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	<title>Le amiche carine del bagnino</title>
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		<name>Ale</name>
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	<copyright>Copyright 2010, Ale</copyright>
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		<title>Il blog continua...</title>
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		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[Le nuove cronache, le troverete al seguente link...<br /><br /><a href="http://gestaepiche.splinder.com/" target="_blank" >http://gestaepiche.splinder.com/</a><br /><br />Ola!]]></content>
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		<title>L&#039;aspirina</title>
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		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[Gli <b>adolescenti</b> adottano ogni genere di scusa per effettuare la minor quantità possibile di movimento.<br /><br />Allievo Big: <i>“Ale posso uscire dall&#039;acqua che ho mal di testa??”</i><br /><br />Ale maestro di nuoto: <i>“No, non esci. Dai, nuota e vedrai che ti passa...”</i><br /><br />Allievo Big: <i>“Puoi mica darmi una pastiglia? Non esco la ingoio così...”</i><br /><br />Ale maestro di nuoto: <i>“Nuota! Non dire fesserie...e medicinali in futuro cerca di prenderne il meno possibile, sono tutti quanti deleteri...”</i><br /><br />Allievo Big: <i>“Dai <b>un&#039;aspirina</b> solamente!”</i><br /><br />Ale maestro di nuoto: <i>“...............200 metri misti. E vorrei veder le virate, grazie.”</i><br />]]></content>
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		<issued>2009-11-02T00:00:00Z</issued>
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		<title>Harry Potter </title>
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		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[<b>Bordo vasca.</b> Il maestro di nuoto, in attesa di iniziar la lezione, si rivolge ai propri allievi, giusto per far due battute in scioltezza prima di entrare in acqua.<br /><br />Ale maestro di nuoto: <i>“Ma voi li avete visti i film di Harry Potter? E i libri li avete letti? Lo sapete chi è Baston? Baston è troppo forte...è il migliore...”</i><br /><br />Nano 1: <i>“Si si io lo conosco Harry Potter...!”</i><br />Nano 2: <i>”Lo sai chi è Cedric? Lo sai che Cedric muore? Viene ucciso da Voldemort....”</i><br /><br />Ale maestro di nuoto: <i>“Non mi avete ancora risposto su Baston...è il capitano della squadra di Quiddich di Grifondoro...lui si che è un tipo giusto...”</i><br /><br />Nano 1: <i>“No il mio preferito è Sirius...”</i><br />Ale mastro di nuoto: <i>“Si Sirius è un grande....”<br /></i><br />Nano 2: “E lo sai che invece nel sei muore...”<br />Ale maestro di nuoto: <i>“Nooooo il sei devo ancora vederlo, taci!!!!”</i><br />Nano 2: <i>”Nel sei muore Silente!!!”</i><br />Ale maestro di nuoto: <i>“...............................”<br /></i><br />Ai maestri di nuoto dovrebbero concedere di poter <b>annegare</b> i propri allievi.<br />Specie quando sono <b>insulsamente trotterellanti</b> e ti rivelano a tradimento finali di film e libri.<br />]]></content>
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		<issued>2009-11-02T00:00:00Z</issued>
		<modified>2009-11-02T00:00:00Z</modified>
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		<title>La maschera</title>
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		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[Insegnare a <b>Pescebimbo</b> che poteva tenere gli occhi aperti sott&#039;acqua era stata davvero una <b>faticaccia</b>. Avevo dovuto insinuarmi nella sua mente, aiutarlo a vincere le sue paure, le sue perplessità. <i>Percezione dell&#039;acqua, possibilità di movimento, comprensione di capacità ancora da scoprire</i>. Si trattava di un bambino molto spaventato dall&#039;ambiente <i>“piscina”</i>, terrorizzato dall&#039;idea dell&#039;acqua alta, assolutamente dipendente dai braccioli e dalla presenza di un adulto al fianco. Le prime due lezioni erano state disastrose: fughe, esitazioni, urla e pianti, lo sguardo costantemente rivolto ai genitori preoccupati a bordo vasca.<br /><br />Per le successive decisi di far allontanare la mamma e il papà. Erano i miei primi tentativi di insegnamento, ancora ero un profano, improvvisavo, tuttavia l&#039;esperimento funzionò. La terza lezione fu risolutiva: il quattrenne Pescebimbo si rivelò <b>molto più che acquatico </b>e in breve, incitato e rassicurato dal sottoscritto, si liberò da ansie e paure e iniziò a spostarsi senza braccioli, ad immergersi, a far le bolle, a galleggiare e a tenere gli occhi aperti sott&#039;acqua, sapientemente coinvolto in una serie di giochi studiati ad arte. Finché una mattina <b>la mamma</b>, tutta sorridente, mi venne incontro...<br /><br />Mamma Pescebimbo: <i>“Buongiorno! Ho visto che mio figlio andava sott&#039;acqua l&#039;altra volta, gli ho comprato la maschera, gliel&#039;ho già data... Ho fatto bene?”</i><br />Bagnino quasi maestro:  <i>“.................”<br /></i>]]></content>
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		<issued>2009-04-09T00:00:00Z</issued>
		<modified>2009-04-09T00:00:00Z</modified>
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		<title>Psyco</title>
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		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[ Psyco ciondola per le stradine e le viette dei giardini, vaga tra le sdraio della piscina con fare <i>in apparenza</i> assente, l&#039;occhio stralunato a palla e la pelle giornalmente bruciata dal sole, la crema sistematicamente dimenticata sul comodino. <br /> Lui si bomba di  musica, l&#039;ipod nelle orecchie e il volume altissimo,  e così si isola e fluttua nel suo mondo onirico, tra vortici sonori e turbe mentali e contorsioni psichedeliche. Psyco alza i volumi al massimo anche quando è rinchiuso nel suo appartamento e l&#039;eco risuona e rimbomba e giunge fino alla piscina del residence ove lui stesso risiede, fino alle orecchie delle vecchiette scandalizzate per cotanto scempio della <b>sacra quiete</b>. <br /><br />Psyco di tanto in tanto prova a comunicare con la folla balneare ma nessuno mai lo considera, chi lo caccia in malo modo, chi lo insulta direttamente e in maniera pesante: il lombardo medio è troppo concentrato nell&#039;autocontemplazione del proprio ego per scorgere e comprendere il talento, per esser sensibile all&#039;altra persona, per percepire la necessità di comunicazione propria dell&#039;essere umano. Ma Psyco è accorto e registra tutto. Il registratore in tasca, sempre a portata di mano. Le ingiurie tutte archiviate sul portatile, perché un giorno arriverà la resa dei conti. Il codice penale sempre nello zaino e l&#039;estenuante ricerca dei giusti articoli, al riparo sotto il salvifico ombrellone: segni su segni in tutte le pagine, evidenziature, frammenti di leggi citati a memoria, visualizzazioni parziali di episodi processuali e possibili testimonianze e clamorose orazioni. Una volta era un <i>dee jay</i>, uno dei più famosi, fotografie di collaborazioni, ritagli di serate, ricordi sbiaditi. Ora lavora a casa, mette insieme pezzi e crea, ancora, vera passione che non sfuma, nonostante tutto, nonostante tutti. E il bagnino è ogni volta il primo a cui vengono fatte ascoltare le nuove produzioni. Echi dei lontani anni 90. <i>Non ci son più le discoteche di una volta purtroppo.</i><br /><br />Psyco è un artista del <b>tuffo</b>. Dal trampolino più alto si produce in capriole e rotolamenti. Tre metri non sono poi così tanti in fondo. E numerose le schienate e le <b>sonore facciate</b>. Ma Psyco persiste, perché è nella ripetizione che si giunge alla perfezione. E i racconti migliori derivano solo dalle gesta eroiche. Quando lui compare a bordo vasca, i bambini escono dall&#039;acqua spaventati. Stormi di nonne compaiono muovendosi con fare disordinato e caotico, ai pargoli spauriti viene imposto di muoversi, di venir via, di correre, che quello è un elemento pericoloso, che quello ha una brutta faccia. <i>“Ma il bagnino perché non fa nulla?”</i><br /><br /> Psyco è un artista multiforme e poliedrico. Con la sua camera riprende frammenti, immagini, momenti, rende<b> sue</b> brevi sequenze, che poi smonta, rimonta, incolla, remixa. E così al bagnino che medica una signora che si era graffiata, viene messa sotto la colonna sonora di <i>“Profondo rosso”</i>. Le sue composizioni sono a suo stesso dire <i>“estroflessioni della psiche”</i>. E il popolo balneare è troppo limitato per capire, imprigionato nella frenesia quotidiana, nella fretta, nell&#039;insensibilità, nella chiusura comunicativa. <i>Perché la vacanza è relax.</i>]]></content>
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		<issued>2009-04-09T00:00:00Z</issued>
		<modified>2009-04-09T00:00:00Z</modified>
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		<title>Marisa Energia</title>
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		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[<b>Marisa Energia</b> è l’insegnante di <b>acquagym</b> del <i>Beach</i>. Durante la stagione estiva, tiene di anno in anno corsi giornalieri ai quali partecipano le <b>legnose vecchiette</b> e le <b>mamme annoiate</b> che frequentano lo stabilimento. Marisa è un vulcano, un tornado, una persona solare e splendente, viva e coinvolgente, sempre attiva, sorridente e allegra. Pronta alla battuta, allo scherzo, abilissima nel motivare  e nell’incitare quelle che all’inizio sono le sue flaccide allieve e che al termine del ciclo delle sue lezioni, sempre recuperano un discreto stato di forma fisica, chi più, chi meno. Le ore trascorse insieme a lei sono un turbine di vivacità, una vera e propria esplosione di calore e vitalità, energia pura che viene emanata e si diffonde intorno e si percepisce intorno tanto è netta, palese e potente.<br /><br />Gentile e disponibile con tutte le sue dame, combatte strenuamente contro la <b>pigrizia</b> di ognuna di esse. Sono soprattutto le signore un po’ più in là con l’età , a lamentare continuamente stanchezza, dolorini sparsi e più di ogni altra cosa un’enorme paura: temono il <b>mare</b>, l’acqua fredda, l’eventuale presenza di meduse, il possibile sorgere di onde anomale: la Mari è costretta a sorbirsi di volta in volta una serie estenuante di mugugni e moine e brusii e occhiate oblique. Per lei la lezione effettuata in mare, nel momento in cui le condizioni ambientali lo consentono, è una priorità assoluta, l’acqua fresca tonifica, il movimento delle onde costituisce una costante aggiuntiva contro cui combattere, il lavoro operato all’aria aperta è un vero e proprio toccasana; tutto il suo seguito sembra ignorare però tutti questi fattori, le vecchie prediligono infatti la <b>piscina interna</b>, più comoda ed elegante, ignorano il fatto che sia piccola, chiusa e calda, sorvolano sul fatto che l’aria lì sia stagnante e densa dei fumi del cloro, snobbano con una superficialità inquietante la grandezza e la bellezza di un mare che eppure è situato lì a un passo.<br /><br />Il più delle volte, la positiva e convincente Marisa riesce comunque a trascinarle tra i flutti marini e allora è possibile scorgere la trainer in piedi sulla <b>zattera</b> al largo, a sbraitare, a muoversi continuamente, senza risparmiarsi un minuto, sotto il sole cocente di mezzogiorno e le viziate e le auguste signore in acqua, a fare per lo più movimenti parziali. Per Marisa Energia il lavoro acquatico è una vera e propria passione, tanto che non si ferma nemmeno dinanzi a malesseri, stati influenzali e febbri. In effetti, riesce addirittura a far lavorare, sudare e soffrire le viziate e acide signore del Beach e a farsi pure <b>pagare</b> per questo: un vero fenomeno.]]></content>
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		<issued>2008-05-12T00:00:00Z</issued>
		<modified>2008-05-12T00:00:00Z</modified>
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		<title>Ste e il TSO</title>
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		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[<b>Ste l’Orso</b> è noto per essere un bagnino caratterialmente <b>ruvido</b>, il suo soprannome deriva infatti da questa suo particolare lato emotivo, profondamente legato alla sua essenza.<br /><br />Potenzialmente il bagnino Ste possiede nelle sue corde qualità eccelse, sa essere infatti un abile comunicatore e un professionista completo, pronto, attivo e lesto in tutte le situazioni, schietto, sintetico e sincero, signorile e magnetico, apprezzato da tutti, clienti, amici e colleghi, per la cordialità e l’efficienza sempre puntuali e <b>mai</b> disattese. Ma in alcuni momenti, pur limitati e circoscritti, risulta essere cupo e scontroso, arriva proprio a trattenere, quasi a imprigionare quell’ espansività che eppure gli appartiene, a frenare le interazioni con le persone intorno e a compromettere la comunicazione verbale con esse, tanto da arrivare a far realmente suo quel soprannome che eppure da sempre rifiuta. <br /><br />A condizionarlo in parte, sicuramente sono alcune sue vicende sentimentali legate al passato e che talvolta nella sua mente riemergono, alcune legate a cocenti  e ingiuste delusioni che devono averlo ferito in maniera profonda, come spesso accade alle persone buone e semplici. Netto in lui il bisogno di una metà femminile, che lo completi, lo inciti e lo supporti giornalmente. Una metà che ancora non ha trovato, ma che senza ombra di dubbio prima o poi arriverà. Nei momenti tetri dal punto di vista umorale, Ste l’Orso incarna perfettamente lo stereotipo del tipico lifeguard <b>Ligure</b>, lento e lamentoso, pigro e supponente, negativo e sempre pronto al mugugno. E si tratta di un peccato, di una violenza che lui stesso si infligge, perché la sua vera natura è esattamente quella opposta. Il punto è che i <b>due volti</b>, si alternano nel suo profilo. E non esiste una via di mezzo, un compromesso, uno stato mediale. Si passa dal bianco al nero,quasi si trattasse <i>di un Dott.Jekyll e di un Mister Hyde</i>. Il punto di passaggio, però, è ravvisabile.<br /><br />Ci siam resi conto già dalla prime stagioni che Ste detto l’Orso aveva una peculiarità: certe mattine giungeva al <i>Beach</i> sorridente e tranquillo, disponibile al dialogo e ai normali rapporti interpersonali che posson svilupparsi in un ambiente lavorativo. Altre volte arrivava invece tesissimo, i tratti del viso tirati, l’aura assolutamente cupa e oscura, in quei momenti comunicare con lui era davvero difficile, le sue risposte fuoriuscivano fredde e taglienti, talvolta in suoni gutturali, quasi ringhiasse, come se le parole gli raschiassero in gola, il suo incedere era frenetico, l’energia nei gesti era esplosiva e si produceva in movimenti rapidi, innaturali e meccanici. <br /><br />Fu <i>Mattia il Palestrato</i> a notare per primo che in certi frangenti, Ste appariva nervoso, scompariva una mezz’ora, e dopo di che ricompariva sereno e disteso. Quando realizzammo che nel passaggio da uno stato all’altro, si verificava una <b>sosta</b> in bagno o in cabina, iniziammo a intuire l’arcano. Il punto è che nel periodo di tempo limitato, il cambiamento risultava essere ancor più netto e palese. Fu sempre l’infimo Mattia  a coniare la sigla <b>TSO</b>  stante a significare <i>“Tasso Sega Orso”</i>. <br /><br />Quando il TSO era elevato, il livello ormonale nel sangue del collega era notevole, l’individuo era socialmente<b> pericoloso</b>, le eventuali interazioni con lui necessitavano di esser marginate. Lui stesso, comunque, si isolava in lavori solitari, noi cercavamo di restare a lato, consapevoli della situazione. Avevamo un codice, <i>“a stecca” </i>significava che il TSO sembrava esser al limite massimo. Quando il TSO al contrario pareva esser basso, la <b>mutazione</b> in Ste era visibile anche a livello somatico, i tratti del viso erano distesi, i toni lievi e pacati, le sue movenze erano fluide, anche con i clienti risultava esser molto più disponibile e pronto alle incombenze.<br /><br /><i>Il principe dei mostri</i> fu sempre consapevole di questo stato di cose, ci rise sempre su, ma mai si regolò a riguardo: anziché considerare gli stati e le esigenze del suo veterano, preferì sempre bullarsi di lui dall’alto del proprio ruolo, rifilandogli sistematicamente i lavori peggiori nei momenti più negativi, col risultato che spesso il povero Ste, che eppure è sempre stato uno degli elementi più dediti e attivi, si demotivava, nel lavoro e non solo. E la cosa orribile è che questo, per il nostro capo servizio, era motivo di estrema soddisfazione.]]></content>
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		<issued>2008-05-11T00:00:00Z</issued>
		<modified>2008-05-11T00:00:00Z</modified>
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		<title>Il Laureato</title>
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		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[Conobbi <b>il Laureato</b> nel corso della mia prima stagione al <i>Beach</i>. Si trattava di un  trentaduenne vagamente stempiato, capelli corti castani, altezza media, esile e fisicamente asciutto. Questo personaggio affermava allora di avere alle spalle una lunga ed importante carriera da bagnino, fatta si <b>stage professionali operati in Canada</b> e di imboscamenti con belle signore all’interno di antri e cabine. Innumerevoli i suoi racconti, tutti traboccanti di palesi incongruenze. Al collo teneva un <b>fischietto</b> iper-tecnologico che a suo dire si poteva utilizzare liberamente sott’acqua e da lì sentirsi ovunque intorno. In realtà come bagnino non sembrava essere né arguto, né agile, sempre manifestava la sua stanchezza, sempre era disattento, rivolto di più alla conversazione con la clientela che all’osservazione e al controllo dei bagnanti. In acqua nemmeno brillava poi così tanto. <br /><br />Sul lavoro era lento, mal disposto, sempre pronto alla <b>polemica</b> e alla contestazione sistematica delle direttive. Forse per via dell’età, faticava visibilmente a reggere le dodici/tredici ore giornaliere di caldo e fatica. Si rapportava pessimamente col capo servizio, il Laureato etichettava continuamente <i>il Principe dei mostri</i> nei modi più svariati, e cercava ogni volta aggettivi rari, difficili, sempre diversi, si serviva di termini arguti e nobili, per lui la necessità di manifestare la propria cultura era una costante da cui mai prescindeva. Nel curriculum ostentava infatti una notevole <b>laurea in lettere</b> che probabilmente gravava sul suo essere, mal sopportava quell’ambiente, quella professione, consapevole come era di essere al di sopra, culturalmente, della maggior parte delle persone intorno. Quello stabilimento ove non si poteva discutere, ma solamente eseguire, era per lui insopportabile, sia a livello pratico che concettuale, le incombenze imposte al di fuori di ogni logica si contorcevano continuamente in lui, assurde, insopportabili e opprimenti come in effetti erano.<br /><br />Viveva le giornate a modo suo, cercando di andare contro i ritmi usuali, provava spesso a confrontarsi col capo servizio, servendosi di una dialettica fine e non confutabile, ma in cambio riceveva perlopiù risposte maldate, taglienti e arroganti, che non facevano altro che aumentare la sua insoddisfazione e il suo malcontento. Il punto è che spesso rallentava tutta la squadra: emblematica la volta in cui accompagnò una tremante vecchiettina inglese che a tutti i costi desiderava un posto in piscina: essendo tutte le sdraio occupate in quel momento, <i>il Laureato</i> non la indirizzò verso un’altra terrazza, nemmeno le portò un altro lettino, nemmeno si sforzò di pensare a una soluzione alternativa: semplicemente si sedette con lei al bar attendendo che si liberasse una postazione. Noi altri, a dir poco, basiti.<br /><br />Il suo rapporto con il Boss peggiorò quando, giunto quel fatidico agosto e la tanto attesa metà della stagione, il Laureato si ruppe un mignolo del piede, per via di un colpo, preso contro una trave di legno. Colse l’occasione al volo, subito si fece portare in ospedale, avrebbe potuto farsi fare una legatura rapida e continuare così a presenziare in spiaggia, preferì farsi inserire un supporto metallico a livello interno, vistoso e doloroso, dovette così andarsene in <b>mutua</b> per quattro settimane. Quando si recò a portare la relativa documentazione cartacea nell’ufficio amministrativo, si presentò impersonando la più tipica delle sceneggiate all’italiana, l’andatura zoppicante, il ferro che spuntava, i tratti del viso tirati. Allora diciassettenne, ebbi modo di vedere una delle peggiori scene in assoluto. Quello peraltro si rivelò poi  un agosto micidiale, le temperature altissime e un pienone ininterrotto, per tutto il mese, non una goccia di pioggia, non un filo di vento: il Principe dei mostri ovviamente non cercò un bagnino sostitutivo, si limitò a privarci del giorno libero settimanale. Quando il Laureato ritornò poi a settembre, la comunicazione tra lui e il capo si dissolse del tutto, fino alla fine del mandato. Non una parola e un costante clima di tensione. Questioni di orgoglio, di limiti comportamentali, di atteggiamenti sbagliati, di vuoti di comunicazione.]]></content>
