasca, sempre a portata di mano. Le ingiurie tutte archiviate sul portatile, perché un giorno arriverà la resa dei conti. Il codice penale sempre nello zaino e l'estenuante ricerca dei giusti articoli, al riparo sotto il salvifico ombrellone: segni su segni in tutte le pagine, evidenziature, frammenti di leggi citati a memoria, visualizzazioni parziali di episodi processuali e possibili testimonianze e clamorose orazioni. Una volta era un dee jay, uno dei più famosi, fotografie di collaborazioni, ritagli di serate, ricordi sbiaditi. Ora lavora a casa, mette insieme pezzi e crea, ancora, vera passione che non sfuma, nonostante tutto, nonostante tutti. E il bagnino è ogni volta il primo a cui vengono fatte ascoltare le nuove produzioni. Echi dei lontani anni 90. Non ci son più le discoteche di una volta purtroppo.
Psyco è un artista del tuffo. Dal trampolino più alto si produce in capriole e rotolamenti. Tre metri non sono poi così tanti in fondo. E numerose le schienate e le sonore facciate. Ma Psyco persiste, perché è nella ripetizione che si giunge alla perfezione. E i racconti migliori derivano solo dalle gesta eroiche. Quando lui compare a bordo vasca, i bambini escono dall'acqua spaventati. Stormi di nonne compaiono muovendosi con fare disordinato e caotico, ai pargoli spauriti viene imposto di muoversi, di venir via, di correre, che quello è un elemento pericoloso, che quello ha una brutta faccia. “Ma il bagnino perché non fa nulla?”
Psyco è un artista multiforme e poliedrico. Con la sua camera riprende frammenti, immagini, momenti, rende sue brevi sequenze, che poi smonta, rimonta, incolla, remixa. E così al bagnino che medica una signora che si era graffiata, viene messa sotto la colonna sonora di “Profondo rosso”. Le sue composizioni sono a suo stesso dire “estroflessioni della psiche”. E il popolo balneare è troppo limitato per capire, imprigionato nella frenesia quotidiana, nella fretta, nell'insensibilità, nella chiusura comunicativa. Perché la vacanza è relax.
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