Cagare fuori dal vaso 
4 febbraio 2008, 17:09 - Lifeguarding
Frequentare uno stabilimento cinque stelle è un marchio d’orgoglio, qualcosa di cui fregiarsi, un punto di arrivo. Non importa se l’acqua è sempre sporca per via dei depuratori non funzionanti e dei porti turistici altamente inquinanti che sorgono ovunque nel golfo, se l’età media è sopra i sessanta e nessuno mai sorride, se l’atmosfera è costantemente morta e ferma. L’importante è darsi l’illusione dell’appartenenza ad un’elite sociale, fondamentale è alimentare una consapevolezza malata, poco importa se si va a star peggio. Poco importa se quei bagni son oggettivamente scomodi per via di una struttura terrazzata e per via di una spiaggia che di fatto nemmeno c’è, visto che ci son solo tre scalette per entrare in mare, poste su una orribile e antiestetica colata di cemento, che deturpa il paesaggio e però fa tanto chic. Poco importa se per un singolo ingresso giornaliero, la persona va a pagare più di cinquanta euro. Primario è adeguarsi, non esser da meno, vedere quella ricchezza luccicante e bieca a un passo e lasciarsi ammaliare da essa, pensare di essere all’altezza. All’altezza di tanta bassezza.

Esser li, esser presenti, far finta di sorridere, mostrare comportamenti sicuri e decisi, recitare. Ed ecco allora famigliole normali, con un’attività comune, uno stipendio di poco sopra la media, che centellinano le tessere da dieci ingressi, mezzo biglietto alla volta, per poter avere quanti più accessi possibile. Un anno trascorso a risparmiare sui dettagli per pochi giorni di stenti. Gente che con gli stessi soldi, potrebbe trascorrere una stagione intera in un'altra spiaggia magari non a cinque stelle ma comunque di livello, magari con una battigia degna di questo nome e un po’ di sabbia e tanto relax. No, si preferisce imprimere negli occhi di bambini innocenti tutti quei comportamenti altezzosi, si preferisce raccontare a ragazzine sognanti di un futuro certo nel mondo della moda, si preferisce ostentare una ridicola solidità a dispetto di un’etica crepata, si preferisce vivere nell’abbaglio.

I ricchi amano dare la mancia, sinonimo di signorilità e potere, icona comportamentale volta alla sottolineatura della diversità tra caste, sintomo pesante di un’eredità clientelare radicata nella storia che sempre ci porteremo appresso. I dipendenti disprezzano quel gesto, perlopiù son pagati per fare il loro lavoro. In Francia la mancia è compresa nelle tariffe, là si è dato modo a chi se la guadagna di poter mantenere una propria dignità. In Italia no, c’è un sistema intero che trama giorno per giorno per render sempre più insanabile il divario tra le classi. E ai potenti si continua a concedere non solo potere e impunità, ma anche quella libertà nella negazione continua di quel senso di umanità, che più di ogni altra cosa sta distruggendo questa società. E il vaticano spettatore colluso di tanto schifo.

La famigliola media deve pur omologarsi, anche in questo.
Dinanzi il bagnino che per fare un piacere porta una sdraio in più, la bambina si atteggia a diva imitando le ricche signore intorno e gli porge un euro, il ragazzo neanche può dire “No grazie” perché arriva a capire che la cosa la ferirebbe. La mamma allora scorge lo sguardo nefasto che grava su di lei e interviene “Ti offriamo un caffè…” ponendo il gesto in una dimensione più amichevole. Si resta ancor più esterrefatti nel rendersi conto di avere davanti una madre che nega alla propria figlia un’infanzia “umana” con piena coscienza, con lucidità. E il padre succube che osserva la scena silente e fintamente distratto. Mi auguro che quelle famigliole possan riuscire a mantenere vivi i sogni inculcati ai propri bambini, perché quando quei castelli di carte si sgretoleranno il crollo sarà tremendo.

Administrator (Ale) 
7 febbraio 2008, 00:09
Grazie caro.

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