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		<modified>2008-05-11T00:00:00Z</modified>
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		<title>Bimbo Hulk</title>
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		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[Il <b>Bimbo Hulk</b> apparve al <i>Beach</i> che aveva poco più di un anno e mezzo. Si trattava di un bambino non grasso, ma proprio <b>grosso</b>, <b>possente</b> per la corporatura e visibilmente <b>forte</b> per via della sua robusta costituzione fisica. Non sembrava essere troppo viziato, era davvero bravo, sempre calmo, pacato, silente, gli occhi vispi, attenti e curiosi. La mamma, bella, educata e gentile, già all’epoca gli parlava <b>fluentemente </b>sia in italiano che in inglese e lui sembrava assorbire davvero ogni singolo suono, registrando tonalità, parole, gesti e espressioni. <br /><br />Il giorno in cui arrivarono, lei mi spiegò che sperava tanto che suo figlio imparasse a camminare proprio in quello stabilimento, ove lei stessa aveva trascorso tanto tempo da piccola: e deve essersi applicata non poco nelle settimane successive, le sue aspettative furono molto più che soddisfatte: nel giro di neanche un mese, Hulk iniziò a camminare, a trotterellare e a fare gli scalini, ed anche <b>in acqua</b> si dimostrò un vero prodigio: un pomeriggio si fece una distanza pari ad un’ottantina di metri, dalla scaletta alla zattera. Beh, piazzato nel centro di una sicura ciambella, con i braccioli alle braccia e la mamma a fianco che lo incitava e lo rassicurava. Ma di fatto, nuotò da solo, a cagnolino o forse con uno stile tutto suo. Andata e ritorno. <br /><br />Al di là del suo evidente feeling con le acque marine, Bimbo Hulk prediligeva in assoluto <b>la piscina</b>; quando la madre prendeva il sole sulla sdraio e lui la osservava annoiato da sotto l’ombrellone, ripeteva quella parola in continuazione <i>“…piscina, piscina, piscina…”</i>, quello era il suo luogo preferito, il suo mantra, la sua passione. Una sola volta si arrabbiò, la mamma stava raccogliendo creme e asciugamani per andare via, lui evidentemente desiderava rimanere ancora in spiaggia. Il suo visetto si fece accigliato e violaceo: cacciò <b>un urlo colossale</b>, che probabilmente riecheggiò in tutto il territorio compreso tra Savona e Spezia. Il pargolo non piangeva mai, ma quella volta si fece sentire eccome, furono <b>venti minuti</b> di grida furibonde e temibili. Per il silenzio attonito del popolo balneare intorno. In compenso da quella volta, la madre credo abbia trovato il giusto metodo, perché anche nelle stagioni successive, mai più l’abbiam visto frignare.]]></content>
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		<title>La gola nera</title>
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		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[Due stagioni or sono, una sera, si tenne in piscina un <b>party</b> di quelli <i>fescion-trendi</i>, di quelli densamente popolati da individui strambi con la erre moscia e la camicia firmata. L’organizzatrice dell’evento chiese con largo anticipo se era possibile avere a disposizione, per la serata, un bagnino fino alla mezzanotte, tanto da poter dare ai convitati una presenza rassicurante. L’albergo ci comunicò dell’incombenza il pomeriggio stesso, avrebbero potuto avvertirci uno, due giorni prima, ma evidentemente preferirono non darci modo di organizzarci con turni e giornate libere. Nessun elemento della squadra era entusiasta all‘idea di doversi fermare al Beach dopo le usuali dodici ore di fatica e di caldo, alla fine fu <i>Ste detto l’Orso</i>, da buon veterano carismatico, a incaricarsi del compito. Dal suo resoconto, la festa trascorse in maniera tranquilla, liscia, nessun tuffatore imprevisto, perlopiù fu la sobrietà a regnare indisturbata; l’esimio collega rimase seduto alla postazione che si era appositamente creato, a legger riviste e a controllare la situazione con fare distratto. A metà della serata, intorno alle ventuno, doveva ancora cenare, così, affamato, stanco e bisognoso di energie, chiese un piatto al ristorante della spiaggia. Gli alti e selezionati <b>Chef</b> gli prepararono un <b>filetto con la rucola</b>, che Ste divorò senza troppe cerimonie. Le restanti ore passarono senza intoppi, al termine se ne andò a casa, del tutto ignaro di quel che gli sarebbe accaduto da lì a poco.<br /><br />Durante la notte il povero Orsetto si svegliò, iniziò ad avvertire un sentore di forte malessere, la febbre si fece subito alta, i suoi genitori, preoccupati, chiamarono l’ambulanza, fu portato in ospedale: si ritrovò con la <b>gola</b> completamente <b>“bruciata”</b>, nera alla vista, i dottori gli spiegarono che i tessuti superficiali erano stati consumati in maniera repentina da un <b>batterio</b> che probabilmente aveva inalato o ingerito e che li aveva trovato terreno fertile per proliferare, rapido e temibile. I sospetti ricaddero su quella rucola di quella cucina cinque stelle, probabilmente lavata con poca attenzione, o forse calpestata dai cuochi, o forse alterata. Ste rimase in ospedale per quattro giorni, non ebbe particolari disagi, si riprese con agilità. Avrebbe potuto prendersi settimane e settimane di mutua per la gravità dell’accidente, ma preferì ritornare al lavoro, perché a letto si annoiava e perché non voleva lasciare i suoi colleghi con un uomo in meno, che ovviamente il capo servizio non avrebbe rimpiazzato. Ste ritornò per noi, la direzione dell’albergo non gli riconobbe ovviamente nessun merito: chiese solamente, vista la disposizione medica a riguardo, di poter mangiare cose fredde, come <b>gelato</b> o yogurt, visto che per qualche settimana non poteva nutrirsi di altro. Nemmeno in quello venne accontentato, si ritrovò costretto a portarsi le vaschette da casa. Non li degnò nemmeno di <b>denuncia</b>, tanto erano immeritevoli di considerazione quanto bassi eticamente ed umanamente.]]></content>
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		<issued>2008-04-13T00:00:00Z</issued>
		<modified>2008-04-13T00:00:00Z</modified>
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		<title>Il batterio Cunningham</title>
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		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[Il <b>Principe dei mostri</b> è sempre stato noto per la sua pigrizia, per l’autorità che amava esercitare sui suoi miseri quattro, cinque dipendenti: dimostrare il proprio potere, provare ad ampliarlo, dar sfoggia della propria posizione, anche nelle piccole cose, eran per lui una necessità vitali, un bisogno fondamentale; uno dei suoi esercizi giornalieri era delegare ogni minima incombenza, pretendere sempre un rapido e non discutibile adempimento e crogiolarsi nella soddisfazione che da tali ridicoli atteggiamenti traeva. Spesso a noi bagnini chiedeva di andargli a prendere l’acqua. Si trattava o di dover prelevare una bottiglietta nuova al bar della piscina, o di doverne riempire una aperta, al distributore che si trovava vicino allo stabilimento, all’interno della Beauty farm, in entrambi i casi si trattava di fare pochi passi. Il <b>distributore</b> in questione era una di quelle colonne con tasto, con quegli enormi e pesantissimi boccioni, come se ne vedono anche negli uffici e nelle palestre. Ste l’Orso ed io di rado venivamo chiamati in causa, per via della nostra natura mugugnosa, fiera e orgogliosa, tipicamente Ligure: quelle poche volte eravamo soliti palesare il nostro scontento, borbottando frasi sconnesse, lanciando occhiatacce o muovendoci lenti e ciondolanti. Una volta devo anche aver risposto malamente al mio capo-servizio, qualcosa di diretto del tipo <i>“Non andarci mai da solo eh…”</i><br />Ma non ricordo bene.<br /><br />Mattia Palestrato invece, nella sua moderna indolenza, non si curava mai dell’interpretazione dei ruoli e dei gesti, nemmeno faceva andare il pensiero a concetti come la dignità e l’umanità: approfittava di quei momenti per assentarsi dalla postazione per quei pochi minuti e questo, anzi era per lui motivo di vanto. Ma era ancor più infido: quando andava a riempire la bottiglietta in Beauty farm, di solito, mollava uno <b>sputo</b> all’interno di essa, per poi riportarla indietro sorridente e gioioso. O perlomeno così narrava. Capitò nel corso dell’ultima stagione, che il Principe dei mostri venne colpito da una pesante infezione all’apparato urinario: dalle analisi che fece risultò che un <b>batterio</b> rarissimo, iper resistente e iper mutato, si era insediato negli epiteli della sua vescica, lì aveva proliferato e agito indisturbato per giorni e giorni. Il povero Boss dovette curarsi con attenzione, tra atroci sofferenze, a suon di ripetute iniezioni di un antibiotico di classe assai elevata. Si trattava di un microrganismo non comune, che tipicamente abitava le acque non controllate, impianti di depurazione dismessi e cose del genere. Venne soprannominato <i>“Batterio Cunningham”</i>, dal nome della ditta che portava i boccioni.<br /><br />La vicenda non è mai stata chiarita del tutto, secondo il nostro Boss, che pure conduceva uno stile di vita spesso poco ortodosso, il tutto era dovuto alla  probabile scarsa pulizia della colonna. Secondo noi era per via della <b>ripugnante igiene</b> del bagnino Mattia. In tutti i modi, da allora iniziò ad andarsi e prendere l’acqua con le proprie gambe.]]></content>
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		<issued>2008-04-12T00:00:00Z</issued>
		<modified>2008-04-12T00:00:00Z</modified>
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		<title>Amica Fotografa</title>
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		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[<i>Amica Fotografa</i> è una signora tra i sessanta e i settanta, proveniente da una provincia imprecisata del nord Italia. Se il marito è molto anziano e affaticato dal peso degli anni e dagli acciacchi, lei è al contrario un tipo molto vispo ed energico. Durante l’inverno frequenta centri sportivi per la terza età e in estate giunge in Liguria preparata e tonica, pronta ad affrontare i temibili flutti. Si tuffa indossando una cuffia bianca, davvero poco estetica, ma funzionale al mantenimento della preziosa messa in piega. La sua chioma non è bianca, ma innaturalmente bionda, arricchita di alcuni riflessi tendenti al rosso carminio. Il suo stato di forma è tutto sommato discreto, la sua pelle abbronzantissima ma chiazzata in più punti.<br /><br />Si tratta di un <b>ex professoressa</b> di lettere, dotta e acculturata, gentile ed educata. Abile comunicatrice, di solito evita un linguaggio aulico e incomprensibile, è una persona che quando vuole, sa essere umana. Con noi bagnini era spesso ben disposta, disponibile a dialogare e ad ascoltare i nostri sfoghi: credo che in generale ami interagire con i giovani, forse per via della professione che svolgeva in passato, forse perché abituata da sempre ad elargire consigli e suggerimenti. A tratti dimostrava di essere una delle <b>poche</b> in grado di comprendere i nostri punti di vista, il che, nei momenti peggiori, costituiva una netta boccata di ossigeno.<br /><br />Di stagione in stagione si dilettava nel fotografarci, foto di gruppo e foto singole e le stampe poi, ce le regalava, come ricordo. Lei, come tanti altri clienti, era al corrente dell’avidità e delle nefandezze comportamentali del nostro capo-servizio, quando riusciva la mancia stagionale cercava di darcela personalmente. A dispetto di questo atteggiamento amichevole, però pretendeva, a prescindere:  quando un dettaglio, anche infinitesimale non era attinente alle sue volontà, subito lei si mostrava pronta alla critica feroce, tagliente, subdola, alla lamentela o addirittura alla <b>lettera</b> indirizzata al direttore. La classica finta alleata pronta a pugnalarti alle spalle.<br /><br /><i>Amica Fotografa</i> ad una prima impressione, sembra essere una delle clienti più aperte come mentalità, in realtà anche lei ha parecchi limiti mentali: ad esempio disdegna la piscina, ambiente che lei reputa <b>insano</b>, per via dei bambini e anche degli adulti che lì, secondo il suo giudizio, fanno la pipì, e per via del cloro, che sempre secondo lei, è tanto inutile quanto tossico. Comprensibilmente, avendone l’opportunità, preferisce fare il bagno in mare, tipica è la sua domanda giornaliera standard: “Ci sono meduse oggi?”<br />I miei ex colleghi l’han sempre considerata una delle clienti migliori. Io non l’ho <b>mai</b> sopportata.]]></content>
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		<issued>2008-04-04T00:00:00Z</issued>
		<modified>2008-04-04T00:00:00Z</modified>
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		<title>Il Maresciallo</title>
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		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[Francesco detto <i>il Maresciallo</i> ha lavorato con me all’epoca della mia seconda stagione al Beach. Si trattava di un personaggio splendido, di origini Messicane, la carnagione e i capelli scurissimi, un vistoso <b>ciuffo alla Elvis</b> che predominava, sempre ritto e infarcito di kg e kg di gel. Tipiche erano la sua lentezza e la sua rilassatezza, riusciva a sorridere di tutto, anche delle situazioni più paradossali, era uno dei pochi che riusciva a prendere il lavoro e la vita con estrema filosofia. Dotato di parlantina sciolta, era sempre pronto a prender tempo e rimandare, nei riguardi di tutto. Allo stesso tempo sveglio e attivo, efficace quando il momento lo richiedeva. Accettava le incombenze, ma le gestiva a modo suo, sempre con calma. Il soprannome derivava dal suo atteggiamento falsamente sicuro, il tono alto della voce, una fierezza ostentata, un bisogno vitale di voler sapere fatti e dettagli sempre per primo, proprio come un ufficiale neo-diplomato. A dispetto di tanto orgoglio, per un mese lavorò senza possedere <b>il patentino</b> della salvamento. <i>Il Principe dei mostri</i> passò settimane a chiedergli di portarlo, col controllo della capitaneria di Porto che incombeva, ma quello esitava sempre, trovava facili scuse, rimandava di giorno in giorno, con una tranquillità davvero inquietante. La manfrina andò avanti finchè Francesco non fu messo alle strette: si assentò dal lavoro per un paio di giorni, senza avvisare, né dare motivazioni, rendendosi pure irreperibile. Ritornò col fantomatico brevetto in mano. Originale. Non diede giustificazioni, e nemmeno spiegazioni.<br /><br />Dopo questo episodio, cadde inevitabilmente nelle mire oscure del capo-servizio. Francesco era sempre l’ultimo a presentarsi in postazione all’orario di apertura, dopo i lavori mattutini e la doccia: impiegava veramente tanto tempo per prepararsi e pettinarsi, si dedicava con minuziosità estrema alla cura della sua capigliatura e in particolare alla preparazione del ciuffo:  la sua cabina era piena di prodotti per i capelli, ce n’eran di tutti i tipi. Carletto iniziò a tartassarlo, a chiedergli di rasarsi a zero, a convincerlo del fatto che allora si sarebbe sentito più comodo e più fresco. Iniziò un lavoro di persuasione pesante, continuo, che durò settimane. Alla fine la vinse e così una mattina, <i>Mattia Palestrato</i>, portò da casa la macchinetta e improvvisò sulla testa del suo collega. Fece un lavoro pessimo, pieno di disparità, di errori, le basette tremendamente falcidiate. Paradossalmente il Maresciallo si mostrò soddisfatto dell’opera che si era ritrovato, fondamentalmente allo specchio si piaceva, poiché a quel punto assomigliava a Diabolik.<br /><br />Francesco temeva <b>i gay</b> più di ogni altra cosa: nei loro confronti nutriva un timore autentico, stava alla larga da loro, pativa la loro presenza: spesso si rifugiava in cucina, per rifocillarsi di focaccia al formaggio e farinata: una volta, proprio lì scovò due cuochi, entrambi maschi, intenti a baciarsi. Da allora si diede ad una dieta assolutamente ferrea. Fu una stagione pesante, la peggiore che io ricordi: due mesi di sole accecante, non una goccia di pioggia. Numerose le defezioni tra i bagnini, due che si licenziarono, due che andarono in mutua. Per un breve periodo, di sei che dovevamo essere, rimanemmo in due, io e appunto il Maresciallo. Il buon Mattia accorse a luglio inoltrato, per darci una mano, e sostituire uno dei fuggitivi. Con Francesco mi trovai molto bene, forse perchè nei momenti di necessità nessuno dei due ha mai esitato nel dare una mano all’altro. E sembra niente, ma è nel bel mezzo della difficoltà che si riconosce il valore delle persone.]]></content>
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		<issued>2008-04-03T00:00:00Z</issued>
		<modified>2008-04-03T00:00:00Z</modified>
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		<title>Meduse, parte seconda</title>
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		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[Qualche estate fa capitò una cosa strana: per il mar Ligure passò una corrente molto calda, decisamente oltre la norma, le temperature si alzarono in maniera netta e per un lungo periodo un enorme branco di meduse decise di stazionare nel tratto di mare in fronte allo stabilimento. Per tre settimane fare il bagno fu davvero impossibile, l’acqua brulicava dei gelatinosi esseri, di tutte le forme, dimensioni, colori e intensità venefica. In <i>tutte le spiaggie della zona</i>, garriva al vento la bandiera rossa, ai bagnanti si suggeriva che era davvero pericoloso immergersi. Al <i>Beach</i> al contrario il capo-bagnino aveva deciso di non esporre nessun tipo di segnale, per non urtare la fragile sensibilità della clientela viziata e snob. Ma siccome il problema sussisteva ed era palese, i bagnini sottopagati dovevano rimanere tutto il giorno in barca, a retinare meduse e meduse e ancora meduse, dal mattino alla sera, dandosi il cambio a turno, quando uno era stanco subentrava l’altro e così via. Era un lavoro inutile e massacrante, compiuto sotto un sole estivo che gravava cocente e impietoso. Ore e ore trascorse a riempire conche e conche che man mano venivano scaricate a terra, il <b>liquido urticante</b> che colava a riempire il fondo della lancetta e i piedi che bruciavano, e poi le gambe, e si doveva fare attenzione a non grattarsi. E gli accenni di congiuntivite e la testa che girava e la stanchezza.<br /><br />Per tre settimane le cose continuarono ad andare in questo modo. A dispetto del sacrificio e dell’energia profusa, il popolo balneare risultava esser comunque insoddisfatto e quasi offeso per la libertà natatoria che gli veniva preclusa e alla quale non potevan avere accesso. Infatti noi potevam raccogliere le meduse in superficie, ma quelle un profondità era davvero impossibile individuarle, specialmente quelle rosse e piccoline,  perché ben mimetizzate e in costante movimento, sempre in balia del perpetuo moto ondoso. Di fatto il nostro era un lavoro di facciata, se pur enorme e continuo. Ai clienti a riva, i lifeguard ripetevano costantemente di fare attenzione o di usufruire della piscina. Un giorno arrivò in spiaggia una coppia di <b>sposi novelli</b>, io ero appena sbarcato a terra, sudato e sconvolto per la fatica e per il caldo: la fanciulla, piovuta dal nulla, mi chiese con candore se era possibile fare il bagno, la mia risposta fu ovviamente negativa e le spiegai le ragioni. Quella, probabilmente decisa a godersi il suo viaggio di nozze per come se l’era sempre immaginato, decise di non ascoltare i miei suggerimenti, attese che io fossi distratto e per trenta miseri secondi sotto la doccia a riprendermi un attimo, e si tuffò di testa, senza occhialini, nè maschere, né precauzioni. Si prese una medusa di quelle <b>viola e ipertentacolate</b> proprio in faccia, nell’occhio sinistro per la precisione. Udite le grida mi tuffai e la aiutai a rientrare: fu portata via da un’ambulanza, poiché necessitava di cure a base di cortisone. La neo-sposa si rovinò così  il viaggio. La clientela fu unanime nel rifilare con somma austerità la colpa al sottoscritto, di fatto non avevo raccolto quella singola medusa, in un mare che ne era zeppo e grande doveva esser la mia vergogna, per l’errore e la mancanza. Ovviamente nessuno riconobbe la superficialità della povera ragazza, nemmeno la non curanza del capo-servizio, ostinato nel voler accontentare continuamente i bagnanti, a costo di danneggiarli.<br /><br />Fondamentalmente sono gli italiani ad esser lamentosi, ipocriti e viziati: gli stranieri sono decisamente più alla mano, ruvidi e sportivi. Coscienti, della realtà intorno e dello <b>stato naturale delle cose</b>. Russi, inglesi, tedeschi, americani,non si curano dei pericoli ma nemmeno fanno storie a riguardo, anzi si divertono nell&#039;affrontare le sfide: si tuffano, nuotano tranquilli, se urtano una medusa  rientrano a riva e si fanno medicare ridendoci sopra e poi si ricacciano subito in mare. Lontanissimi dalle <i>tragedie</i> e dai <i>racconti di sofferenza</i> in cui invece si perdono gli italiani. I lombardi, specialmente. I migliori sono risultati essere due bambini canadesi, di origine russa. Fratello di nove anni e sorella di undici, che parlavano con estrema naturalezza inglese, francese e russo. I nobili rampolli italiani a giocare coi Pokémòn. I due venivano spesso con me in barca, mi aiutavano e si divertivano pure nel farlo, i genitori che ci filmavano durante le manovre di rientro a terra. ]]></content>
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		<issued>2008-03-28T00:00:00Z</issued>
		<modified>2008-03-28T00:00:00Z</modified>
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		<title>Meduse, prima parte</title>
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		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[Le <b>meduse</b> sono esseri antichi, arcani, meravigliosi, popolano gli oceani da migliaia di anni, sono tra i primi  ad esser apparsi sulla terra: hanno saputo resistere a sconvolgimenti climatici e territoriali, differenziarsi in un sacco di specie, adattarsi ai vari di tipi di ambienti e di chimiche. Trasparenze inquietanti, meccanismi di difesa portati ad un livello di perfezione subdola ed efficace, tranelli a volte letali. L’evoluzione che affascina, posta dinanzi agli occhi. Sono creature eleganti, osservarle con la maschera, quando sono a mezz’acqua è quanto di più rilassante e piacevole per i sensi: il loro incedere è maestoso e lento, quasi regale. Esseri semplici e essenziali. Una delle tante prove della grandezza della Natura. L’uomo abita il pianeta da un tempo relativamente breve rispetto a loro, mi chiedo da sempre che diritto può avere il supponente e arrogante essere umano, per pretendere che in acqua non vi sia traccia di meduse. Quell’essere umano che oltretutto dovrebbe ricordarsi di appartenere alla terra ferma. <i>Sfigato.</i><br /><br />In uno stabilimento balneare <i>normale</i> è sicuramente difficile individuare seguaci di tale severa <i>concezione naturalistica–evoluzionistica</i>, tuttavia il <i>bagnino-medio-standard</i> può condurre una vita più o meno tranquilla. In caso di presenza dei melliflui esseri in mare, egli segnala ai bagnanti il pericolo, issando la <b>bandiera rossa</b>: non può impedire alla folla accaldata di gettarsi tra i flutti, ma può servirsi del segnale per comunicare che è pericoloso, in quel dato momento, entrare in acqua. Alle richieste di spiegazioni potrà rispondere poi con calma, portando le sue argomentazioni. Al massimo può capitare che gruppetti di bambini, per divertirsi e dar sfogo alla noia e al furore represso, decidano di salire su canotti e materassini, tutti armati di retini e secchielli, agguerriti e decisi nella caccia: tali sedute di pesca, inutilmente fruttuose, porteranno poi alla formazione di <b>cumuli gelatinosi</b> sotterrati sotto la sabbia o posti su qualche scoglio a liquefarsi sotto i raggi di un sole impietoso, per il fetido odore che poi va a divampare inesorabile. Ammoniaca e creme basiche pronte all’uso, per curare le bruciature e i lievi contatti.<br /><br />Al <i>Beach</i>, come è ormai noto, le cose vanno sempre diversamente: la clientela snob e altezzosa paga prezzi molto alti e quindi, nella sua ignoranza e nella sua noncuranza, pretende a prescindere. Sono soprattutto le <b>acide vecchiette</b>, ingobbite e contorte, a esigere che in mare non vi sia traccia di meduse. In nessun modo, né vive né morte. Nemmeno un fantasmino, un ectoplasma, un gel. In quella che è la loro ottica alta e inconfutabile, un bagnino che si rispetti deve essere in grado di prevedere e controllare i movimenti di ogni singola medusa, di quelle che stanno a galla e anche di quelle che stanno in profondità e nemmeno sono osservabili. Un lifeguard vero deve conoscere il posizionamento dei branchi, i periodi di riproduzione, le correnti, le variazioni di temperatura e di marea, deve esser costantemente aggiornato e pronto. Neanche avesse a disposizione una stazione multimediale sotto l’ombrellone e l’ausilio di un centro idro-geologico. Il <i>bagnino-schiavo</i> è così costretto, obbligato perlopiù da un capo servizio menefreghista e debole, a salire sulla lancia di salvataggio tutte le mattine, armato di salaio e conca, per assolvere all’accurata <b>ronda</b> di controllo dell’ampio specchio d’acqua in fronte allo stabilimento. E obbligatoriamente deve occuparsene il dipendente, egli mai può avvalersi dell’ausilio dei candidi rampolli delle famigliole lombarde: le untuose mamme e i papà paganti danno per scontato che i propri pargoli per nulla al mondo possano abbassarsi ad attività tanto inadeguate, vili e sporche.<br /><br />Il natante dovrebbe restar posizionato sempre a riva, pronto all’utilizzo in caso di un’emergenza o di un bagnante in difficoltà: all’interno, le dotazioni standard, secondo le <b>ordinanze</b> della capitaneria di porto: coppia di remi per lo spostamento, coppia di salvagenti con sagole, mezzo marinaio (un gancio, praticamente) e un terzo remo, di riserva.  In una spiaggia qualsiasi, un piccolo gestore verrebbe pesantemente multato se scoperto ad utilizzare la lancetta di salvataggio per scopi secondari o non consoni. Il <i>Beach </i>invece fa parte di una grande catena di alberghi e chissà per quali astruse ragioni non riceve mai visite né controlli da parte delle autorità competenti. L’incolumità dei clienti viene così messa continuamente a repentaglio e per la stessa soddisfazione del popolo balneare. Ma anche per l’affondamento dell’equilibrio mentale e fisico degli <b>stressatissimi</b> bagnini.]]></content>
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		<issued>2008-03-18T00:00:00Z</issued>
		<modified>2008-03-18T00:00:00Z</modified>
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		<title>Palle incredibili</title>
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		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[I turni dei bagnini del Beach durano dalle dodici alle tredici ore, non sempre il tempo è scandito da un’attività frenetica, numerosi sono i momenti di calma. Durante l’ora calda l’osservazione dei bagnanti è contornata dai numerosi discorsi al riparo del salvifico ombrellone. In quei lunghi e interminabili momenti i lifeguard si confrontano, scambiano opinioni e idee tra di loro, in attesa del tramonto e del <i>via al riordino</i>. <b>Mattia Palestrato</b> è una persona dalle notevoli potenzialità economiche e dall’enorme libertà d’azione: a dispetto di questo <i>status fortunoso</i> (che comunque sempre ostenta), è solito palesare una discreta insoddisfazione, raccontando continuamente di progetti ed esperienze, in maniera sempre colossale e spropositata, tanto da risultare sistematicamente esagerato. <b>La negazione dell’umiltà</b>. Capita così che il vanitoso ragazzo costruisca ad arte dei <i>light motive</i> a dir poco fantasiosi, alimentandoli di giorno in giorno con dettagli e particolari sempre nuovi. Una volta conosciuto il personaggio in questione, questi aneddoti all’inizio si rivelano quasi divertenti, ma fastidiosi alla lunga: quello è talmente orgoglioso da non accorgersi nemmeno di arrivare a varcare il limite, nemmeno ammette di poter non esser creduto. In sei stagioni Mattia ha narrato veramente qualsiasi cosa, ben al di là dell’immaginabile.<br /><br />Ad esempio di voler entrare a far parte della <b>legione straniera</b>. Una volta raccontò di esser andato a prendere i moduli all’ambasciata francese e di aver chiesto informazioni, per sua stessa ammissione esaltato dai film visti sull’argomento in quel periodo. In effetti successivamente entrò in ferma breve nell’esercito, peraltro quando il servizio di leva già era stato tolto: dopo due soli mesi il padre, ex ufficiale, lo fece trasferire in un ufficio a pochi chilometri da casa; ciononostante resistette solamente altre dieci settimane, dopo di che lasciò le armi. Fu assai modesto quando si perse, per giorni e giorni, nello sfumare l’intenzione di suo padre di voler costruire, per la famiglia, una <b>villa in Brasile</b>, sulla spiaggia bianca, a pochi passi dal mare, sottolineando con cura il costo veramente basso dell’ipotetica operazione. Il papà avrebbe proposto al figlio di andare a vivere di rendita, al termine della costruzione, in quel paradiso, ma Mattia avrebbe rifiutato, perché troppo legato alla sua attività di bagnino schiavo. Epico il periodo dell’<b>apoteosi ginnica</b>, quando il rampollo si allenava e si dopava tantissimo ponendo nel mirino le insulse gare di body building: le serate trascorse in palestra erano allora saggi di sacrificio autentico, ove i magnifici eroi gonfiati si impasticciavano di brutto pompando senza fatica e fieri trascorrevano poi ore nel rimirarsi allo specchio. Sterminata la miriade di racconti a carattere sessuale, perlopiù inerenti le <b>corna</b> montate alla fidanzata di turno. Una serie di <b>oscenità</b> pazzesche, che non a caso gli valsero questo soprannome: <i>“il Pacciani dei sentimenti”</i>.]]></content>
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		<issued>2008-03-07T00:00:00Z</issued>
		<modified>2008-03-07T00:00:00Z</modified>
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		<title>Il Trasandato</title>
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		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[<i>Il Trasandato</i> è un individuo sulla cinquantina, per nulla attento all’estetica. La camicia sgualcita e stropicciata, per lo più sporca di giorni e giorni e sudata. La forfora sulle spalle. Il costume griffato Ferrè, sempre lo stesso da anni e anni, macchiato in più punti, probabilmente mai lavato. Gli zoccoli in legno, la fibbia arrugginita. La sua <b>macchina</b>, solitamente parcheggiata sul marciapiede, cade letteralmente a pezzi: lo specchietto è rotto, la targa piegata, righe e bozzi su ogni lato della carrozzeria, i paraurti in frantumi. Una <b>bolla</b> pericolosissima sulla gomma anteriore destra, roba che a girare per le strade in quelle condizioni lo pneumatico può esplodere da un momento all’altro. Disordine totale all’interno dell’abitacolo, cartacce, fogli, oggetti vari.<br /><br />A dispetto di questa sordida apparenza, il Trasandato è <i>l’unico vero Signore della spiaggia</i>. Egli è conosciuto da tutti gli imprenditorini e da tutte le famigliole, è un personaggio apprezzato, stimato, rispettato. Abile nuotatore, sempre è cordiale con noi bagnini, pronto al dialogo, comprensivo e attento alle sfumature tanto lavorative quanto umane. Si fa dare del<i> tu</i> e spesso nei pomeriggi assolati si  presenta portandoci in regalo bevande ghiacciate e quantità industriali di focaccia. Unico in tutto lo stabilimento.<br /><br />Per quella che può essere un’<i>analisi di superficie</i>, al Trasandato, detto in parole povere, nessuno oserebbe dare <i>più di cinque lire</i>. Eppure nei taschini dei suoi vestiti sdruciti, sono situati oggetti di <b>valore</b>, di volta in volta diversi, collier, pietre preziose, braccialetti, orologi. Una volta nel marsupio, addirittura teneva nascosto un <b>lingotto d’oro</b>. Ad un ladro o ladruncolo qualsiasi, mai verrebbe in mente di derubare un elemento del genere. Nessuno ha mai compreso del tutto la vera natura del suo <i>business</i>, in verità si ritiene che sia assai contorta. Di fatto i ricchi frequentatori del Beach comprano da lui a bassissimo costo e poi se ne vanno in giro la sera ostentando in passeggiata gioielli e luccichii vari. Questa è la vera signorilità a cinque stelle, che noi comuni mortali ammiriamo invidiosi e tristi.<br /><br />Il Trasandato si piazza spesso vicino la nostra postazione e con noi chiacchiera e commenta gli ospiti, le scenette e le situazioni, collabora attivamente, sempre ci tiene aggiornati riguardo le ultime sul <i>gossip dell’Ombrellone</i>. A pieno titolo è membro onorario della squadra. Un giorno si presentò in piscina una ragazza molto appariscente, <i>troppo</i> appariscente in effetti. I tratti del viso erano inusuali, non eravamo convinti. Quando quella si piazzò sul suo lettino, il fedele Trasandato andò a controllare la situazione da vicino, passando lì davanti e osservando di sbieco: fece il giro e poi tornò indietro. Con espressione <b>esausta</b> ci comunicò poi che quella fanciulla era in realtà un lui.<br /><br />Un’altra volta ancora arrivò con una tizia assurda, iper-truccata e dal fare iper-provocante, trecce bionde, scollatura, minigonna, calze colorate e tacchi a spillo. Era chiaro che doveva esser <i>una di quelle</i>. Lui ci ce ne diede conferma guardandoci fiero e mettendosi a ridere. Con una naturalezza disarmante la portò prima al bar e poi al ristorante, rendendo palese ciò che tanti altri personaggi, di solito, tentano di simulare e coprire. Provò addirittura a presentarla a <i>Mattia Palestrato</i>, quello esitò sulle prime, poi declinò la proposta, non del tutto certo della giustezza della scelta operata.]]></content>
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		<issued>2008-03-06T00:00:00Z</issued>
		<modified>2008-03-06T00:00:00Z</modified>
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		<title>Quasi accasato</title>
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		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[Non tutti i clienti del Beach sono persone scorbutiche, inumane  ed incivili. Una coppia Genovese, lui primario o giù di li e lei pure dottoressa, con il sottoscritto si è sempre dimostrata cortese, affabile e alla mano, una rarità comportamentale di livello assoluto in quell’ambientaccio. Marito e moglie, abitano tuttora nel condominio posto in fronte allo stabilimento e durante la stagione usufruiscono dell’accesso agli scogli, a cui ovviamente, come tutti, han diritto. Spesso noi bagnini li incrociavamo la sera prima di andare via, quando scendevamo alla terrazza a livello del mare per levare le pesantissime scalette al fine di metterle al riparo da possibili e perlopiù improbabili mareggiate notturne. Una <b>faticaccia</b> sempre inutile.<br /><br />I due, dotati di uno spiccato accento Ligure, con noi son sempre stati disponibili a fare un minimo di dialogo. La prima volta che mi videro mi chiesero se ero nuovo, cosa facevo nella vita: mi fece davvero piacere riuscire a scorgere uno sprazzo di rapporto umano in quel luogo snob, altezzoso e finto: si trattava di una comunicazione molto di base, ma quei brevi scambi costituivano per me una vera e propria <b>boccata d’ossigeno</b>. Fin da subito mi presero in simpatia, forse colpiti dalla mia <b>doppia vita</b> di allora, universitario aspirante farmacista in inverno e bagnino sociopatico schiavizzato in estate. Era bello per me riconoscere un vago apprezzamento per quello che era il mio spirito di sacrificio di allora, veder riconosciuti i miei sforzi mi dava <b>energia</b>.<br /><br />Una volta imprestai loro una <b>maschera</b> di quelle facenti parte dell’enorme mucchio degli oggetti smarriti, la utilizzarono per una settimana e quando me la restituirono mi regalarono una <b>bottiglia di spumante</b>, per sdebitarsi del gesto. Rimasi stupefatto. In compenso, la <i>Cavallerizza</i>, elemento di cui già ho parlato in un vecchio post, durante quei giorni riconobbe proprio quella maschera come sua e una bella mattina si mise a urlare accusando prima me e poi loro di avergliela rubata. L’episodio non ebbe seguito perché nessuno degnò di considerazione le invettive di quella pazza isterica.<br /><br />Un pomeriggio la <i>Moglie Dottoressa</i> mi chiamò con ampi gesti: pensando che fosse successo qualcosa, rapidamente la raggiunsi agli scogli e quella invece mi presentò sua <b>figlia</b>: era una ragazza molto bella, dai capelli biondi e gli occhi verdi. Mi introdusse a lei con un’ampia premessa, io ero abbastanza imbarazzato, non mi aspettavo una cosa del genere, con molta naturalezza le raccontò di me dinanzi i miei stessi occhi. La fanciulla mi strinse la mano ma non si mostrò molto comunicativa. Sarà stata colpa del mio <b>aspetto sudaticcio</b>, stanco e trasandato ma quella non proferì parola. Dopo qualche minuto salutai e tornai al lavoro, totalmente galvanizzato da quel siparietto.<br /><br />Quando incrociai la ragazza nelle giornate successive, quella purtroppo non mostrò l’interesse che forse la madre auspicava, dei velocissimi &quot;ciao&quot; e nulla di più. Fuggiva sempre. Tempo dopo sua mamma fu molto chiara nel dirmi: <i>“Alessio scusami per l’altra volta, immagino di averti colto alla sprovvista…avevo pensato di presentarti mia figlia…io ci ho provato ma…”</i><br />Le risposi che è normale che le opinioni delle madri e delle figlie siano sempre opposte. Quella scoppiò in una bella risata. A onor del vero l’estate scorsa ho visto la biondina insieme ad un milanesino fichetto con l’erre moscia e il ciuffo ingellato. Ho capito allora di non essermi perso proprio nulla.<br /><br />Non lavorerò più al Beach, ma spero un giorno di poter andare dalla coppia di medici a dar loro notizia di esser riuscito a finire la dannata università. <i>Ci riuscirò?</i>]]></content>
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		<issued>2008-03-04T00:00:00Z</issued>
		<modified>2008-03-04T00:00:00Z</modified>
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		<title>L&#039;Orso e l&#039;Olandesina</title>
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		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[Estate 2004. Un pomeriggio arrivò in spiaggia una <b>famigliola Olandese</b>, madre, padre e figlia diciottenne. La loro carnagione era davvero chiara, dopo poche ore al sole già erano visibilmente scottati. Il papà, alto e fisicamente robusto, aveva un aspetto autoritario e un’espressione severa, osservava quasi ossessionato i movimenti della fanciulla. Quella, rossa di capelli, molto carina e all’apparenza vispa e ribelle, sulle prime non rimase un solo momento ferma, iniziò a gironzolare per lo stabilimento, guardandosi intorno con aria curiosa e occhio languido, per poi alternare sequenze di tuffi in piscina a brevi puccetti in mare. La mamma era molto elegante, era scesa dall’albergo avvolta nel suo accappatoio bianco iper-soffice; inforcati i suoi occhiali firmati e rimasta in costume, si piazzò sul suo lettino e iniziò quindi ad accarezzarsi la chioma fluente e lucente, desiderosa di essere ammirata, del tutto disinteressata al resto.<br /><br />Ste detto l’Orso tra i bagnini è sempre stato il più lesto nel riconoscere le opportunità di conquista e nell’agire: anche quel giorno non a caso si era posizionato proprio in piscina, inarcato nella sua tipica posa da <b>lifeguard eroico</b>. Lui e la sedicenne rossa di capelli iniziarono quasi subito a scambiarsi rapide occhiate, quella fitta rete di <b>segnali cerbiattosi</b> preludio di un inevitabile avvicinamento. La madre era ormai immobile e ronfante sulla sdraio, il padre ancora controllava intorno, sospettoso. L’esimio collega ovviamente non osava fare il primo passo, la presenza del genitore a pochi metri incombeva funesta e terribile. Fu l’Olandesina a un certo punto a dirigersi veloce verso la terrazza a livello del mare: nel mentre fece un impercettibile cenno all’Orso. Quest’ultimo, mostrando un finto disinteresse attese qualche minuto, poi tutto contento e sorridente la raggiunse. Seduti sui gradini, al riparo di sguardi indagatori, chiacchierarono un poco e fecero conoscenza. Fu subito passione, Cupido inesorabile aveva scagliato i suoi dardi e infatti ci scappò il bacio.<br /><br />Dopo un po’, forse intuendo le reazioni del papà, la fanciulla  risalì in piscina: quello già si era alzato in piedi, innervosito e cupo. Quando la vide arrivare, ignaro di quanto accaduto si riaccomodò. Passato qualche minuto, tranquillizzatosi, entrò al bar per prendersi una birra: la ragazza colse l’attimo, fulminea corse  da Ste e lo trascinò nei <b>bagni</b>. Ma quel luogo era troppo rischioso e pericoloso, perché frequentato dai clienti e dalle vecchiette, lui così la condusse nel sottopiscina interno, antro tranquillo e raramente visitato, il cui accesso è riservato solo al personale. Lì, tra ombrelloni ammassati, materassini sgonfi  e altro materiale inutilizzato, i due lasciarono fluire l’energia e il calore.<br /><br />Quando il padre tornò ai suoi lettini con la beck’s in mano, si rese conto di non avere più la figlia nel proprio campo visivo: la sua espressione si fece stizzita. Si sgolò la bottiglietta e come un vichingo iracondo, iniziò a girare per le terrazze, cercando dietro ogni angolo, sempre più nervoso. Io che cercavo di non ridere, Fabio Mao che osservava la scena allibito. Mattia Palestrato, captato il pericolo, scese nel sottopiscina per avvertire i due imboscati di quanto stava avvenendo. Spalancò le porte del vano gridando un internazionalissimo <i>“Tranqui-tranqui aimmm affriend”</i> e vide i due su una sdraio che si stavano scambiando calde effusioni. Nel ritrovarsi a pochi metri un elemento del genere e in quella situazione, la ragazza deve essersi anche presa paura. Aggiornata sulla situazione quella comunque si ricompose, si buttò sotto la doccia e ritornò in superficie, candida e serena spiegò poi al padre che era semplicemente andata a farsi una nuotata.<br /><br />Il vichingo a quel punto si tranquillizzò. Forse per via dell’effetto sinergico di alcol, ansia e afa, finalmente si addormentò sulla sdraio. Per i due loschi amanti la via era finalmente  libera, tornarono nel sottopiscina e li fecero <b>tutto quello che dovevano fare</b>. La famigliola si fermò in albergo una sola notte: da bravo maschio caparbio e ruvido, l’Orso non lasciò alla fanciulla né numero di telefono, né e-mail. La mattina successiva però, prima della partenza, lei scese a salutarlo, tutta commossa e imbarazzata. I genitori erano a fare colazione ovviamente, lontani. Ste allora si lasciò andare e mostrò la sua vera natura, quella delicata, sensibile e romantica. Si scambiarono un ultimo bacio davanti a tutti e con gli occhi lucidi si salutarono.]]></content>
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		<issued>2008-02-29T00:00:00Z</issued>
		<modified>2008-02-29T00:00:00Z</modified>
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		<title>Il Nazi e le modelle</title>
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		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[Il <b>Nazi</b> è uno dei clienti più curiosi del Beach. Rasato a zero, la pelata lucida e splendente, ben messo fisicamente, abbastanza grosso. Sempre abbronzato e vestito alla moda, sulla  quarantina. Accento romano. Veniva al Beach ogni week end, telefonava al Principe dei mostri una mezz’ora prima di arrivare e quello gli teneva di volta in volta quattro sdraio in prima fila in terrazza, posizione comoda e privilegiata; il Nazi era solito presentarsi in compagnia di tre modelle, ogni volta diverse, praticamente <b>alternava le tipologie</b>: due more e una bionda, due bionde e una rossa, una mora una bionda una rossa, e così via. Una delle bionde era più o meno fissa, secondo i più si trattava della moglie e a onor del vero si trattava davvero di una bella ragazza.<br /><br />Il Nazi mostrava sulla sua pelle sempre abbronzata, <b>due tatuaggi</b> molto vistosi: uno sul torace, raffigurante l’insegna con l’<b>aquila romana</b>, l’altro tra le scapole, <b>due S</b> messe in sequenza, proprio quelle, esatto, quelle tristemente celebri. Al di là del cattivo gusto, <i>paradossalmente</i> era uno dei pochi personaggi <i>vagamente</i> educati: con noi bagnini è sempre stato <i>normalmente cordiale</i>, in particolare Mattia Palestrato amava interloquire con lui di storie di esercito simulato e finta guerriglia. Personalmente, non lo consideravo. Nell’ambiente non risaltava più di tanto: si piazzava sul suo lettino, inforcava i suoi ray-ban d’ordinanza e stretto nei suoi costumini dolce&amp;gabbana iper-attillati, si immergeva per ore e ore nella lettura della gazzetta dello sport, ignorando del tutto le bellissime fanciulle che si portava appresso. Non rivolgeva loro nemmeno uno sguardo. Nemmeno una parola. Burbero e autoritario.<br /><br />Numerose son state le <b>famiglie</b> che sempre si son mostrate pronte e agguerrite nella critica al dipendente, attente alla piccolezze, alle sfumature, ai dettagli, pronte all’attacco anche personale nei confronti della persona che lavora, addirittura scrupolose nell’osservazione; mai si è visto un singolo cliente che si sia permesso anche solo di commentare quei simboli che il Nazi portava impressi sul proprio corpo: il popolo balneare difende a prescindere, il proprio stato elitario e di impunità, a costo di acquisire tra le proprie fila elementi quantomeno criticabili. E non penso si tratti di consapevolezza di quella libertà ideologica di cui ognuno deve sicuramente poter disporre, è ipocrisia bella e buona, se non debolezza, a dispetto di quella posizione sociale, che evidentemente non sottintende né autorevolezza, né saggezza, né oggettività.]]></content>
		<id>http://www.onedrop.it/Ale/index.php?entry=entry080227-132441</id>
		<issued>2008-02-27T00:00:00Z</issued>
		<modified>2008-02-27T00:00:00Z</modified>
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		<title>Briatore dei poveri</title>
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		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[Cliente abitudinario del Beach e dell’Hotel è un personaggio sui cinquantacinque che sempre si atteggia a <b>novello Briatore</b>, la chioma folta e argentata media lunghezza, il ciuffo ribelle sempre in bella mostra, la camicia slacciata col pelo in evidenza, la pelle abbronzata. Un insieme davvero brutto a vedersi. La camminata spavalda, i toni e i gesti quasi recitati, palesemente studiati con attenzione, valutati e pesati. Un’aura di falsità intorno che si percepisce tanto è densa. Lombardo, ostenta un’<b>eleganza innaturale</b>, una classe e una finezza nei modi in realtà del tutto assenti, l’accento fastidioso e marcato. Si accompagna sempre ad una trentacinquenne bionda della <i>Rea Palus</i>, una ragazza dal fare provocante, che lui spesso si trascina dietro quando si reca in beauty farm a rilassarsi. E spesso i due sono stati beccati in atteggiamenti molto più che <b>equivoci</b>, sui lettini per i massaggi, nella palestra, nella piscina interna. <br /><br />Di lui si narra che abbia avuto numerossissime donne, quasi tutte <b>a pagamento</b>. Si aggira per i corridoi dell’albergo in inverno, e tra i lettini dei del Beach in estate, con fare tronfio, altezzoso, lo sguardo e l’atteggiamento di colui che può giudicare chiunque, neanche si trattasse di Zeus incarnato. Si tratta di uno di quegli elementi che pur non avendo titoli, né meriti, né storia, né posizione sociale, pretende a prescindere dalle persone che gli stanno intorno, non curandosi <b>mai</b> del proprio comportamento. Il <b>Briatore dei poveri</b> resta sistematicamente scioccato quando realizza che nessuno mai gli concede uno sconto, cosa che eppure lui sempre richiede e gran voce, battendo i pugni, come del resto la signorilità impone. Addirittura si offende pesantemente quando alla Reception, i portieri gli richiedono i documenti di quella che lui chiama <i>“la sua compagna”</i>, per l’ovvia registrazione, si tratta di una formalità normale, che egli rifiuta perché a suo giudizio <i>inappropriata</i>. Non a caso nella sua scheda personale c’è scritto e a caratteri cubitali che si tratta di un ospite tanto <b>indesiderato</b> quanto <b>indesiderabile</b>.<br /><br />Ogni sua singola frase è una sottolineatura di quella che lui presume essere l’inferiorità altrui. Sempre è pronto alla critica feroce nei confronti del dipendente dei ranghi medio-bassi; noi bagnini non l’abbiam mai considerato più di tanto, l’abbiam sempre ignorato, perché uomo a nostro unanime giudizio, <b>insignificante </b>oltre che <b>maleducato</b>. Quello deve aver sempre percepito e patito la nostra mancanza di considerazione: nei discorsi a bassa voce scambiati di nascosto col popolo balneare, snob quanto lui, sempre ci ha attaccati, sempre ci ha additati come impiegati svogliati e poco professionali. Anche quando l’evidenza diceva il contrario, sempre lo si vedeva spettegolare con le vecchiette e le mamme annoiate, attento a non farsi scoprire, accorto e sistematico nel non dire mai nulla in faccia. Briatore dei poveri è uno di quegli elementi vuoti che non può fare a meno di frequentare determinati ambienti, perché legato alla necessità di <b>far vedere</b>, e a  tutti i costi, di appartenere ad una data elite, egli dipende unicamente da quel tipo di vana consapevolezza, tutta apparenza, nessuna sostanza. La pura mancanza di oggettività, l’insoddisfazione autentica e mai riconosciuta, la disonestà.]]></content>
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		<issued>2008-02-25T00:00:00Z</issued>
		<modified>2008-02-25T00:00:00Z</modified>
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		<title>Gelati</title>
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		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[In una spiaggia normale, il <i>bagnino medio standard </i>gode di una vita più o meno tranquilla, egli viene rispettato e tenuto in considerazione da clienti e capi, è una figura di riferimento e come tale viene trattata, giorno per giorno. Senza esagerare, di tanto in tanto il guardaspiaggia qualunque <b>può</b> approfittare dell’eventuale bar dello stabilimento, per una bibita <b>ghiacciata</b>, per un toast o per un caffè. Senza particolari problematiche o sensi di colpa. Può concedersi quelle <b>piccole soddisfazioni</b> nel momento del bisogno, per lavorare meglio, per poter essere sempre al top.<br /><br />Al Beach invece il<i> bagnino schiavo</i> è sottoposto ad una <b>rigida etichetta</b> e mai può usufruire delle immense risorse di quella che eppure è una ricchissima catena di hotel di lusso, catena dal profitto annuale di milioni e milioni di euro. I ricchi clienti mai offrono alcunché a quei ragazzi che eppure restano ore e ore sotto il sole. L’idea non passa loro neanche per la mente. La dimensione umana è lontanissima.<br /><br />L’albergo ci passa delle bottiglie d’acqua che teniamo in un vano chiamato sottopiscina esterno. Si tratta di un’<b>acqua di fonte </b>dal nome ridondante, acqua che però è pesante, spessa e altamente mineralizzata. Non è buona. Ma si tratta di un elisir comunque prezioso, caldo e fatica impongono il continuo recupero dei liquidi corporei. All’ora di pranzo possiamo usufruire della mensa del personale dell’albergo, ove i pasti sono sempre sostanziosi e per nulla adatti all’attività di un lifeguard. Per quei sontuosi gozzovigli, l’azienda decurta a ciascun sottoposto venti euro mensili dalla busta paga, quindi si tratta di neanche un euro per pasto. Considerando che su tale cifra l’albergo ha un <b>netto</b> margine di guadagno, mi chiedo quanto bassa possa esser la qualità dei prodotti dati ai dipendenti. Di solito io non andavo mai a mensa, mi portavo qualcosa da casa e mangiavo seduto comodamente nella mia cabina, all’ombra ristoratrice, senza vedere nessuno per una trentina di minuti. In quegli attimi di <b>solitudine</b> ritrovavo equilibrio e riallineavo le mie percezioni.<br /><br />Una mattina il Barman della piscina fece l&#039;errore della vita, errore che pagò a caro prezzo: fece portare un <b>freezer</b> nel nostro sottopiscina e in esso piazzò, bello tranquillo, una decina di cartoni: all’interno la riserva mensile dei<b> gelati</b>: cornetti, cremini, coppette e quant’altro. Fu Ste l’Orso ad accorgersene per primo, mi comunicò l’importante scoperta. Decidemmo di non parlare ai colleghi del segreto, altrimenti i gelati sarebbero spariti tutti e nel giro di pochi giorni. In due, comunque, ci difendemmo bene: in dieci giorni spazzolammo ben <b>tre</b> cartoni di gelati.<br /><br />Dopo due settimane il Barman scese nel vano per prendere quei gelati, aveva finito la sua scorta e necessitava quindi di quelli che aveva messo da parte. Io e Ste ci scambiammo una rapida occhiata: <i>“Ahia…”</i>  Quando uscì ci guardò sorridendo, disse solo che <b>almeno</b> avremmo potuto far la fatica di buttare via la scatole vuote.]]></content>
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		<issued>2008-02-18T00:00:00Z</issued>
		<modified>2008-02-18T00:00:00Z</modified>
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		<title>Barche che affondano</title>
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		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[<b>Nucleo</b> era il tipico bagnino spontaneo, un tipo molto semplice nei modi che in un ambiente plasticoso come un cinque stelle risultava esser un po’ troppo naturale, forse anche un po’ <b>rozzo</b>. Il soprannome gli derivava dall’impressionante somiglianza che aveva col “Nucleo” della fortunata coppia “Capsula e Nucleo”. Come il comico di Zelig, era caratterizzato da una folta chioma nera e riccioluta, barba lunga e baffetti. Una specie di <b>pirata metropolitano</b>. Era un armadio, uno sportivo sempre tonico ed attivo, amante dell’azione e del movimento. Era davvero <b>poco</b> attento alle piccolezze e ai dettagli, mal sopportava di doversi inquadrare nei canoni comportamentali propri di quello stabilimento: si prese una clamorosa dose di insulti da Carletto il giorno in cui un signore gli chiese un portacenere e lui gli rispose di spegnere la sigaretta in terra, sotto il lettino.<br /><br />Fece peggio quando fu mandato per la prima volta a <b>retinare la spazzatura</b> in mare, con la barca. Si lanciò tra le onde e si posizionò a prua, in piedi col suo salaio in mano. Passarono i minuti e non si rese però conto di essersi scordato il tappo. <b>Il tappo della barca</b>. Man mano il profilo del natante si fece più esile, lui si spostava con fatica tra i flutti, con lentezza sempre crescente. Gli gridammo di rientrare ma lui preferì restare dove era. Quando la barca fu del tutto sommersa, ritornò a riva a nuoto trascinando dietro di se il relitto con una corda, seminando sul suo tragitto i pochi rifiuti raccolti. Per fortuna i clienti non si accorsero di nulla. Quel pomeriggio le acide vecchiette erano tutte impegnate nelle finali del <b>torneo di bridge</b>, avvenimento per loro fondamentale e di assoluta importanza.]]></content>
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		<modified>2008-02-15T00:00:00Z</modified>
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		<title>Barboncino in piscina</title>
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		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[Durante la stagione balneare, nelle spiagge è proibito l’accesso ai <b>cani</b> e agli animali in genere, esiste una severa ordinanza delle capitanerie di Porto a riguardo. Nessuna bestiola può accedere. Tanto più in un cinque stelle, ove l’etichetta è rigidissima. Chi trasgredisce, rischia una multa molto pesante in caso di un eventuale controllo o di segnalazioni. Esistono in compenso stabilimenti attrezzati ove chiunque può portare in tranquillità i propri amici a quattro zampe.<br /><br />Un pomeriggio si presentò al Beach un <b>tizio Italo-Svizzero </b>proveniente dall’albergo, sui sessanta, tutto incamiciato ed dall’aria vagamente ottocentesca, al guinzaglio teneva un piccolo barboncino bianco, di quelli zampettanti iper pettinati-cotonati e curati con tutti i <b>ciuffetti</b> e le rifiniture: il padrone praticamente era molto simile alla bestiola, aveva infatti dei simpatici baffetti bianchi e pure la chioma riccioluta era candida e espansa come quella del cagnolino, erano uguali uguali insomma. Lui si piazzò su un lettino bello tranquillo e lasciò l’indifesa bestiola libera di scorazzare per le terrazze. Alla vista dell’animale e della non curanza del padrone, subito <i>il principe dei mostri </i>divenne paonazzo, iniziò ad agitarsi e a cristare, la pressione a mille. Dissi al mio capo di tranquillizzarsi, che ci avrei pensato io. Con risolutezza e calma mi avvicinai al lettino dell’ignaro cliente.<br /><br />Ale formal version: <i>“Scusi…la disturbo un attimo…mi dispiace ma i cani non possono stare in spiaggia, esiste una severa ordinanza della capitaneria di porto a riguardo, dovrebbe portare via il suo animale subito, ecco è importante...”</i><br />Svizzero sorridente: <i>“Zizi ho capiiito yaya atezzo faccio yaaa no preoccupareee ya…”</i><br />Ale formal version :<i> “La ringrazio… ci fa una cortesia davvero…”</i><br />Svizzero sorridente: <i>“Yaaaaya.”</i><br /><br />E quello si risdraiò  quindi al sole tutto gioioso. Non si mosse di un millimetro. Passarono dieci minuti e niente. Quello sempre immobile e gaudente, nessun segno di reazione. Messaggio non recepito. Il cane sempre in giro. Carletto vicino ormai all’<b>infarto</b>. Mi riattivai.<br /><br />Ale formal version: <i>“La disturbo di nuovo…è che dovrebbe portare via il suo animale subito…adesso…ora…ecco, non può lasciarlo libero per la spiaggia è vietato capisce-vie-ta-to…chiedo scusa ma è anche una questione di educazione verso gli altri ospiti…purtroppo non tutti gradiscono…può sembrare strano lo so, anche io adoro i cani!”</i><br />Svizzero sorridente: <i>“Yaya atesso faccio ya mi scuzi ya le ha racione yaya capito io ya…”</i><br /><br />Placido e rilassato si riaccomodò ancora, niente di niente. A me veniva da ridere, mi guardai intorno perplesso. Fu allora che il capo si mosse: tutta quella tensione accumulata proruppe in una serie di insulti in verità neanche troppo pesanti, le vene che pulsavano sulla sua fronte e sul suo collo, gesti sconnessi, fiatone. L’Italo Svizzero come scioccato dinanzi tanta violenza e tanta volgarità, lo sguardo offesissimo e la mimica di una persona sconcertata. Recuperò il suo barboncino e rientrò in hotel bofonchiando tra se e se.<br /><br />Una signora inglese che aveva assistito a tutto l’episodio dalla propria sdraio fece quindi per chiamarmi con piccoli gesti. Era tutta tremante, l’espressione schifata e altera.<br /><br />English madame: <i>“I saw everything…that was so…so…sad!!! I really hate thoose …rats…like mouses…do you know what I mean? Ouhhhh…”</i><br />Ale formal version: <i>“I know madame, you’re right…”</i><br />English madame: <i>“Ohh don’t worry dear, it’s not your fault…”</i><br />Ale formal version: <i>“...Ahm...yes madame,thank you…”</i><br /><br />Che poi a me i cani piacciono un casino.<br />I cani ho detto. Non i padroni.]]></content>
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		<issued>2008-02-14T00:00:00Z</issued>
		<modified>2008-02-14T00:00:00Z</modified>
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		<title>Presentatrici arroganti</title>
		<link rel="alternate" type="text/html" href="http://www.onedrop.it/Ale/index.php?entry=entry080213-002547" />
		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[<i>L’Emanuela </i>si era presentata al Beach una mattina in cui il tempo era davvero pessimo. Cielo cupo e grigio,mare molto mosso, vento teso e freddo. In quello stabilimento <b>completamente deserto</b>, si piazzò sui lettini della “Vip lounge” insieme al suo compagno, i due si avvolsero negli asciugamani e rimasero nella terrazza loro riservata un’oretta a leggere e a rilassarsi.<br /><br />Quando il tempo è brutto, il ristorante della spiaggia resta chiuso e gli ospiti posson però accedere a quello dell’albergo che è coperto e riparato da folate di vento e schizzi: la presentatrice di rete quattro, aveva preteso invece di farsi aprire il locale del Beach soltanto per lei, voleva a tutti i costi poter pranzare al suono delle onde che si infrangevano sugli scogli, a costo di patire il <b>gelo</b> e di far smobilitare parecchi dipendenti. La accontentarono poiché ovviamente chi dirige è <b>mediocre</b> e sempre si inzerbinisce dinanzi l’arroganza di determinati elementi e mai si fa valere. <br /><br />In compenso durante il pasto, il maitre Siciliano non mollò la coppietta un attimo, rovinò loro, giustamente, quel pranzo. Si incollò al loro tavolo, restò in piedi, di lato, a raccontar loro qualsiasi cosa gli passasse per la testa, fece un pressing asfissiante, a voce alta, caparbio, imperturbabile. Non lasciò loro nemmeno un attimo di respiro. Li affossò sulle loro sedie, quelli a deglutire con lo sguardo basso e lo stomaco in tumulto. Alla fine la coppia ritornò indispettita ai lettini. <br /><br />Nel pomeriggio uscì il sole e l’Emanuela si mise in costume. Noi bagnini non avevam avuto nulla da fare in quelle ore, gironzolavamo a far lavoretti, pigri e annoiati, con le felpe indosso. Il giorno dopo l’Emanuela si lamentò di noi col direttore, a  suo dire eravam rimasti tutto il tempo a fissare le sue <b>tette rifatte </b>dalla balaustra.]]></content>
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		<issued>2008-02-12T00:00:00Z</issued>
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		<title>Eccessi e cessi</title>
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		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[<b>Mattia Palestrato</b>  proviene da una ricca famiglia, egli è viziato, indolente e irritante. Suo principale passatempo è l’ostentazione continua dei propri averi e della propria enorme <b>libertà d’azione</b>. In estate lavora unicamente per occupare il tempo, nemmeno necessiterebbe dello stipendio, essendo il suo conto in banca assai cospicuo e i suoi genitori con lui molto generosi e ben disposti. L’ultimo natale ad esempio hanno regalato al loro pupillo un <b>Rolex</b> originale da cinquemila euro e passa. Proprio il minimo per un ragazzo che per prendere il diploma di ragioneria ha impiegato nove anni vagando tra i vari istituti privati. Questa è la famosa meritocrazia Italiana. Due anni or sono suo padre aveva acquistato per lui un bar a Genova, tanto per procurargli un impiego fisso. Mattia, annoiato e scontento, dopo soli sei mesi glielo fece rivendere. Pratiche da gestire in velocità, migliaia di euro da maneggiare in scioltezza. Mattia non si cura mai delle proprie responsabilità, tipico del suo atteggiamento è fare il minimo e mai una virgola in più rispetto ai colleghi.<br /><br />Le sue idee politiche sono <b>destriste</b>, un anno, per provare a placare il suo <b>tedio esistenziale</b>, provò ad entrare nell’esercito in ferma breve: dopo pochi mesi lasciò le armi, troppo forte era il suo bisogno di libertà, troppo radicata la sua scarsa propensione a ricevere ordini, troppo labile la sua attitudine ad ubbidire e restare inquadrato in un sistema rigido e severo. Tipico del suo modo di essere è un <b>cameratismo</b> interpretato in maniera molto personale: al Beach Mattia entra nelle cabine dei colleghi e lì mangia, si accomoda, telefona e si fa gli affari propri, essendo la sua di stanzetta, sempre lercia, come già narrato in un precedente post. Approfitta di quanto trova a sua disposizione, bibite, biscotti, scrocca a tutti e mai ricambia, del resto egli è un signore, non ha bisogno di dimostrare niente e non si pone<b> mai</b> problematiche etiche o morali, tutte cose per lui inutili. Scontato del resto che lui possa prendere e mai dare.<br /><br />Questo suo spirito si fa paradossale ai servizi igienici: egli pretende sempre una persona con cui poter andare in bagno per poter parlare, per poter condividere quel suo particolare momento di intimità. Non immagino minimamente da che razza di<b> trauma infantile</b> derivi questa sua attitudine. Il problema è che per via delle proteine e della creatina che lui assume per la palestra, nel suo organismo circolano <b>gas tossici</b> che all’atto della liberazione rendono assai pestilenziale un’atmosfera chiusa come quella di una toilette. Il suo <b>compagno di defecazione</b> usuale, unico ad essersi ridotto a tanto, è Ste detto l’Orso o anche il Vampiro: i cessi sono uno in fronte all’altro, i due bagnini lasciano le porte aperte, dispongono con cura uno strato di carta igienica sulla tavoletta e una volta seduti ciascuno sulla propria tazza, si guardano l’un l’altro mentre si concentrano in quello sforzo atto alla liberazione degli orrendi prodotti chimici frutto del loro vivere quotidiano. E poi <b>commentano </b>tutti contenti come se fossero ancora in terza asilo.<br /><br />Il bagnino Mattia ignora completamente le più basilari norme di buona educazione: in qualsiasi luogo egli si trovi e in qualsiasi situazione, sempre si gratta le parti intime, lentamente e vistosamente, senza nemmeno preoccuparsi di non farsi notare. Quando va a farsi la doccia alla fine della giornata, di solito esce dalla cabina completamente <b>nudo</b> e anche quando è sotto il getto d’acqua lascia la porta completamente spalancata, del tutto incurante nei riguardi delle persone intorno. L’immaturo bagnino, da sempre coccolato dai genitori amorevoli, ritengo sia rimasto psicologicamente bloccato all’età di tre anni, quel tempo in cui i bambini al mare rifiutano il costume perché ancora <b>non consapevoli</b> del senso del pudore.<br />Forse è la complicatissima e fumosa chimica dei suoi reni ad alterare quella del suo cervello, si spiegherebbero così tutti quegli insulsi processi mentali e comportamentali che da lì derivano.]]></content>
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		<issued>2008-02-12T00:00:00Z</issued>
		<modified>2008-02-12T00:00:00Z</modified>
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		<title>Materassai</title>
		<link rel="alternate" type="text/html" href="http://www.onedrop.it/Ale/index.php?entry=entry080212-114831" />
		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[Giorgio Mastrota, il <b>venditore di materassi</b>, è spesso ospite del Beach: con noi bagnini fa sempre<b> l’amicone</b>, pacche sulle spalle, strette di mano, cinque battuti al volo.<br /><br />Cri the Cat: <i>“Ehi ma io ti ho gia visto!!!”</i><br />Mastrota: <i>“Grande vuoi due materassi?”</i><br />Cri the Cat: <i>“Nooooooo!”</i><br /><br />Di solito si presenta con le figlie, due bambine molto educate che stanno sempre a mollo in piscina e mai entrano in mare, nemmeno quando l’acqua è pulita, penso si comportino in questo modo per paura o forse per <b>pregiudizio</b>, magari il mar Ligure è considerato esser <b>poco chic</b> per il loro alto rango. A volte il Giorgio invece arriva con una <b>modella </b>brasiliana stra-figa: si piazzano in una terrazza nemmeno troppo isolata e restano ore e ore a prendere il sole oziosi, totalmente incuranti delle figliole che restano a sguazzare in piscina <b>a clorarsi</b>.<br /><br />Una volta invece della modella, il Giorgio ci portò Natalia Estrada e ce la presentò. Quella fece una faccia veramente schifata nel dover stringere la mano a quelli che ai suoi occhi dovevano apparire dei dipendenti sporchi e miserevoli , dei plebei sudici e sudati (di sicuro non per l’emozione, ma per il caldo e la fatica). Non proferì verbo e con lo sguardo obliquo se ne andò con l’ex marito verso i lettini, tutta indispettita. Restò lì seduta, non si cambiò nemmeno, dopo neanche venti minuti scappò via, forse quell’ambiente era per lei, abituata a standard elevatissimi, troppo volgare e banale. Qualche ora dopo apparve all’ingresso dello stabilimento un personaggio <b>sinistro</b> che mi chiamò  con piccoli cenni, guardandosi intorno con fare preoccupato, attento a non farsi notare: si trattava di un <b>paparazzo</b>, che mi chiese informazioni sulla presunta presenza di Vips, iniziò a parlarmi di una possibile collaborazione, di possibili guadagni, mi voleva dare il suo numero di cellulare: lo liquidai senza dargli nessuna dritta, fiutando quella che era la sua certa scarsa professionalità.<br /><br />Il Giorgio comunque, l’ultima volta che l’abbiam visto, è andato via senza pagare. Ma tranquillo, come se niente fosse.]]></content>
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		<issued>2008-02-12T00:00:00Z</issued>
		<modified>2008-02-12T00:00:00Z</modified>
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		<title>Yuri il delicato</title>
		<link rel="alternate" type="text/html" href="http://www.onedrop.it/Ale/index.php?entry=entry080211-113158" />
		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[<b>Yuri Chechi</b> si presentò al Beach un pomeriggio del 2005, insieme alla sua splendida famigliola. Il signore degli Anelli apparve con la sua chioma rossa e la sua tenuta tipicamente sportiva e subito lo riconoscemmo. Ci sorrise educatamente, con fare semplice e uno sguardo molto umano. Nonostante avesse smesso l’attività già da qualche mese, aveva mantenuto la propria fisicità statuaria. Pur essendo in un momento di relax, quella che comunque era la <b>totale definizione</b> di ogni centimetro del suo corpo era davvero impressionante.<br /><br />A dispetto di tanta potenza latente, mostrò il lato di un papà tenero e infinitamente protettivo: fece fare il bagno in piscina alla sua bambina di pochi mesi, era davvero dolce mentre teneva tra le forti braccia quel delicato esserino, rimasero in acqua una decina di minuti, erano davvero <b>belli</b>. Uno spettacolo. Il lato nobile proprio di un eroe sportivo di quel calibro. La moglie sui lettini con l’altro figliolino anch’esso di pochi anni, a osservare il marito con occhi innamorati e devoti.<br /><br />Quando Yuri fu fuori dall’acqua, Cri the Cat andò a stringergli la mano e Carletto subito richiamò il suo bagnino all’ordine. La tranquillità dei personaggi di spicco non doveva essere assolutamente turbata. Dopo neanche un’oretta iniziò a spargersi tra i componenti del popolo balneare la voce della presenza nel loro stabilimento dell’illustre ospite: vedendo movimento in lontananza, Yuri captò <b>il pericolo</b>, rimise insieme zaini e borse e si dileguò rapido con moglie e pargoli.<br /><br />I ragazzini urlanti del Beach, tutti muniti di foglietti,blocchi di carta e penne, apparvero in piscina all’improvviso, come un’orda scomposta,imbecille e ridicola. Provarono a inseguire il campione e la sua famiglia fin dentro l’albergo, ma fortunatamente non trovarono nessuno. I genitori che osservavano la scena dai propri lettini, divertiti e impassibili, con i loro sorrisini altezzosi. Ovviamente ai giovani rampolli maleducati e arroganti, nessuno si permise di dire nulla, tantomeno il capo servizio che anzi ammiccò loro con complicità. Al popolo balneare viene concessa sempre la totale impunità. E a una persona splendida come Yuri Chechi vien negata la tranquillità e anzi imposta la fuga.]]></content>
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		<issued>2008-02-11T00:00:00Z</issued>
		<modified>2008-02-11T00:00:00Z</modified>
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		<title>Il bagnino Tranquillo</title>
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		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[Per i bagnini che si sono avvicendati nel corso delle stagioni non è stato facile sopportare le <b>angherie</b> di Carletto il principe dei mostri:egli è un capo servizio arrogante e maleducato, che approfitta della propria posizione per prendersi nel lavoro soddisfazioni che nella vita non riesce a realizzare; tronfio per la <b>raccomandazione </b>proveniente dai livelli alti, che gli assicura libertà e impunità totali, usa toni forti, ripete gesti inconsulti, parla alle spalle di chi è onesto e organizza il lavoro in maniera pessima. Sono stati pochi i ragazzi che hanno saputo resistere più di un’estate: Mattia palestrato, Ste l’Orso ed io abbiam ripetuto l’esperienza per ben sei volte, siamo infatti i <b>veterani</b>; Piccolo Mirko e Truzzodani per due; tutti gli altri una sola. Parecchi quelli che han mollato a metà mandato o dopo qualche mese, costringendo quelli che restavano a saltare i (rari) giorni di riposo e lavorare il doppio.<br /><br />Il record negativo spetta di diritto al <b>bagnino Tranquillo</b>.<br />Il bagnino Tranquillo lavorò due settimane, poi bello Tranquillo, a dispetto del pienone, se ne andò in <b>mutua</b> per dieci giorni, narrando di una presunta influenza. Al suo ritorno in spiaggia trovò un Carletto furente che lo trattò malissimo. Il bagnino Tranquillo resistette altri due giorni, calmo, meditabondo e taciturno, all’alba del terzo arrivò trafelato, raccontando di non aver dormito quella notte per l’improvviso ricovero in ospedale della madre. Avrebbe mollato il lavoro al termine della giornata, perché, così ci disse, aveva ovviamente la necessità di restare con la mamma per poterle dare assistenza continua; gli consigliai di non aspettare la sera e di andar via subito se la situazione era davvero così grave e lui decise di darmi retta. Carletto non gli spiegò nemmeno che per essersi licenziato senza preavviso, gli avrebbero decurtato dieci giorni di stipendio. Il bagnino Tranquillo raccolse le sue cose in cabina, venne a salutarci, non del tutto convinto si voltò un paio di volte e se ne andò.<br /><br />Il pomeriggio stesso, fu avvistato in un negozio di sport, mentre si comprava <b>pinne e maschera</b>, Tranquillo, come se nulla di quanto narrato fosse accaduto. Il giorno successivo e i seguenti  fu riconosciuto in una spiaggia vicina, dedito alle sue immersioni e alla pesca subacquea. Tranquillo.<br />Avrebbe fatto prima a dirci che non si trovava bene in quell’ambiente e che semplicemente voleva lasciar perdere, che come cosa sarebbe stata peraltro ben ben comprensibile.]]></content>
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		<issued>2008-02-11T00:00:00Z</issued>
		<modified>2008-02-11T00:00:00Z</modified>
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		<title>Lenny e i suoi</title>
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		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[Lenny e il suo branco di musicisti si presentarono al Beach un paio di estati fa, in occasione di non so quale concerto che dovevano tenere in un qualche luogo imprecisato del Nord Italia. Si rivelarono degli <b>alcolisti</b> di assoluto rispetto. Scendevano dall’albergo nel primo pomeriggio, con la lo sguardo annebbiato e assente, <b>ciondolando</b>, la palpebra a mezz’asta, di volta in volta reduci dalla sbornia della serata precedente.<br /><br />Si andavano a piazzare sulla terrazza col prato e una volta trovata la comodità, davano il via al casino. Nulla di clamoroso, ma in quell’ambiente lento e <b>simil-acquario</b>, ogni loro singola mossa appariva come motivo di scandalo e veniva giudicata con occhi severi. Attaccavano lo stereo, <b>reggae sound</b> a palla, le vecchiette acide e paonazze che dopo pochi minuti correvano tremanti a lamentarsi da Carletto, scandalizzate e offese per l’empia maleducazione di quei ragazzi. A noi il compito di richiamarli, ci rispondevano tranquilli e sornioni, col sorriso sulla bocca, imperturbabili, con le loro movenze da rapper. Quando andava bene abbassavano il volume ma di poco. Trascorrevano le ore a bere, col sole a picco sulla testa iniziavano a sgolarsi birre, birrette, birrini, bottiglie di vino bianco di annata, coctails in sequenza.<br /><br />Alle diciannove,ossia all’ora di chiusura, li trovavamo sempre riversi sulle sdraio, semi svenuti, qualcuno in terra, svegliarli ogni volta era una fatica immane. Sull’erba bicchieri rotti, tovaglioli, mozziconi di sigarette, il lerciume assoluto.]]></content>
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		<issued>2008-02-10T00:00:00Z</issued>
		<modified>2008-02-10T00:00:00Z</modified>
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		<title>Mao e le sorelle venete</title>
		<link rel="alternate" type="text/html" href="http://www.onedrop.it/Ale/index.php?entry=entry080207-220631" />
		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[L’estate del 2004 si rivelò temibile in particolare per la costante presenza di <b>due sorelle</b> venete, talvolta accompagnate dalla loro mamma: si trattava di un terzetto di <b>arcisnob</b>, tutte e tre costantemente agghindate di collier e orecchini diamantati e conciate sempre con vestitini argentati o dorati. Le due fanciulle erano bionde, dalla lunga chioma color platino, una magra secca secca e asfittica con atteggiamento da diva, l’altra fisicamente più abbondante, lo sguardo sempre torvo.<br /><br />La madre era lievemente più discreta, col capello corto e gli occhiali da vista, si accontentava di una seggiola all’ombra per poter leggere un libro e godersi l’aria e il panorama. Le due figlie erano invece all’esatto opposto:  tutte le mattine impiegavano minimo <b>quaranta minuti</b> per decidere dove mettersi e alla fine sempre optavano per un posto in piscina. Il più delle volte era Mao che si accollava il compito di sopportarle, quelle quando lo vedevano arrivare loro incontro sgranavano gli occhi e iniziavano a sbavare. Lui raccoglieva tutta la sua pazienza e iniziava a mostrar loro, una per una, tutte le postazioni libere. Quelle liete di farsi condurre, con lui sempre iper gentili ed educate.<br /><br />Erano due <b>zitelle</b>, se la tiravano enormemente ma a guardarle bene eran brutte e antipatiche. La loro voce ricordava il suono di una porta cigolante e i loro toni erano sempre alti, fastidiosi e incuranti. I discorsi di basso gossip che sempre tiravano fuori eran quanto di più inutile e insulso. Le conversazioni che facevan al cellulare sempre udite da tutte le persone intorno. Mao in quel periodo stava mettendo su un’<b>agenzia matrimoniale</b>, riconobbe subito le due possibili potenziali clienti, fiutò l’affare a lungo termine: iniziò a intortarsele, giorno per giorno, calmo e rassicurante, quelle completamente rapite e a lui <b>devote</b>. Pare che quando inaugurò l’agenzia in autunno, loro due siano state le prime ad iscriversi, pare che lui si sia fatto ripagare del tempo elargito, scucendo loro parecchie e parecchie centinaia di euri.]]></content>
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		<issued>2008-02-07T00:00:00Z</issued>
		<modified>2008-02-07T00:00:00Z</modified>
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		<title>La vamp romagnola</title>
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		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[Una bella mattina scese dall’albergo una quarantenne molto vamp, mora, prosperosa, sorridente. Era tutta avvolta in scialli e sete e fiocchi, le trasparenze si sprecavano, i capelli mossi, due dita di trucco in volto. La <b>scollatura</b> molto più che generosa. Sul lettino sfoggiava un costumino mini,dal quale le forme trabordavano, tutto <b>pizzi e merletti</b> che praticamente non lasciavano nulla all’immaginazione. Dall’accento doveva essere romagnola, in vacanza per un mese a spese del marito, un industriale assente forse per motivi di lavoro. La signora non si negò nulla, per dare un’idea spese all’incirca <b>ottomila euro</b> solo <b>di beauty farm</b>, tra massaggi, trattamenti e impacchi vari.<br /><br />Al suo seguito il suo figliolo, un ragazzino di dieci anni che per la sua età era già terribilmente sovrappeso. Teneva sempre indosso la maglia numero dieci di<b> Maradona</b>, trascorreva il suo tempo o all’ombra a leggere o in acqua a fare immersioni con maschera e pinne. Solitario e silenzioso, gli occhi che guardavano lontano, verso ricordi o realtà remote. Qualche volta provai a parlare con lui, era un bambino molto intelligente e acuto, che amava la storia e la letteratura e che sognava già di fare il ricercatore in campo farmaceutico. Aveva un’idea chiara in testa, un progetto, a dispetto della sua giovane età. Doveva aver patito davvero molto un padre inesistente e una madre che deve aver sempre flirtato con bagnini (in estate) e maestri di sci (in inverno).<br /><br />Con noi lei era molto generosa, nel senso che ogni giorno ci mollava minimo cinquanta euro di mancia, non per prestazioni varie o presunte, ma per ottenere il nostro favore: capitava così che quella scendesse ad orari improponibili dalla stanza e noi riuscissimo comunque a trovarle un lettino in prima fila vicino al mare, anche col pienone. Con noi era sempre sorridente, gentile,si esprimeva con fare sensuale, l’occhio languido, gesti studiati, per lei <b>normali</b>. In particolare sembrava esser molto interessata a Mao che prediligeva come suo assistente nella ricerca di una sdraio libera. Ma lui mantenne sempre le distanze,con estrema educazione, le diede sempre del lei, continuando comunque a farsi ammirare e con discrezione.<br /><br /><b>Ste l’Orso</b> al contrario esitò un po’ meno nel farsi desiderare: fiutando la facile occasione iniziò a dedicarsi personalmente alla signora: così entrarono in confidenza, iniziarono a scambiarsi occhiate e battute, finchè un bel giorno non li vedemmo salire le scale mano nella mano, il figlio dietro di loro con lo sguardo incupito. Il giorno dopo chiesi al mio collega di non farsi notare dal bambino, di fare attenzione. Mi rispose che visto che la madre non si poneva nessun problema, lui era iper tranquillo. E non aveva tutti i torti. Si venne poi a sapere che praticamente, lei si trovava in Liguria per vedere l’amante, che già aveva a Genova. Dentro di me divampò un misto di odio e disgusto verso questa società superficiale e infima. La sera, il figlio (e probabilmente perfettamente consapevole) restava in camera a studiare e la mamma rientrava tardi al mattino. L’Orso rappresentava quindi un flirt volante,aggiuntivo e casuale. Di preciso non so cosa combinarono, giusto un paio di volte lo vedemmo arrivare con evidenti segni di <b>rossetto</b> sul collo, ma nulla di più. <b>O forse sono io che sono mostruosamente ingenuo.</b>]]></content>
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		<issued>2008-02-06T00:00:00Z</issued>
		<modified>2008-02-06T00:00:00Z</modified>
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		<title>Mao e il professionismo totale</title>
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		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[Mao è noto per essere il bagnino serio. Insegnante ed esaminatore per la società italiana di salvamento. Istruttore di nuoto, di palestra, di fitness, di spinning e di parecchie altre discipline. Plurimedagliato al valore per via degli innumerevoli salvataggi compiuti durante la sua lunga carriera. Ex universitario ed ex pallanuotista, con una passione sfrenata per il mare e per il mestiere del guardaspiaggia. Due metri, slanciato, agile, sempre concentrato e attento ai particolari, alle situazioni da risolvere con facilità e a quelle da lasciar scorrere in maniera naturale. Mai un errore. Una persona semplice, modesta, gentile e disponibile con tutti, sempre educata, calma, pronta all’ascolto. Esponente massimo del <b>sommo professionismo</b>: un’arte cosmica, un marchio distintivo che traspare, un ideale da seguire, in ogni momento, in ogni luogo, in ogni tempo. Si tratta di una <b>certezza</b>. Cos’è il professionismo: classe, stile, fermezza, eleganza, maestria, controllo, carattere, tenacia. <b>Equilibrio mentale e fisico</b>. Uno stato che conduce l’aspirante professionista ad essere realizzato ma cosciente della costante possibilità del miglioramento innanzi. Si tratta di consapevolezza, di presenza mentale, di lealtà  nei rapporti interpersonali, di <b>lucidità</b>. Di <b>umiltà</b>.<br /><br />Mao è noto per esser un professionista vero. Abituato a sfidare il mare, a mettersi alla prova, a vincere le onde, alla necessità di sentire stimoli. Mal sopportava quello stabilimento retrogrado e vecchio, ove i bagnini sono bloccati in una serie di ritmi insulsi. Terribile per lui era soprattutto la figura del nostro capo servizio, sempre rude, sempre dispotico, sempre grezzo, un essere per nulla professionale, né umanamente, né sul lavoro, che mal gestisce quella spiaggia, ma benissimo il suo portafogli. Tipico di Carletto è mettere l’apparenza dinanzi la concretezza: egli fa si che i suoi dipendenti sacrifichino i compiti propri della figura del bagnino per cose di altro genere, di superficie, di servizio, di ricamo. Così l’osservazione delle persone in mare è secondaria rispetto alla <b>pulizia dei portacenere</b>, tanto per fare un esempio. Mao con pazienza riuscì ad individuare alcune pecche e a risolverne qualcuna, all’ombra di quel personaggio inetto, attaccato solamente al proprio ruolo, al denaro e alla propria posizione. E allo svilimento dei suoi dipendenti, suo unico passatempo.<br /><br />Numerosi gli episodi in cui Mao si distinse: una volta Ste l’Orso ed io eravamo alla balaustra a parlare di Olimpiadi e altre sciocchezze, bruciati per il caldo, tormentati dall’afa: ad un tratto lo scorgemmo che già era in acqua in piscina, teneva in braccio <b>una bambina</b>. Quella stava affogando e noi nemmeno ce ne eravamo accorti. Quando uscì dall’acqua ci incenerì con uno sguardo gelido e con poche parole, pronunciate a bassa voce ma con severità: <b>“Basta un attimo…”</b>.<br /><br />Quella clientela snob,arrogante e falsa, era terribile per lui,che era abituato a normali rapporti di cordialità,umanità e spontaneità.  Eppure sempre si dedicò ai compiti che gli venivano assegnati, anche a quelli più colossali: una volta due vecchietti gobbi e contorti si lamentarono di uno <b>scoglio</b> situato a un metro da una delle scalette a mare,in acqua. Carletto con superficialità e supponenza dispose quella roccia venisse eliminata. In anni e anni di capi-bagnini,di spiagge, di scenette, mai si era sentita una cosa tanto idiota: anche sol pensare di poter levare gli scogli dal mare equivale ad una follia. Eppure Mao, sebbene perplesso, ligio al dovere, provò ugualmente. Armato di un grosso <b>martello</b>, riuscì a spaccare la roccia e ad eliminarne una buona metà, stando una giornata intera sotto il sole. I vecchietti nemmeno lo ringraziarono. Carletto tronfio e immaturo sulla sua panchetta nel compiacersi per aver affidato un compito tanto insulso ad una persona tanto superiore a lui. Mao non riuscì a finire la stagione, logorato diede le dimissioni tre settimane prima della fine del contratto. Un nuovo lavoro e un cambiamento di vita incombevano per lui e giustamente non vedeva l’ora di iniziare. E troppo pesanti e erano state per lui le angherie del principe dei mostri. In anni e anni era quella la prima volta che non terminava un mandato. Per me restò ugualmente un modello che nemmeno lontanamente riuscii ad imitare, nonostante gli sforzi.]]></content>
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		<issued>2008-02-06T00:00:00Z</issued>
		<modified>2008-02-06T00:00:00Z</modified>
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		<title>Cagare fuori dal vaso</title>
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		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[Frequentare uno stabilimento cinque stelle è un marchio d’orgoglio, qualcosa di cui fregiarsi, un punto di arrivo. Non importa se l’acqua è sempre sporca per via dei depuratori non funzionanti e dei porti turistici altamente inquinanti che sorgono ovunque nel golfo, se l’età media è sopra i sessanta e nessuno mai sorride, se l’atmosfera è costantemente morta e ferma. L’importante è darsi l’illusione dell’appartenenza ad un’elite sociale, fondamentale è alimentare una consapevolezza malata, poco importa se si va a star peggio. Poco importa se quei bagni son oggettivamente scomodi per via di una struttura terrazzata e per via di una spiaggia che di fatto nemmeno c’è, visto che ci son solo tre scalette per entrare in mare, poste su una orribile e antiestetica colata di cemento, che deturpa il paesaggio e però fa tanto chic. Poco importa se per un singolo ingresso giornaliero, la persona va a pagare più di cinquanta euro. Primario è adeguarsi, non esser da meno, vedere quella ricchezza luccicante e bieca a un passo e lasciarsi ammaliare da essa, pensare di essere all’altezza. All’altezza di tanta bassezza.<br /><br />Esser li, esser presenti, far finta di sorridere, mostrare comportamenti sicuri e decisi, recitare. Ed ecco allora famigliole normali, con un’attività comune, uno stipendio di poco sopra la media, che centellinano le tessere da dieci ingressi, mezzo biglietto alla volta, per poter avere quanti più accessi possibile. Un anno trascorso a risparmiare sui dettagli per pochi giorni di stenti. Gente che con gli stessi soldi, potrebbe trascorrere una stagione intera in un&#039;altra spiaggia  magari non a cinque stelle ma comunque di livello, magari con una battigia degna di questo nome e un po’ di sabbia e tanto relax. No, si preferisce imprimere negli occhi di bambini innocenti tutti quei comportamenti altezzosi, si preferisce raccontare a ragazzine sognanti di un futuro certo nel mondo della moda, si preferisce ostentare una ridicola solidità a dispetto di un’etica crepata, si preferisce vivere nell’abbaglio.<br /><br />I ricchi amano dare la mancia, sinonimo di signorilità e potere, icona comportamentale volta alla sottolineatura della diversità tra caste, sintomo pesante di un’eredità clientelare radicata nella storia che sempre ci porteremo appresso. I dipendenti disprezzano quel gesto, perlopiù son pagati per fare il loro lavoro. In Francia la mancia è compresa nelle tariffe, là si è dato modo a chi se la guadagna di poter mantenere una propria dignità. In Italia no, c’è un sistema intero che trama giorno per giorno per render sempre più insanabile il divario tra le classi. E ai potenti si continua a concedere non solo potere e impunità, ma anche quella libertà nella negazione continua di quel senso di umanità, che più di ogni altra cosa sta distruggendo questa società. E il vaticano spettatore colluso di tanto schifo.<br /><br />La famigliola media deve pur omologarsi, anche in questo.<br />Dinanzi il bagnino che per fare un piacere porta una sdraio in più, la bambina si atteggia a diva imitando le ricche signore intorno e gli porge un euro, il ragazzo neanche può dire <i>“No grazie”</i> perché arriva a capire che la cosa la ferirebbe. La mamma allora scorge lo sguardo nefasto che grava su di lei e interviene “<i>Ti offriamo un caffè</i>…” ponendo il gesto in una dimensione più amichevole. Si resta ancor più esterrefatti nel rendersi conto di avere davanti una madre che nega alla propria figlia un’infanzia <b>“umana”</b> con piena coscienza, con lucidità. E il padre succube che osserva la scena silente e fintamente distratto. Mi auguro che quelle famigliole possan riuscire a mantenere vivi i sogni inculcati ai propri bambini, perché quando quei castelli di carte si sgretoleranno il crollo sarà tremendo.]]></content>
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		<issued>2008-02-04T00:00:00Z</issued>
		<modified>2008-02-04T00:00:00Z</modified>
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		<title>Politicanti squallidi</title>
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		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[Un pomeriggio della scorsa estate apparvero ai bagni <b>due mezzi politicanti</b> lombardi, entrambi stempiati, dalla pelle bianchissima, con la <b>panzetta</b> e i costumini a mutandina modello terza asilo. Dietro di loro due ragazze bionde, occhi chiari, accento straniero,forse provenienti dall’est Europa a giudicare dai tratti, iper truccate e iper provocanti. Si piazzarono nell’angolo più deserto dello stabilimento e li rimasero tutto il giorno. Ogni tanto i due signori si facevano un giro tra le sdraio, guardandosi intorno con aria fiera e vanagloriosa, quasi a credersi due <b>ganzi</b>. Le due fanciulle restavan sui lettini, a chiacchierare tra loro nel loro idioma ignoto e a smanettare coi cellulari.<br /><br />Nel pomeriggio i due andarono a farsi una nuotata, le ragazze rimasero sole a riva. Fu allora che <b>Ste</b> smise i panni dell’<b>Orso</b> incupito e serio e fece suoi quelli del <b>Falco</b> ardito e infallibile: senza perder tempo, planò in picchiata su una delle due, temibile e fatale:con rapidità e con fare maschio le chiese il numero, quella glielo diede tutta sorridente e vogliosa. Ottenuto il numero lui si dileguò, invisibile e veloce. I due squallidi rientrarono poi a terra, ignari dell’accaduto.<br /><br />Durante la notte Ste e la bionda si scrissero qualche <b>sms</b>, fu allora che il mezzo politicante<b> pagante</b> forse si rese conto dell’accaduto o forse fu lei a raccontarglielo: beh i quattro lasciarono l’albergo in piena notte, in fretta e furia, a Ste giunsero messaggi <b>confusi </b>e <b>poco chiari</b> e dopo qualche ora nemmeno più quelli. Ci si chiede che fine abbiano fatto le due, probabilmente incappate nelle ire di quella classe medio-borghese italiana, tanto <b>ridicola</b> quanto <b>bassa</b>, a dispetto dell’apparenza sempre elegante.]]></content>
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		<issued>2008-02-03T00:00:00Z</issued>
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		<title>La psicologa psicopatica</title>
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		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[La Dottoressa è una psicologa sui cinquanta, milanese, un tipo parecchio sovrappeso, si muove lentamente, con fatica, timorosa di ogni suo passo, la sua massa costantemente in bilico su un paio di gambe fragili e poco stabili. Si tratta di una persona intelligente e di cultura, collabora con un’università, gestisce un reparto in un istituto. Si esprime molto bene, è gentile e si serve di un linguaggio ricercato. Allo stabilimento si presenta sempre da sola, ma quella <b>solitudine</b> deve patirla davvero molto, i suoi occhi son sempre tristi, quando è sul lettino sempre si guarda intorno in cerca di possibili interlocutori: quando ne trova uno,<b>non lo molla più</b>: è terribilmente logorroica, e per di più il suo tono di voce è acuto e squillante. Ascoltarla è davvero un patimento, resistere qualche minuto equivale ad un’impresa. Mi chiedo spesso se lei se ne renda conto.<br /><br />La Dottoressa <b>non sa </b>nuotare ma pretende di fare il bagno ove l’acqua è <b>profonda</b>. Inutile dire che sempre rifiuta l’ausilio di ciambelle o braccioli, nemmeno ammette di averne bisogno, però richiede sempre la presenza di un bagnino a pochi metri da lei, che la guardi e la controlli, pronto all’intervento e totalmente concentrato. Al Beach ci son tre accessi al mare, tutti dotati di scaletta, soltanto da uno si tocca quando si entra, dagli altri due ci si deve tuffare e la profondità è subito di un paio di metri. Inutile dire che lei preferisca questi ultimi, perché li secondo il suo giudizio l’acqua parrebbe esser più pulita, anche quando è palesemente sporca.<br /><br />Siamo gli unici bagnini a cui è proibito fare il bagno: al Beach dobbiamo indossare tutto il giorno una <b>spessissima</b> polo rossa e un paio di pantaloncini bianchi, e sempre dobbiamo mantenere la tenuta cinque stelle, per restare in tono con lo stile elegante dell’albergo, per esser sempre presentabili all’occhio di una clientela critica e per non indispettire i colleghi degli altri reparti.<br />Inoltre l’assistente ai bagnanti, per via delle stesse ordinanze della capitaneria di porto, deve sempre esser riconoscibile, la maglia rossa con su scritto “lifeguard” sarebbe quindi un must allo stesso modo, anche in una spiaggia con più elasticità comportamentale. Una doccia ogni tanto però ce la concediamo, ne va della nostra salute e della stessa resa lavorativa. Anche se quell’infame del nostro capo servizio, in teoria, non ci permette nemmeno quella.<br /><br />Spesso vecchiette lamentose e signore attempate e pretenziose han chiesto di poter sguazzare insieme a noi, ma sempre abbiam dovuto dire di no e talvolta a malincuore, vista l’afa mortale di certe giornate. Quelle sempre si offendono e sempre si rifiutano di capire le ragioni, semplicemente perché viziate e <b>abituate a sentirsi dire sempre di si</b>. La Dottoressa invece, pacatamente si accontenta di avere una figura di riferimento a pochi metri, affinchè possa sentirsi più sicura. Per sdebitarsi della <b>pazienza</b> che mostriamo nei suoi confronti ci promette sempre laute mance e bottiglie di vino d’annata, ma lei sempre porta le buste e i pacchi nell’office di Carletto il principe dei mostri, che quatto quatto si imbosca tutto e poi ci deride pure alle spalle.<br /><br />Un pomeriggio della scorsa estate i flutti eran piatti, <b>una tavola</b>. Secondo l’esimia psicologa però quelle onde erano un po’ troppo pericolose. Onde in realtà non ce n’erano, ma vabbè. Le tremava la voce. Ero io di guardia a mare quella volta. Provò a scendere i gradini della scaletta, mise un piede in acqua e subito lo ritrasse. Si levò la sua <b>cuffia rosa</b>, spaventata. Le consigliai di aspettare prima di entrare se non si sentiva sicura, di calmarsi un attimo e magari di riprovare dopo un’ora o due. Ma lei non ammetteva le sue difficoltà, voleva entrare, voleva vincere la sua paura, non voleva esitare ormai aveva pagato l’ingresso e voleva nuotare un po’. Iniziò ad agitarsi. Dopo pochi minuti, innervosita dagli sguardi divertiti e impietosi dei clienti intorno, riprovò, indugiò qualche attimo tra il secondo e il terzo gradino, poi si cacciò in acqua <b>a peso morto</b>. <b>Splash</b>. La vidi andare a picco giù dritta dritta, il suo lamento che si soffocava mentre andava a fondo: <i>“Aiirrllbrrllrbrrrllrbr…”</i> le <b>bollicine</b> che salivano in superficie. Mi levai la maglia e la recuperai, quella si sedette un venti minuti su una sdraio, respirò con calma, poi tentò ancora. Entrò adagio e riuscì a stare a galla. Dovetti a fare il bagno <b>con</b> lei, rimasi a mollo venti minuti, alla faccia del capo. Le vecchiette che osservavano gelose e acide. La Dottoressa mi promise, per il disturbo, due bottiglie di <b>Pinot nero del 2002</b>. Le aspetto tuttora.]]></content>
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		<issued>2008-02-02T00:00:00Z</issued>
		<modified>2008-02-02T00:00:00Z</modified>
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		<title>George, proprio lui</title>
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		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[George era in albergo già da qualche giorno,ma ancora non era sceso in spiaggia.<br />Cameriere sottopagate e anziane dame annoiate lo incrociavano per i corridoi, prima gli sorridevano strabuzzando gli occhi, dopo di che diventan rosse e in preda ad attacchi di tachicardia improvvisa e palpitazioni iniziavano a balbettare frasi sconnesse gesticolando in maniera convulsa. A quel punto il paziente George ricambiava il sorriso e si prestava per la foto di rito o per l’autografo. Le signore si scioglievano, in lacrime, commosse.<br /><br />Allo stabilimento scese un solo pomeriggio, sul tardi, quando la maggior parte delle persone già era andata via. Ero di guardia in piscina, stavo mettendo in ordine i lettini. Lui mi vide, si guardò intorno curioso. Lo osservai mentre mirava il panorama, non me ne curai. Fece qualche passo,si avvicinò. Fu lui a stringere la mano a me. Ci scambiammo un’occhiata di intesa, senza dire alcunché. Si fece una breve nuotata e poi ritornò tranquillo in camera.]]></content>
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		<title>The Cat e la sfida</title>
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		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[Cri “the Cat” ha militato nel Camogli in serie A1 per alcuni anni: è famoso nell’ambiente acquatico per aver sfidato durante un allenamento, quello che allora era il suo compagno di squadra <b>Aleksandar Sapic</b>, leggenda vivente della pallanuoto. Sapic è tuttora idolatrato nel suo paese natale, è famoso a livello mondiale. Un giocatore che imponeva gli schemi all’allenatore, che decideva da solo le sorti di una partita.<br /><br />Cri, che era portiere di riserva, un giorno lo sfidò: <b>dieci rigori</b>, mille euro contro cento. Sapic li realizzò tutti e dieci e si intascò cento euro. Se Cri ne avesse parato soltanto uno, Sapic avrebbe dovuto dargliene mille. Un video a testimonianza dell’evento. Con quell’atto sconsiderato Cri si assicurò però il rispetto del fuoriclasse.<br /><br />Un episodio che rende l’idea della caratura del personaggio in questione.]]></content>
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		<title>The Cat e la dama fatale</title>
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		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[Quell’estate avevamo avuto ospite in spiaggia, per la stagione intera, una trentenne mora, capelli lisci e lunghi,occhi scuri profondi, era magra e slanciata. Uno sprazzo di gioventù in quell’ospizio odoroso di muffa e polvere. La fanciulla se la tirava incredibilmente, in mezzo all’orda di vecchiette rugose e acide. Di suo non era quel gran che,ma li in mezzo risaltava,sebbene si uniformasse perfettamente, in quel clima snob e altezzoso. Apparteneva alla Genova borghese,la Genova elitaria chiusa e saccente. La <b>puzza sotto il naso</b>,i modi distinti,l’eleganza nei gesti sempre mostrata in maniera lampante e cosciente. <b>Un&#039;avvocatessa abituata a vincere</b>, orgogliosa, dal dialogo schietto e deciso.<br /><br />Cri flirtò con lei dal primo all’ultimo giorno,senza mai esporsi, senza mai concedersi. Lei lo guardava rapita, lui manteneva le distanze, lei però non mollava. Restavano sotto l’ombrellone lunghi minuti e lui faceva passare così il suo tempo. Riuscì a tenerla <b>sulle spine</b> per tre mesi e alla fine del suo contratto,al trenta di agosto lui se ne andò via senza voltarsi e nemmeno passò a salutarla. A fine settembre, al termine dell’abbonamento stagionale, lei prese le sue cose dalla cabina e fuggì via  con passo svelto,l’espressione decisa e seria, l’occhio triste. <br /><br /><b>Tutta quella robustezza caratteriale e sociale, visibilmente crepata.</b>]]></content>
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		<modified>2008-01-31T00:00:00Z</modified>
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		<title>The Cat</title>
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		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[<b>Cri “the Cat” Plaza</b> lavorò con me durante la mia quarta stagione ai bagni. Veniva da un periodo travagliato, lui e la sua ragazza si eran lasciati da poco tempo, dopo una lunga convivenza, avrebbero dovuto sposarsi,la chiesa era già stata scelta, ma il tutto poi era sfumato, lei era fuggita all’improvviso. Lui lasciava trapelare solo a tratti il tumulto che aveva dentro. Ma il vigore e quell’energia repressi sfociavano inevitabilmente nelle sue azioni quotidiane e il risultato spesso era straripante. Gli anni trascorsi in vasca a giocare a pallanuoto lo avevan formato visibilmente,si trattava di un armadio definito e robusto, agile e lesto. Astuto e attento nei rapporti interpersonali,una persona sveglia.  Sul lavoro era <b>sfacciato</b>,ma sempre educato. Modi sciolti, parlantina vispa, riflessi pronti. Abituato com’era ad allenatori e arbitri. Del tutto <b>indolente</b>, e volutamente, rispetto a quel che accadeva intorno a lui.<br /><br />Praticamente, per quattro mesi, <b>ha fatto finta di non conoscere la lingua inglese</b>, che invece conosceva perfettamente: questo per dar fastidio a Carletto il principe dei mostri e forse anche perchè io a giugno gli avevo rivelato che mi piaceva colloquiare con gli stranieri,che mi divertivo nel farlo. <b>Risultato</b>: qualsiasi britannico o tedesco arrivasse, lui lo recapitava con ampi gesti al sottoscritto, anche nei momenti di affluenza incontrollata e delirante, quel folle riusciva a restare immerso nella parte che aveva deciso di interpretare,ma con una lucidità e una presenza mentale tanto sistematica quanto disarmante,tanto era precisa e puntuale e perfetta. Io stesso,ben più di una volta, son rimasto allibito e perplesso dinanzi la sua <b>folle linearità</b>. Ricordo di aver gestito una quantità di clienti tre volte superiore la norma quell’estate, grazie a lui. <br /><br />Carletto il principe dei mostri,dopo qualche settimana lo aveva elegantemente definito <b>“un gatto nero attaccato ai maroni”</b>. Cri sotto il sole si impigriva,immerso com’era in quel ruolo ozioso che si era ritagliato,indossava i panni di quello un po’ svampito, faceva finta di non veder arrivare i clienti, si faceva richiamare, dava risposte taglienti, col sorriso obliquo e l’aria ingenua e impunita. Se ne approfittava. Fuggiva i lavori pesanti, lamentando continui dolori e dolorini. Eppure era potente,una volta aveva addirittura tolto la scala grossa da solo. Nel mese di agosto trovò rifugio e quiete nella terrazza a mare,zona che divenne limitata a lui solo. Lontano dalla <b>gestione della clientela</b>, in una dimensione acquatica a lui decisamente più consona. <br /><br />Non andava d’accordo con Mattia palestrato e nemmeno con Ste l’Orso. I due si erano legati al dito una vicenda. Un pomeriggio,a trenta minuti dall’ora di chiusura, tre ragazze russe avevano iniziato a sbracciarsi dalla zattera al largo, lamentando la presunta presenza di un <b>branco di terribili e letali meduse</b>, o presunte tali. Cri impiegò pochi secondi davvero, nel tirare giù la barca dal soppalco,nel metterla in acqua e nell’andarle a salvare da solo, scavalcando i due che già lo detestavano e tradendo clamorosamente quello stato di indolenza che aveva fatto suo. Peraltro andò anche contro il rude Carletto, che voleva <b>(seriamente)</b> che le lasciassimo sulla boa.<br /><br />Quasi tutte le sere Cri ed io ci fermavamo allo stabilimento ad <b>allenarci</b>. Lavoravamo dodici ore ogni giorno, tutti i giorni, correndo continuamente su e giù per scale e scale, e ancora un’ora, <b>non paghi</b>, restavamo a fare piegamenti,addominali,trazioni alla sbarra,stretching. A nuotare,a fare palleggi. Lui aveva bisogno di tenersi in tono,per esser pronto alla ripresa del campionato. Io avevo la necessità vitale di riprender a far movimento in maniera corretta: Cri è stato forse l’unico allenatore che ha saputo rimotivarmi. Ero diventato il suo alleato, la sua spalla. Per lui ero <b>l’Intellettuale</b>, l’Uomo da battere. Una volta chiese il numero di telefono ad una <b>receptionist austriaca</b> che era in stage in albergo. Mi chiese di fargli da <b>palo</b>, non fosse che si piazzò a parlar con la fanciulla proprio davanti all’ufficio del direttore dell’albergo. Rimasi qualche minuto a chiedermi in che modo potevo fare il palo,ma non trovai soluzione, me ne tornai quindi al lavoro.]]></content>
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		<issued>2008-01-31T00:00:00Z</issued>
		<modified>2008-01-31T00:00:00Z</modified>
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		<title>La cabina di Mattia</title>
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		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[La cabina ove <b>Mattia palestrato</b>, in estate, si cambia ogni mattina e ogni sera è un ambiente decisamente <b>insano</b>.  Lui in essa custodisce materiali di ogni tipo.<br />Barattoli di creatina, di proteine, cestelli di acqua.<br />Schiume, balsami, creme e unguenti per il corpo.<br />Cibi in scatola, frutta di vario di genere, pacchi di barrette ipocaloriche.<br /><i>Men’s health</i> e <i>Quattroruote</i> vari, fregati perlopiù a milanesotti incuranti e sfogliati all’ombra ristoratrice nei ritagli di tempo.<br /><br />Sul pavimento, da maggio a settembre, si accumula in maniera naturale e continua uno strato informe di oggetti e sostanze che fermentano: bucce di banana lasciate a marcire, confezioni vuote di crema solare, scatolette di tonno con l’olio colante sparso ovunque, asciugamani sporchi adibiti ad uso-tappetino, mutande nere ma per via dei reni affaticati e delle fughe al cesso di Mattia, mutande che lui non porta a casa a lavare e però nemmeno butta via.<br />Sulla sua panca uno stereo <b>malfunzionante e ingombrante</b> che non usa mai, con all’interno una sola  compilation di musica dico-dance anni novanta di cui lui si fregia orgoglioso, perché regalo di una sua ex fiamma, la quale sulla copertina del cd gli aveva anche scritto <i>“Matti  tvtttb”</i> circondando il tutto con cuoricini e punti esclamativi.<br /><br />Certe mattine il numero dei <b>teli-mare</b>  rovesciati in terra è spropositato: questo avviene quando nella notte, lui trascina nei corridoi bui qualche ignara fanciulla. L’indomani, le stesse spugne adibite fino a poche ore prima ad uso-giaciglio, lui le ripiega con cura e le da sorridendo ai clienti cinque stelle.<br />L’aria è sempre spessa e viziata. Mosche e vespe abitano quell’ambiente maleodorante. Talune volte alcuni esseri strisciano. Ma Mattia, a sentirlo parlare, non si formalizza, poiché è stato nell’esercito per un anno ed è quindi abituato a condizioni sfavorevoli. Peccato che per mangiare e per cambiarsi, venga sempre nella <b>mia</b> di cabina, che al contrario è sempre linda e disinfettata.]]></content>
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		<title>Momo il mangialucertole</title>
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		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[Conobbi Momo durante le mie prime tre stagioni di stabilimento. Allora era un <b>bambino ottenne</b>,uno dei pochi educati e per bene. Rampollo di una famiglia italo-tedesca, era sempre gentile con tutti e mai diceva parolacce. A noi bagnini teneva spesso compagnia, durante gli assolati e noiosi pomeriggi veniva sotto il nostro ombrellone a chiacchierare, si sentiva uno di noi. <br />Guardava con profonda ammirazione il fratello quindicenne forte e sicuro di se, era il suo modello e nel suo piccolo lo imitava, negli atteggiamenti e nei gesti. Troppo spesso Momo era solo, perché di rado si vedevano altri bambini in quella spiaggia di vecchi. A dispetto della sua apparente normalità, qualche stranezza l’aveva: si mangiava le code delle lucertole. Ne acchiappava una, staccava la coda e se la metteva, penzolante, tra le labbra. Poi veniva da noi come a far vedere che si stava mangiando l’animale intero. <b>E la coda poi la ingoiava però!!</b> Provammo spesso a dirgli che non eran cose da fare, ma i risultati furono scarsi. Però era divertente in effetti.<br /><br />Una volta si presentò in piscina una signora,intorno le gironzolava <b>una moretta </b>trotterellante, ottenne pure lei. Momo e la bimba socializzarono subito. I due iniziarono a lanciarsi in acqua insieme, a fare tuffi, a nuotare, a immergersi. E si guardavano, e si osservavano e si sorridevano. Quella complicità sana, gioiosa e semplice che si sviluppa tra i bambini e che è quanto di più bello e puro e inestimabile. Momo ogni tanto veniva fino alla nostra postazione, ci guardava fiero e noi ricambiavamo l’occhiata di intesa, lui allora, <b>motivato</b>, partiva scattante e si tuffava facendo capriole e la moretta a bordo vasca a osservarlo curiosa e attenta, senza darlo a vedere più di tanto però, lei già un pochino sapeva atteggiarsi. <br />Forse per il caldo, forse per la noia, all’ennesima rincorsa, io e il mio collega di allora <i>Francesco detto “Il maresciallo”</i>  lo bloccammo e iniziammo <b>a prenderlo in giro</b> in maniera molto più che bieca:<br /><br /><i>-“Eh ti piace quella bambina ehhh…”<br />-“Ti abbiamo visto ehhh…”<br />-“Fai i tuffi eh…”<br />-“Sisi ti piace ehhhh dì la verità…”</i><br /><br />L’ottenne ovviamente negò tutto urlando,divenne quindi viola e si mise a piangere. Ferito nell’orgoglio, quel pomeriggio non giocò più con la bambina, nemmeno andò a salutarla a fine giornata. <br /><br />Un’altra volta era <b>Ste l’Orso</b> che stava facendo la lotta con Momo, finchè ad un certo punto, l&#039;esimio collega non sentì un <b>crac</b> sinistro dal polso del bambino, che scappò via gridando invocando la  mamma.  <b>Colto da panico totale Ste andò a nascondersi in cabina</b>. Momo mezz’ora dopo già nuotava tranquillo in mare, non si era rotto nulla e la madre nemmeno si sognava di prender provvedimenti o di elargire rimproveri. Noi preferimmo non dire nulla all’Orso: terrorizzato quello rimase chiuso in cabina, in quei due metri quadrati scarsi, <b>per sei ore</b>, a contorcersi nel dubbio e nei sensi di colpa. Credo che tuttora sia convinto che quella signora ce l’abbia con lui.]]></content>
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		<issued>2008-01-30T00:00:00Z</issued>
		<modified>2008-01-30T00:00:00Z</modified>
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		<title>The snake Boss</title>
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		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[Venne un cliente a segnarci la presenza di <b>un serpente</b> che zig-zagava libero e temibile nella terrazza col prato. Con intelligenza ce ne diede comunicazione pacatamente, evitando grida e gesti sconnessi, per non suscitare allarmismi tra le numerose vecchiette e le mamme accalorate.<br />Il <b>boss Carletto</b> stava oziando nel suo office, pigro e semi-addormentato, seduto immobile da ore sulla sua panchetta, gli occhiali a specchio a coprire lo sguardo spento: nel sentire la notizia si ridestò e si rese subito attivo e pronto, un mutamento istantaneo, indice di una professionalità mai del tutto assopita. Mi trascinò con lui. Individuammo l’animale tra i lettini, lungo poco più di un metro, dal manto verde striato. Veramente bello a vedersi. <br /><br />Carlo mi chiese di tenerlo d’occhio e corse via ad armarsi. Rimasi sul prato ad osservare quel che era molto più che una vipera, li per li pensai alla necessità di dover chiamare qualche ente preposto alle gestione di questi casi. Il serpente forse fiutando il pericolo, strisciò rapido giù per i gradini e arrivò alla terrazza sottostante, mattonellata, con le sdraio e le cabine, impossibile tenerlo fermo a mani nude, il rischio era pure alto, quello era veloce, si muoveva a scatti.<br /><br /><br /><br /><img src="images/Vipera.jpg" width="484" height="363" border="0" alt="" /><br /><br /><br /><br />Ritornò il Boss, paonazzo per la corsa, con il tira-acqua della piscina e con un fagotto: era andato nella cucina del ristorante dello stabilimento a farsi dare un set di <b>coltelli</b> e in quel panno erano avvolti. Nel mentre le vecchiette videro i manici lignei e gli chiesero spiegazione attonite ma lui rispose loro con fare burbero e scontroso, farfugliando frasi incomplete, quelle quindi, offese e indispettite, tornarono ad interessarsi al loro usuale gossip di bassa lega.<br /><br />Il serpente fuggì all’interno di una cabina, lì lo tenni bloccato al muro col tira-acqua. Quello si difendeva, mordeva il legno e restava li attaccato qualche secondo di attacco in attacco. Inquietante e affascinante. Fu allora che il <b>rude</b> Carletto, in tutta la sua mole, si trasformò in una specie di <b>cuoco killer giapponese</b>, grondante per il sudore, impugnò un macete affilato e iniziò a menare fendenti, timoroso, un duello epico con le fauci della fiera, sempre inchiodata al muro dal sottoscritto. Quella con la parte libera del corpo sinuoso schivò le prime stoccate, ma poi dovette soccombere. Al serpente l’onore delle armi. <br /><br />I cuochi alla fine si lamentarono per il coltellaccio scheggiato e fatalmente rovinato. Il capo si prese i (presunti) meriti.  Io dovetti pulire il pavimento della cabina.]]></content>
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		<issued>2008-01-30T00:00:00Z</issued>
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		<title>Mattia e la depilazione</title>
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		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[In quanto palestrato creatinico narcisista, il <b>bagnino Mattia</b> è uso alla depilazione totale del suo corpo gonfiato. La scorsa estate una bella mattina si presentò al lavoro con un sacchettino inusuale: all’interno un set completo di lame,strisce-strap e balsami di tutto rispetto. Con maschio orgoglio destrista mi mostrò anche una <b>crema idratante allo zucchero filato</b> (giuro) acquistata dopo un’accurata ricerca in una delle più prestigiose profumerie di Genova, oltretutto a caro prezzo.<br /><br />Così prima di cambiarsi per entrare in servizio,alla fine dei lavori mattutini, il giovane si chiuse in doccia e procedette all’eliminazione di tutto il pelo presente sulla sua pelle. Terminato il procedimento, venne a mostrarci l’opera, fiero e gasato per il <b>colorito violaceo</b> che aveva ovunque. Mancava ancora una parte però, quella <b>pubica</b>: ad essa si dedicò al termine della giornata, chiese a me e a Ste L’Orso se volevamo assistere ma ci rifiutammo-abbastanza schifati per la proposta.<br /><br />Due giorni dopo Mattia zoppicava gobbo e ansimante, <b>la ricrescita</b> nella zona inguinale e nelle parti intime rendeva ogni suo minimo movimento una tortura infernale. Per una settimana intera, ogni singolo scalino equivalse per lui a vette di dolore puro.<br />Non solo. Le gambe doveva essersele depilate troppo in fretta in quel bagno, o forse sbagliò qualche passo, o forse i prodotti usati non erano così di livello, o forse ancora la sua pessima alimentazione e il caldo diedero il via a reazioni strane:  gli spuntarono <b>bubboni enormi</b> sui polpacci e sui quadricipiti, brigole che curò in fretta e furia con applicazioni ripetute di acqua ossigenata e mercurio cromo.<br /><br />Si mostrò comunque tronfio e fiero del risultato ottenuto, troppo edonista per vedersi orrendo, troppo pieno di sé per ammettere gli errori. Nonostante quelle <b>chiazze rosse e nere</b> sulle gambe che rimasero giorni e giorni, nonostante il respiro affannoso e le fitte e le smorfie.<b> Raccontammo ai clienti che Mattia si era semplicemente preso il vaiolo.</b>]]></content>
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		<issued>2008-01-29T00:00:00Z</issued>
		<modified>2008-01-29T00:00:00Z</modified>
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		<title>Tronisti mancati</title>
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		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[L&#039;ex collega<b> Cri “The Cat” Plaza</b>, ex pallanuotista e portiere di A1 di grande fama, qualche estate fa mi propose di provare a inviare foto e curriculum insieme a lui, per partecipare al format Costanzo-DeFilippiano <b>“Uomini&amp;Donne”</b>. Lui all’epoca era molto amico di una ragazza di Genova che è stata tronista per qualche settimana, a suo dire lei ci avrebbe fatti entrare facilmente. Aveva pensato a questa cosa non per una passione smodata nei confronti del programma, nemmeno per esibizionismo, ma perché a suo giudizio io e lui eravamo due personaggi incredibili, dal carisma praticamente<b> epico</b> e meritavamo quindi la fatal gloria delle cronache televisive.<br /><br />Mi spiegò come funzionava la trafila, già sospettavo di mio i meccanismi intrinseci e non che ci volesse tanto, ma averne avuto conferma è stato piacevole, per quella che è la mia bassa anzi bassissima opinione di quel mondo corrotto: passato il provino, quelli della redazione chiedono all’aspirante se è in grado o meno di interpretare un personaggio suo, in caso negativo son gli autori a fornirne uno. Inutile dire che le storie seguono un canovaccio fisso, sul quale gli <i>“interpreti”</i> improvvisano poco e malamente, per il ludibrio e la goduria del fedele pubblico a casa.<br /><br />Risposi a Cri “The Cat” che si poteva provare a inoltrare i curricula solamente ad una condizione: qualora ci avessero presi, nel bel mezzo della trasmissione io mi sarei alzato in piedi e lui mi avrebbe seguito serio serio, saremmo andati in mezzo al palco e <b>avremmo iniziato a insultare pesantemente  le spettatrici attonite </b>(e gli spettatori), sottolineando con profondo phatos quanto grande sia la necessità del ripopolamento delle piazze, delle spiagge, dei prati, delle vie, quanto grave sia il vuoto di comunicazione tra le persone al giorno d’oggi, quanto sia prioritario l’annullamento del manto ipnotico mediatico, quanto sia doveroso il recupero del gusto della lettura.<br /><br />Lui mi disse che mi aveva fatto quella proposta proprio perché si aspettava da me una risposta di tal peso. Si trattava di accollarsi parte del destino di una nazione. Eroicamente, avremmo fatto la nostra parte contro il medioevo culturale in cui siamo tristemente immersi. <b>E magari nel mentre avremmo anche sfasciato lo studio, colti da raptus Olimpico.</b><br />Ci ricordammo però che le puntate venivan registrate, tagliate, rimontate e ci rendemmo conto che il nostro progetto sarebbe stato inutile e vano.<br />Lasciammo perdere tristemente e impotenti lasciammo che l’Italia continuasse ad andare in rovina.]]></content>
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		<issued>2008-01-28T00:00:00Z</issued>
		<modified>2008-01-28T00:00:00Z</modified>
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		<title>Seppia e Totano</title>
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		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[La <b>Seppia</b> è una signora sui sessantacinque proveniente dal Milanese, un personaggio storico dello stabilimento. La sua carnagione è molto più che bianca, è quasi trasparente, quando il sole è a una data altezza, il riflesso della luce fa quasi in modo che si vedano le sue vene e le sue rare fibre muscolari in contrasto. Il suo fisico è flaccido,molle e cadente, gli occhi vitrei, la chioma biondo platino da <b>vamp sbiadita</b>. Celebre per ripetere ogni volta,al suo arrivo, il numero della sua chiave di cabina è nota anche per esser sempre l’ultima ad andare via dalla spiaggia: ogni giorno accumula minimo minimo venti minuti in ritardo, incurante delle dodici/tredici ore di lavoro continuativo dei bagnini che aspettano solo di rientrare a casina. Non a caso son numerose le volte in cui, al termine della giornata, noi le abbiamo <b>allagato la cabina</b> mentre magari stavamo lavando le terrazze con la manichetta, <i>ovviamente e soprattutto</i> con lei ancora dentro a cambiarsi. Il bello è che poi si è sempre scusata, timida e sfuggente.<br /><br />Si tratta di un personaggio strano, poco comunicativo. Arrendevole a qualsiasi opinione nei capannelli di vecchiette ciatellanti e giudicanti che spesso si formano; la signora veste veramente male, indossa completini succinti <b>anni ottanta</b> dai colori sgargianti dai quali la ciccia traborda e a quelli abbina una bigiotteria-paccottiglia grossa,pesante e veramente inguardabile. Indossa sempre un grande cappello di paglia con annesso un bel <b>fiocco rosa confetto</b>, la signora infatti non può stare al sole e quindi si copre il capino. Pretende due ombrelloni, ignorando il fatto che uno solo, per il suo lettino,è più che sufficiente. Numerose quindi le lamentele dei suoi vicini di sdraio,che si ritrovano sempre coperti da un’ombra non voluta. In compenso per esser uguale agli altri clienti, gira sempre il lettino nel verso del sole, perdendosi in decine e decine di spostamenti, di ora in ora, e faticando pure. E negandosi la vista del mare, oltretutto.<br /><br />Una vera stacanovista, difatti utilizza al massimo l’abbonamento stagionale: si presenta infatti anche nelle giornate di pioggia: ingobbita nel suo impermeabilino, trascina la sua sdraio nel corridoio delle cabine che è coperto, e resta li, ore e ore, sola, a legger riviste gossip di basso livello e a mangiare cracker e cracker e ancora cracker, avvolgendosi nell’asciugamano, col freddo e l’umidità densa intorno.<br /><br />Il maritino, il <b>signor Totano</b>, lo si vede una volta ogni due/tre settimane di ritorno dai suoi traffici in giro per il nord Italia, è un personaggino bassino, sui settanta, sfigatino, sempre in polo, molto teatrale, cortese ed educato, uno di quelli che simpatizza con tutti e che a tutti sta sui coglioni. Notevole il suo <b>parrucchino</b> di tinta castana, col quale fa anche il bagno,qualcosa di mostruosamente evidente. Con la moglie è una macchietta, la chiama<i> “amorino”</i>, <i>”tesorino”</i>, le bacia la mano, la riempie di attenzioni, lei arrossisce e si perde in risatine contratte. Il fatto è questo:  pensare a loro due a letto-e a tutto quel viscidume e biancore di seppie e totani-mi fa venire veramente <b>da vomitare</b>.]]></content>
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		<issued>2008-01-28T00:00:00Z</issued>
		<modified>2008-01-28T00:00:00Z</modified>
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		<title>La bandana</title>
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		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[Un assolato pomeriggio una mamma quarantenne, <b>griffata</b> dalla testa ai piedi, stava raccogliendo le ultime cose per andare via, con fare sbrigativo e stressato, forse irritata per aver dovuto interrompere la giornata balneare prima del tramonto. Ed era un peccato in effetti, il sole batteva ancora forte, il mare era calmo e stranamente pulito. Era la classica <i>mamma-manager</i>,fredda, capelli corti, toni decisi, nessuna perdita di tempo, ottimizzazione totale di energie e risorse. Poche parole. <br />Fece rivestire il suo bambino <b>settenne</b>, tutti capini firmati anche per lui, lui era tutto<b> mogio</b>, silenzioso, gli occhi bassi, percepiva forse l’aura negativa della madre e ne era succube. <br /><br />La magliettina,i pantaloncini,le nike e <b>la bandana</b>.<br />Nel vedere il bambino che indossava quel copricapo,(ingenuamente) passarono per la mia mente le immagini di  Marco Pantani, le sue gesta sportive, le sue scalate epiche ,la sua forza e la sua tenacia, i tratti di una <b>leggenda</b>. Rivolsi al piccoletto una battuta, con simpatia, mi dispiaceva vederlo così triste : <i>“Wow che bella bandana,come Pantani eh…”</i> , gli sorrisi, lui ricambiò, anche se magari nemmeno conosceva il personaggio.<br /><br />La madre si voltò di scatto come colta da scarica elettrica e mi fulminò con quel suo sguardo torvo e altezzoso,quasi schifato, quasi scioccato,con quel suo tono acido e astioso mi gambizzò così,in scioltezza:  <i>“Come Berlusconi se mai…”</i>. Fece seguire smorfia obliqua.<br /><br />Ci rimasi male, per la risposta, per il modo, per il fatto che un politico tanto viscido potesse essere agli occhi di una madre,un modello per un figlio ancora innocente; ci rimasi male per aver avuto l’ennesima conferma che quello schifo di gente non esita un solo secondo nel sottolineare la propria natura classista ed egoista, per il fatto che quello schifo di gente è <b>inumana</b>. Ci rimasi male perché dopo l&#039;uscita vocale della mamma, quel bambino abbassò di nuovo lo sguardo e spense quel lieve sorriso che per errore era riuscito a mostrare.<br /><br /><b>Non ebbi nemmeno la forza di replicare.</b>]]></content>
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		<issued>2008-01-27T00:00:00Z</issued>
		<modified>2008-01-27T00:00:00Z</modified>
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		<title>Ciuffo brizzolato e la bionda</title>
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		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[Una mattina fece l&#039;ingresso ai bagni un  <i>mezzo politicante </i>sfigato sulla cinquantina, <b>ciuffo brizzolato</b>,un tipo non troppo in forma, sconosciuto, occhiali stilosi, camicia maniche lunghe blu che fa molto tipo fascinoso e sexy,  costume griffato,scarpe da barca.<br /><br />Si presentò con una <b>sventola</b> bionda da rivista <b>hard</b>, avrà avuto la quarta, aveva pure gli occhi verdi e giuro che riuscii a notarli. Un figurino assurdo, costumino mini, tacchi a spillo, pareo. Lui si muoveva col tipico fare del “ganzo”, deciso e vanitoso, lei tutta sinuosa,provocante e lenta nei gesti e nei movimenti. <br /><br />Stettero <b>due ore</b> sui lettini,uno vicino all’altra, a farsi i grattini, le coccole, le carezze,a scambiarsi effusioni soft, lei a dominar la situazione col suo sguardo da gatta, lui totalmente elettrizzato e vittima stra-felice, nonchè spettatore-attore in estasi. Ad un certo punto, probabilmente, lui approdò al <i>punto di saturazione</i>, <b>la trascinò via</b>, tenendola per mano, di corsa,correndo e ansimando su per le scale, paonazzo in viso, si rinchiusero in camera in albergo a dar sfogo totale ad appetiti ed istinti irrefrenabili.<br /><br />Il week end <b>successivo</b> lo stesso personaggio si ripresentò allo stabilimento, non più con la bionda da paura, ma con moglie (mora e altera) e figlia (mora pure lei). Con fare assolutamente naturale e spontaneo. Lui sempre col ciuffo brizzolato bene in vista. La sua consorte con l’espressione snob,altezzosa e severa, tipica di chi si fregia del proprio rango orgogliosa. La chioma raccolta con la molletta, il costume a copertura totale nero e spesso. La figlia adolescente incupita,triste e silenziosa.<br /><br />Fummo obbligati ad optare per la discrezione. Ma la voglia di sputtanarlo e smerdarlo era davvero tanta.]]></content>
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		<issued>2008-01-27T00:00:00Z</issued>
		<modified>2008-01-27T00:00:00Z</modified>
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		<title>A big sweet heart</title>
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		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[Un pomeriggio agostano, con grande maestria,riuscii a trovare due posti liberi in piscina ad una gentile <b>vecchiettina inglese</b>,che tanto mi aveva pregato affinchè io glieli scovassi in quella selva di gente  tronfia,incurante e urlante.<br /><br />L’anziana dama,tutta tremante,contenta e commossa,mi ringraziò poi sentitamente,guardandomi negli occhi, mostrandomi un sorriso davvero sincero e tenendomi la mano, dicendomi che io avevo davvero <i>un big sweet heart</i>,dicendomi poi ancora di giocare alla <b>lottery</b>, e di ricordarmi, perché la <b>vincita</b> sarebbe stata certa.<br /><br />Mi rassicurò poi a riguardo, seria e profonda, raccontandomi di come lei da giovane,avesse fatto (o preso,non mi ricordo bene il verbo) i <i>master degrees in religion</i>…<br /><br />Per non saper né leggere né scrivere io un biglietto della lotteria nazionale (primo premio cinquecentomila euro) lo comprai. Purtroppo non vinsi nulla.]]></content>
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		<modified>2008-01-27T00:00:00Z</modified>
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		<title>Macumbe,gabbiani e caffè</title>
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		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[Degni di citazione sono una coppia di signori del centro Italia. Una coppia di <b>rompicoglioni</b> senza eguali. Entrambi sui sessantacinque,magri,secchi e abbronzantissimi, quasi inariditi nel corpo e nell’animo; acculturati e alla mano,si distinguono dallo status snob medio (alto) per l’apparenza sportiva che mostrano,quella tipica della <i>“gita al mare”</i>,che in una spiaggia normale dovrebbe rappresentar la norma, ma che invece in un <b>finto</b> cinque stelle è cosa assai rara.<br /><br />Non fosse che eccellono nell’arte del dover ridire su tutto,criticano qualsiasi cosa,costituiscono l’ala oltranzista della clientela,e fomentano di giorno in giorno sommosse volte all’ottenimento dello spostamento di quel lettino,o all’allontanamento di quel dato socio.<br /><br />Lui difende di volta in volta la moglie,è paziente,comprensivo,estremamente intelligente,ma con una grande amarezza dentro. Lei è un po&#039; teatrale,dedita all’esoterismo e non solo. Tutti i pomeriggi,sul lettino,trascorre una mezzora buona a snocciolare un rosario, a voce bassa, senza nascondersi, una nenia che viene portata via dal vento e trasportata intorno; quando si addormenta sotto l’ombrellone,si avvolge nell’asciugamano,assumendo una configurazione degna di una <b>mummia</b> egizia del secondo secolo avanti Cristo.<br /><br />Questa coppia ha perso un figlio ventenne una decina di anni fa,i due han saputo sicuramente rialzarsi,e portare il dolore con una dignità estrema. Lei deve aver elaborato questa tragedia in maniera molto personale. Cosa ovviamente più che comprensibile,dal punto di vista umano,questa non è una critica. Il lutto è un processo più che intimo,del resto. Lei (forse) crede che il proprio figlio si sia reincarnato in un gabbiano,una di quelle bestie aggressive e urlanti  che hanno il nido negli scogli alla destra dello stabilimento. Così tutti le sere,la signora lascia ammassi di briciole in giro,e noi tutte le mattine ci ritroviamo scagazzate di gabbiano ovunque. E dobbiamo pulire.<br />Ritengo tuttavia l’interpretazione assai poetica e romantica,è bello che una mamma ferita pensi che il proprio figlio possa esser ora libero di volare leggero e libero. Un barlume di umanità,in un contesto tanto finto e materiale.<br /><br />Tutti gli anni a fine stagione,il marito ci regala un pacchetto di caffè a testa,prodotto della sua azienda,e ci lascia una mancia di cinquanta euro,che noi bagnini in teoria dovremmo dividerci. In pratica a noi arrivano solo i pacchetti di caffè,i soldi se li intasca di volta in volta quel ladro infame del boss Carletto, detto non per niente “il Principe dei mostri”.]]></content>
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		<issued>2008-01-27T00:00:00Z</issued>
		<modified>2008-01-27T00:00:00Z</modified>
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